Al Teatro dei Naviganti di Messina una interessante pièce sulla complessità dei percorsi esistenziali
MESSINA – In scena “Come volevi essere”. Al Teatro dei naviganti messinese, per l’odierna stagione della Sezione “Doppia replica”,dopo la prima del 24 gennaio e la “mise en scène” del 25, il 31 gennaio, in serale, per accogliere le ulteriori prenotazioni in eccedenza, si è tenuta la “performance” con cui Antonio Previti ha inteso festeggiare il suo primo decennio di teatrante, con un proprio testo monologante, che si è avvalso, altresi,’ della sua interpretazione e direzione.
Una rappresentazione ove, a sorpresa,si è svelato come nell’immaginario dell’artista, la carriera performativa teatrale fosse in realtà ben lontana dalle sue aspirazioni, essendo invece lo stesso concretamente interessato a quella in ambito militare,anche per seguire le consolidate esperienze familiari.
E , nel corso della “pièce”, è apparso chiaro, allora, come sovente i percorsi esistenziali debbano compiere giri larghi e assai inconsueti, prima di addivenire alla concretizzazione più giusta per ciascuno di noi quella che ci rappresenta.
La brillante “mise en scène”, visibilmente di genere autobiografico, lascia trasparire il sogno di Antonio, che ha avuto cittadinanza nel suo periodo esistenziale ricompreso fra i 18 e i 25 anni, ma ambisce anche a divenire espressione non individuale, una sorta di apertura generalizzata che ha il focus sull’universo delle aspettative,attraverso i passaggi che caratterizzano quella delicata fase dalla quale si delineerà l’età adulta.
Il testo, ben congegnato, è stato consegnato agli astanti con la genuina partecipazione emotiva del caso ed è riuscito a generare emozioni,chiamando gli spettatori in causa ripetutamente a mezzo diversificati registri, che passando dal riso e l’ironia, hanno anche provocato una certa malinconia per le inevitabili cadute e i tentativi frustrati in rappresentazione.
Indossare la divisa della Marina Militare Italiana, apprendiamo, è stata davvero l’aspirazione prioritaria di Previti, che con adeguata “verve” ci ha accompagnato lungo la narrazione di tale suo percorso, incompiuto sì, ma dal quale ha preso poi le mosse una differente scelta di vita, che a giudicare dai successi già raggiunti può dirsi sicuramente premiale.
Quel sogno di indossare la divisa è stato reso ancora più tangibile con materiale riferito, che è emerso da un passato attraverso segni e oggetti per illuminare il percorso pregresso. Frammenti di memoria si sono fatti espressione di un universo agognato quale scelta prioritaria, e poi, poco a poco, sfumato, con connesso sentimento di perdita, fino a produrre quella trasformazione che ha predisposto l’artista alla vita concreta odierna, suo vero e autentico approdo.
Un abbigliamento poliedrico, attraverso ripetuti cambi, parimenti ha dato ausilio per tracciare lo scorrere del tempo con i relativi cambiamenti prodotti. La scenografia è stata funzionale,con un baule dal quale attingere e un appendiabiti,ove riporre i costumi dismessi,oltreché un cubo quale punto di appoggio del nostro interprete. Il sogno militare ha dunque mostrato evidenti crepe, ma non sarà una sconfitta,un fallimento. piuttosto invece il punto di partenza per un nuovo e non costruito anelito, che questa volta si concretizzerà.
Il pubblico, che anche in questa serata ha affollato i Magazzini del Sale, ha tributato sentito plauso, partecipando con trasporto alle vicende biografiche trasposte con sincera passione,da vero “one man show”.
Una produzione Movimento Teatrale Kyme’,che ,come preannunciato,avrà ulteriore replica fra una decina di giorni,atteso il meritato successo riscosso dall’istrionico artista.
