Ecco perché la Cassazione ha annullato la sentenza per l'editore del settimanale di inchiesta messinese
MESSINA – Annullata senza rinvio la sentenza d’appello e annullata con rinvio al Tribunale di Messina la sentenza di primo grado. E’ da rifare da capo, insomma, il processo ad Enzo Basso, editore di Centonove, il settimanale di inchiesta messinese, che era stato condannato per il fallimento della società editrice e per i sospetti di illeciti nella gestione dei rapporti tra la società editrice e la cooperativa Kimon. La Procura di Messina aveva acceso i riflettori anche sulla gestione dei fondi destinati all’editoria.
Notifica sbagliata, il processo è da rifare
La clamorosa decisione è della Corte di Cassazione che ha accolto l’eccezione del difensore di Basso, l’avvocato Andrea Calderone, relativo ad un difetto di notifica che secondo i giudici della Suprema Corte inficia l’intero procedimento. Eccezione già fatta rilevare in primo e secondo grado ma che i giudici messinesi non avevano accolto, andando avanti col giudizio ora annullato.
Si riparte da zero
“Si riparte da zero – commenta l’avvocato Calderone – Basso fu arrestato la mattina all’alba del ventotto ottobre del 2017 con l’accusa di bancarotta documentale per ordine della Procura allora diretta da Maurizio De Lucia e passò sei mesi agli arresti domiciliari. La conseguenza dell’arresto fu la chiusura del settimanale e la cessione del ramo di azienda 109press, la prima società di rassegne stampa telematiche del Sud Italia, senza nessuna procedura competitiva di evidenza pubblica. Ora a distanza di nove anni dai fatti, la Cassazione non si esprime, come da prassi, sulla sentenza di secondo grado che aveva determinato la condanna a 4 anni e quattro mesi del giornalista, ma cancella alla radice il processo, azzerando pure il primo grado”.
