Sotto chiavevanche beni e somme dei familiari, di Elio Sauta, di Melino Capone e del commercialista Stefano Galletti. Si tratta del terzo sequestro per equialente disposto dal Gip De Marco nei confronti degli indagati per la gestione dei corsi Aram, Ancol e Lumen.
Cinque milioni di euro. Ammonta a tanto il nuovo sequestro disposto dalla magistratura di Messina nei confronti dei protagonisti dell’inchiesta Corsi d’oro sulla formazione professionale messinese. Si tratta del terzo provvedimento di sequestro per Francantonio Genovese, a carico del quale sono stati bloccati beni e somme per 650 mila euro. Circa 108 mila euro il totale di beni sequestrati alla moglie Chiara Schiró, 75 mila al cognato Franco Rinaldi, deputato all’Ars, mentre quasi 670 mila euro sono stati bloccati a Elio Sauta, ex consigliere comunale Pd e gestore dell’Aram. Finiscono sotto chiave anche beni e conti correnti del commercialista Stefano Galletti, 268 mila euro in totale.
Il nuovo provvedimento, siglato dal Gip Giovanni De Marco, riguarda anche gli altri indagati della seconda trance di inchiesta, compresi quindi i fratelli Capone ( 49 mila euro a carico di Melino, 47 mila euro a carico di Natale) legati all’Ancol, l’ente di riferimento dell’ex sindaco di centro destra Giuseppe Buzzanca. Tra i beni sotto chiave, appartamenti in via della Zecca e via Consolare Pompea, e beni intestati alle società Napi Service, Caleservice, Sicilia Service e la Centro Servizi. Anche in questo caso si tratta di un sequestro per equivalente, ancora in fase di esecuzione.
Proprio lunedì scorso in Tribunale si è tenuta invece l’udienza del processo già cominciato, relativo alla prima trance. In aula il “protagonista” è stato Ludovico Albert.
“Attento a Messina”. Gli avrebbe detto più o meno queste parole l'allora Governatore Raffaele Lombardo, quando gli ha assegnato il compito di rimettere ordine nel settore della formazione professionale siciliana. Parola di Albert, il piemontese dirigente del settore, che ha sfilato sul banco dei testimoni.
Albert è stato ascoltato con le garanzie previste per gli imputati indagati di procedimento connesso, visto che è ancora sub judice la richiesta, avanzata dalla Procura messinese, di archiviazione della sua posizione.
Il dirigente è stato a lungo esaminato dai difensori – la Procura non aveva invece chiesto il suo esame – ed ha sostanzialmente ribadito quanto aveva già raccontato, e verbalizzato, agli operatori di polizia, nel corso delle indagini.
Ha raccontato che la sua nomina era stata voluta da Lombardo per fare ordine e contenere la spesa relativa alla formazione. Ha spiegato che uno dei maggiori ostacoli a questo compito era costituito dalle stesse norme che regolavano, ad esempio, il rapporto rimborsi-monte ore formativo.
Ha affermato che tra gli enti che garantivano del maggiore monte ore c'era l'ente Aram. Proprio per via delle norme in vigore, troppo "larghe", aveva tentato di scardinare il meccanismo introducendo gli Avvisi. Ancora, Albert ha chiarito alcuni passaggi relativi al blocco degli Avvisi 7 ed 8, ed ha anche detto che per varare i bandi ha dovuto "blindare" il proprio lavoro.
A specifica domanda dei difensori, in aula, il piemontese ha peró affermato di non aver ricevuto alcuna pressione dalla politica a favore degli enti messinesi.
Una lunga giornata, quella della ultima udienza Corsi d'oro, durante la quale è stato anche sentito il consulente della procura Dario Megna, Marilena Maccora (subentrata nell'Aram), infine è cominciato l'esame del dirigente Fabio Ettaro, il capo della sezione di Polizia guidiziaria della Polizia, cioè la sezione che ha curato l'inchiesta fin dai suoi primissimi passi. Si torna in aula a fine ottobre per riprendere il controesame dell'investigatore.

Ma Rinaldi quello applaudito fuori il Piemonte?
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