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Enzo Palumbo: Anche il Rosatellum incostituzionale. Ricorrerò alla Consulta

Rosaria Brancato

Enzo Palumbo: Anche il Rosatellum incostituzionale. Ricorrerò alla Consulta

mercoledì 18 Ottobre 2017 - 04:33
Enzo Palumbo: Anche il Rosatellum incostituzionale. Ricorrerò alla Consulta

Dopo la battaglia, vinta, contro l'Italicum, il senatore messinese si appresta, il 17 novembre, a contestare i profili di incostituzionalità del Rosatellum: ecco perchè.

Dietro la sentenza di gennaio 2017 della Corte Costituzionale sull’Italicum c’è il suo nome. Il Tribunale di Messina è stato infatti il primo in Italia ad accogliere, nel 2016, tra i 17 ricorsi presentati per l’incostituzionalità dell’Italicum quello a firma di Enzo Palumbo, già Senatore e membro del CSM, insieme agli avvocati Tommaso Magaudda, Francesca Ugdulena e Giuseppe Magaudda. Il Referendum del 4 dicembre ha travolto l’Italicum alcune settimane prima che la Corte Costituzionale ne sancisse l’incostituzionalità a gennaio 2017. Renzi e il Pd hanno quindi virato sul Rosatellum 1, defunto sotto i colpi dei franchi tiratori, e sul Rosatellum 2, resuscitato grazie ad una palese forzatura: il voto di fiducia.

Adesso Enzo Palumbo è pronto alla nuova battaglia, contro quella che definisce in un articolo pubblicato su “Non mollare” come la “Quarta truffa”. Il campo di battaglia contro il Rosatellum, che lo vedrà insieme al professor Celotto dell’Università Roma 3, sarà l’udienza del Tribunale di Messina del 17 novembre, fissata per affrontare alcuni elementi ancora “in vita” dell’Italicum e che si ripresentano nella nuova legge elettorale. Le eccezioni sollevate per l’Italicum sono rimaste invariate nel Rosatellum: soglia del 3%, disparità di trattamento tra candidati (blindati e non), eccessività di soglie di accesso al Senato, illegittimità dell’iter legislativo scelto (il voto di fiducia).

Sono pronto- commenta un Enzo Palumbo guerriero ed agguerrito- La domanda di merito è sempre la stessa: si esprime un voto in termini costituzionalmente legittimi? Aspetto di capire cosa succederà al Senato, se cioè entro il 17 novembre il Rosatellum 2 sarà legge a tutti gli effetti. Ma gli elementi per sollevare la questione di incostituzionalità ci sono tutti, a partire dal voto di fiducia e dal dibattito strozzato in Commissione. Lei lo sa che c’è un solo precedente in oltre 60 anni per il voto di fiducia sulla legge elettorale? E’ del 1953, guarda caso per quella che venne chiamata legge-truffa”.

In un altro articolo pubblicato nei giorni scorsi sempre sul periodico “Non mollare”, Enzo Palumbo ricorda quanto appunto accadde nell’unico precedente, ovvero il 14 gennaio del 1953 quando il governo De Gasperi fece la stessa forzatura istituzionale per quella che passò alla storia come legge-truffa (e che a conti fatti era persino migliore di Italicum e Rosatellum messi insieme). La legge attribuiva il 65% di deputati alla coalizione che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti validi, mantenendo il sistema proporzionale per il Senato (più che un premio di maggioranza quindi mirava a rafforzare la maggioranza assoluta). Non andò come speravano i promotori della legge ma questa è un’altra storia. Tornando a quell’unico voto di fiducia su una legge elettorale, il 18 gennaio del 1953, ricorda Palumbo, la Camera disse sì dopo ben 57 sedute e 340 ore di discussione (nonché l’uscita dall'Aula delle opposizioni e le dimissioni di una parte dell'Ufficio di Presidenza). Al Senato furono necessarie 42 seduteed il Presidente Giuseppe Paratore (liberale) affermò rivolgendosi a De Gasperi: «quindi questo non rappresenta un precedente»,- spiega oggi il senatore Palumbo- mettendo agli atti parlamentari che l'unico precedente in materia rimaneva quello del 1923, quando Mussolini aveva posto la fiducia sulla Legge Acerbo, che segnò l'inizio del piano inclinato verso il regime fascista. Il Presidente del Senato si dimise e la fiducia venne approvata dopo 72 ore di discussione, assenti le opposizioni con un blitz consumato nel pomeriggio della Domenica delle Palme del 29 marzo, senza neppure un vero e proprio voto di fiducia, con modalità che provocarono l'abbandono dell'Aula da parte del Segretario Generale e dei funzionari parlamentari, mentre il verbale di quella seduta, ultima della legislatura, non fu nemmeno approvato, perché pochi giorni dopo le Camere vennero entrambe sciolte”.

Il 28 aprile 2015, quindi 62 anni dopo, Renzi ha posto il voto di fiducia alla Camera per l’Italicum. Due anni dopo, il 10 ottobre 2017, nonostante l’esito del Referendum del 4 dicembre, la sentenza della Corte Costituzionale ecco il nuovo voto di fiducia sul Rosatellum. Voltandoci indietro ci sono due soli precedenti: nel ’23, con Mussolini e nel ’53 con la legge-truffa….. Né per il Mattarellum né per il Porcellum è stata posta la fiducia.

Se pensiamo alla lunghissima e drammatica discussione del 1953, nel Parlamento di allora- commenta Palumbo– e la confrontiamo con la frettolosa discussione dei giorni scorsi, verrebbe da dire, di questo Parlamento, "quantum mutatus ab illo".

Da liberale nel Dna e da giurista è profondamente indignato e di vulnus in questa riedizione dell’Italicum riveduta e corretta ne individua diversi e tutti uniti da un unico comune denominatore: la bugia sul voto diretto, libero e uguale e quindi la violazione di una norma costituzionale.

Nel Rosatellum non c’è voto diretto, semmai indiretto. Pensiamo al collegamento tra Collegi uninominali, con preferenza e collegi plurinominali con i listini bloccati. Chi vota per un candidato che ha scelto al Collegio uninominale vota indirettamente i nominati scelti dai partiti al proporzionale. Ed è obbligato a farlo, perché c’è il divieto di voto disgiunto. Il voto è quindi diretto solo per una piccola quota del Parlamento, in particolare per i 231 candidati nei collegi uninominali della Camera e per i 102 candidati nei collegi uninominali del Senato, cioè solo per circa un terzo dei parlamentari (ndr. il rapporto è 36% con le preferenze e 64% nominati). Per il resto, invece, il voto è tutt'altro che "diretto, eguale e libero", perchè anche se l'elettore si limita a votare il candidato uninominale preferito, sarà inevitabilmente costretto a scegliere, con l'unico voto che gli è concesso, anche la relativa lista (o coalizione) plurinominale, e quindi dando indirettamente il voto anche a candidati che potrebbero non piacergli, oltretutto eleggibili secondo un ordine prestabilito e senza la possibilità di esprimere alcuna preferenza. Il prossimo Parlamento sarà quindi composto, per circa due terzi, da deputati e senatori nominati dai vertici dei partiti, e non avranno alcun collegamento cogli elettori

Ma c’è di più. Il Rosatellum prevede che se una lista in coalizione non raggiunge la soglia del 3% ma si ferma all’1%, non conseguirà alcun seggio ma i voti saranno trasferiti alla coalizione…… “ma più voto indiretto di questo cosa c’è?”

Agli elettori quindi non resta che una doppia scelta: o il Rosatellum o l’astensionismo. I partiti perdono il pelo (neanche tanto) ma non il vizio, così varano una legge elettorale a forte rischio d’incostituzionalità sul finire della legislatura. La conseguenza è che si voterà con questo sistema, i nominati saranno al sicuro sulle loro poltrone e la Consulta interverrà, soltanto dopo. Nel frattempo il club dei nominati si è auto-conservato per i successivi 5 anni.

Palumbo ironicamente fa notare come i nostri legislatori usino il latino per dare un nome alle leggi elettorali: “Italicum, Rosatellum, Porcellum”, trasformando gli elettori in un Renzo Tramaglino del 2000 alle prese col “latinorum” di don Abbondio……

E amaramente conclude: “oggi gli elettori, si rifugiano nell’astensione, chiedendosi, con un altro e più appropriato "latinorum": "Quousque tandem, abutemini patientia

Eh, già…

Rosaria Brancato

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2 commenti

  1. MessineseAttenta 18 Ottobre 2017 06:58

    “illegittimità dell’iter legislativo scelto (il voto di fiducia)”.
    Stupidaggine grande quanto l’Everest!! Dove è scritto che le leggi elettorali non possono essere soggette a voto di fiducia? Il voto di fiducia non è previsto nella Costituzione, ma è previsto dai regolamenti di Camera e Senato. Alla Camera, ai sensi dell’art. 116, è proibito chiedere il voto di fiducia per i seguenti casi: Regolamenti interni della camera, Questioni procedimentali
    su votazioni per alzata di mano e scrutinio segreto dove espressamente richiesto dal regolamento, Votazioni nei confronti di persone su questioni incidentali formali, Sull’affidamento di disegni di legge in commissione.
    SEGUE.

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  2. MessineseAttenta 18 Ottobre 2017 07:02

    CONTINUA.
    Al Senato, ai sensi dell’art. 161 sui seguenti casi: Gli articoli su cui è posta la fiducia godono della priorità di votazione; L’approvazione della fiducia comporta automaticamente la reiezione di tutti gli stralci ed emendamenti collegati all’articolo, La questione di fiducia è comporta la discussione in merito all’argomento su cui è stata posta, Il contingentamento dei tempi è affidato alla regolamentazione ordinaria del Senato.
    Non si può parlare di incostituzionalità se una norma non è prevista dalla Costituzione.
    Palumbo ha toppato.
    Ed alla grande.

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