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Tekno2, udienza a maggio sugli incentivi progettuali al Cas per 52 dipendenti

Alessandra Serio

Tekno2, udienza a maggio sugli incentivi progettuali al Cas per 52 dipendenti

mercoledì 07 Marzo 2018 - 00:00
Tekno2, udienza a maggio sugli incentivi progettuali al Cas per 52 dipendenti

Fissato il vaglio preliminare per 52 dei 56 indagati iniziali finiti nel mirino della Dia. Sei erano stati sospesi nell'aprile 2017, mentre ad altri 6 era stato sequestrato quasi un milione di euro di beni.

E' stata fissata al 9 maggio prossimo l'udienza preliminare che vaglierà le ipotesi d'accusa ai quasi 60 dipendenti del Cas finiti nel mirino della Procura per gli incentivi progettuali incassati a fronte di progetti, secondo i magistrati, inesistenti o inconsistenti.

Nel frattempo, rispetto al quadro iniziale di indagati c'è una novità. La Procura, a conclusionde degli accertamenti, ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per 52 su 56 degli indagati iniziali.

Gli accertamenti della Direzione Investigativa Antimafia sfociarono, nell'aprile 2017, nella sospensione delle funzioni per sei dipendenti e il sequestro ad altri sei ex dirigenti, non sospesi perché nel frattempo erano andati in pensione o erano tornati nelle loro amministrazioni d'origine.

La sospensione dall’esercizio pubblico, per la durata di 6 mesi, era scattata per il sindaco di Montagnareale Anna Sidoti, per Antonio Lanteri, per Stefano Magnisi, per Angelo Puccia, per Gaspare Sceusa e per Alfonso Schipisi. Maxisequestro di beni, invece – quasi un milione di euro complessivamente – per il palermitano Carmelo Cigno, per il dirigente Letterio Frisone, per Carmelo Indaimo, per Antonino Francesco Spitaleri, per Antonino Liddino e per il siracusano Corrado Magro.

ià nel 2014 gli investigatori avevano passato al vaglio numerosi bandi e gare di appalto risultate “anomale”. In particolare, secondo le accuse, i vari funzionari e dipendenti del CAS travolti dai provvedimenti di oggi si sarebbero intascati ingenti somme di denaro pubblico sfruttando il sistema degli incentivi. Gli investigatori, attraverso intercettazioni ambientali, sono riusciti a dimostrare che gli indagati usavano intascarsi soldi pubblici per la presentazione di progetti che, di fatto, esistevano solo sulla carta. Questi incentivi venivano quindi presi e poi divisi a tavolino tra un cerchio ristretto di dirigenti e dipendenti. Talvolta i progetti neanche esistevano, talvolta invece esistevano ma non venivano neanche portati a termine.

“Un sistema collaudato”, quello messo in atto da alcuni dirigenti che potevano sfruttare anche il loro ruolo di RUP (Responsabile Unico del Provvedimento). “Secondo la normativa vigente – aveva spiegato il capo della DIA Renato Panvino – il Cas dispone di grosse somme di denaro da destinare all’elaborazione e all’esecuzione di lavori per la rete autostradale siciliana. Questi incentivi servono per il pagamento di alcune figure professionali specifiche nonché per alcuni dipendenti che mettono in campo competenze inerenti ai progetti. In pratica, gli indagati di oggi utilizzavano il sistema degli incentivi per sottrarre i soldi e poi dividerli tra loro o tra una cerchia ristrettissima”.

A lavoro sul caso Sostituto procuratore Stefania La Rosa, che insieme agli investigatori ha passato a setaccio quasi 70 appalti riguardanti il biennio 2012-2013. In questi due anni, gli accusati avrebbero sottratto circa 1milione e 300mila euro dalle casse del CAS.

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