Atm. Nel 2004 l’azienda sognava prodotti e servizi high tech, ma con parte dei fondi statali destinati al progetto Set ha pagato gli stipendi

Atm. Nel 2004 l’azienda sognava prodotti e servizi high tech, ma con parte dei fondi statali destinati al progetto Set ha pagato gli stipendi

Atm. Nel 2004 l’azienda sognava prodotti e servizi high tech, ma con parte dei fondi statali destinati al progetto Set ha pagato gli stipendi

mercoledì 23 Febbraio 2011 - 23:19

Lo ammette il direttore generale Conte, il quale racconta di due diversi progetti sull’innovazione tecnologica finanziati dal Governo che avrebbero potuto segnare un destino diverso per l’azienda trasporti: il primo, Mata e Grifone, non è mai partito anche per responsabilità del Comune; il secondo, Set, è stato portato a termine grazie all’impegno dei ricercatori della nostra e di altre Università, ma si è poi ‘scontrato’ con la crisi dell’Atm.In fondo all’articolo il video esplicativo sul progetto Set

Era il ‘lontano’ anno 2004 e l’Atm non era ancora l’azienda sull’orlo del precipizio che è oggi. I bilanci aziendali, sino a quel momento, erano stati regolarmente approvati dal Consiglio comunale e così il Consiglio di amministrazione dell’azienda trasporti locale, l’allora presidente Pino Cardile ed il direttore generale Claudio Conte, anche oggi in sella, potevano pensare in grande. Il sogno era quello di creare un nuovo ramo aziendale dedicato all’erogazione di servizi ad alta tecnologia. Un sogno ambizioso ma possibile grazie a due diversi progetti: MATA E GRIFONE e SET, entrambi considerati all’avanguardia in ambito high tech e per questo destinatari di finanziamenti ministeriali. Tuttavia, l’esito finale di questi due progetti è lo specchio dell’Atm, che oggi più che mai rischia di naufragare nelle acque torbide della crisi.

Ma entriamo nel dettaglio dei progetti MATA E GRIFONE e SET – che risalgono entrambi al 2004 e hanno come unico progettista l’ingegnere Giacomo Guglielmo – per capire come ad un certo punto del suo cammino l’Atm si sia trovata dinnanzi ad un bivio e per una serie di coincidenze o, più probabilmente, a causa di scelte sbagliate abbia imboccato un vicolo cieco e non un percorso glorioso, attorno al quale si sarebbero potute scrivere pagine diverse da quelle attuali.

Il progetto MATA E GRIFONE elaborato in partnership con ITAE CNR prevedeva la realizzazione di un prototipo di minivan (furgoncino utilizzato per la logistica) e di un autobus a idrogeno, per i quali – in una fase successiva e in collaborazione con altri partners – si sarebbe potuta avviare anche l’industrializzazione. Con questo progetto l’Atm sei era classificata nella graduatoria dell’allora MAV, oggi Ministero dello Sviluppo Economico, al 19. posto su 1300 candidati ed addirittura al 2.posto tra le Grandi Imprese (le categorie erano divise in GI e PMI piccole e medie imprese) superando la Fiat engeneering e ottenendo oltre 4 milioni di euro sotto forma di contributi a fondo perduto e credito agevolato. Questi fondi, però, a Messina non sono mai arrivati perché l’azienda è stata costretta a rinunciarvi. Il bando prevedeva, infatti, che le Grandi Imprese anticipassero una cifra pari a 400 mila euro per l’avvio delle attività e l’Atm – siamo già nel 2006 – non avendo in cassa questa somma pensò bene di rivolgersi alla ‘mamma’, vale a dire all’ente proprietario Comune, che però rifiutò di concedere il prestito. L’Atm provò quindi, con alcune banche locali ma si vide chiudere le porte in faccia. Impossibilitata ad anticipare i 400 mila euro, conditio sine qua non per ottenere il contributo a fondo perduto, il progetto naufragò e con esso i sogni di gloria.

«Il progetto – spiega il direttore generale Conte, che ha dovuto personalmente firmare la lettera di rinuncia al finanziamento – avrebbe potuto rappresentato un vero e proprio trampolino di lancio per l’Atm sia dal punto di vista tecnologico con la nascita, già nel 2006, di una fabbrica di mezzi ad emissione zero, sia dal punto di vista occupazionale, in quanto era previsto l’inserimento in azienda di circa 80 addetti specializzati».

Qualche momento di ‘vitalità’ è toccato, invece, all’altro progetto presentato nel 2004 e denominato SET (sistemi e trasporti ecocompatibili ed ecoefficienti), per il quale l’Atm ha ottenuto dal Miur un finanziamento di poco superiore a 2 milioni di euro, parte del quale – come spiegheremo tra poco – è servito ad affrontare l’emergenza stipendi.

Realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Messina, l’Università di Reggio Calabria , l’Università di Palermo, il Gruppo D’Appolonia e l’ITI CNR, il progetto mirava alla creazione di un sistema di prodotti e servizi integrato per il monitoraggio di dati ambientali e di traffico e la gestione del trasporto pubblico locale. Contrariamente a quanto accaduto per il progetto Mata e Grifone, che non ha potuto incassare i fondi statali, il progetto SET ha visto la luce grazie all’anticipazione da parte del Ministero di una quota del 30%, vale a dire circa 600 mila euro, che hanno consentito ai ricercatori dei partners coinvolti, dopo un’accurata e dispendiosa ricerca scientifica e tecnologica, peraltro – come vedremo – non totalmente retribuita, di portare a termine la ricerca ed effettuare il collaudo, avvenuto il primo dicembre 2010.

Con i fondi a disposizione, gli studiosi hanno progettato una sorta di ‘computer’ di bordo, da collocare su ogni autobus, in grado di fornire una serie di informazioni utili per la gestione del trasporto pubblico locale ma anche per la salvaguardia dell’ambiente. Il sistema creato dai ricercatori – ad oggi montato integralmente su due mezzi e parzialmente, solo con alcuni sensori, su altri 8 mezzi – consente, infatti, sia la rilevazione della posizione dei mezzi e il conteggio dei passeggeri, con aggiornamenti in tempo reale, grazie a cui è possibile rimodulare l’offerta in base alla domanda, ottimizzando così il sistema trasporti cittadino, sia la possibilità di effettuare un costante monitoraggio ambientale dei livelli di inquinamento, esteso a tutte le zone della città. Ogni autobus funge, in pratica, da centralina mobile in grado di rilevare dati lungo tutto il percorso, offrendo – nel caso in cui ogni mezzo Atm fosse stato dotato di quella che tecnicamente viene chiamata “Unità logica di bordo”- una copertura pressoché totale del rilevamento ambientale. E’ evidente, quindi, che tale sistema avrebbe, di fatto, potuto integrare ma addirittura sostituire del tutto quello delle centraline ambientali, il cui servizio era stato peraltro recentemente depauperato di organico dall’amministrazione comunale, poi tornata sui suoi passi, dopo una lunga coda di polemiche.

Sebbene il progetto Set fosse partito col vento in poppa, ad un certo punto si è arenato.

«Dell’intero finanziamento previsto dal Miur – chiarisce Conte – è arrivato a Messina soltanto il 60% in quanto il 100% era vincolato al previo pagamento di tutti i soggetti coinvolti, che però non è stato possibile effettuare. Dopo la prima tranche – ammette candidamente Conte – l’altro 30% elargito dal Miur con mutuo a tasso agevolato è servito a far fronte alle emergenze aziendali: in parole povere si sono pagati gli stipendi dei dipendenti. Dal 2004,anno in cui è stato partorito il progetto, al 2008 (fase commissariale targata La Corte ndr) la situazione dell’azienda è andata precipitando e l’innovazione tecnologica non era più un obiettivo alla portata dell’Atm».

Senza troppi giri di parole, il direttore generale riconosce e conferma che parte dei finanziamenti ministeriali, espressamente destinati al progetto di ricerca siano stati ‘dirottati’ a scopi aziendali assolutamente estranei alle finalità per cui erano stati concessi, impedendo all’azienda di adempiere al pagamento dei soggetti coinvolti – i quali hanno dovuto firmare una transazione rinunciando ad una parte del compenso previsto – e, conseguentemente, bloccando l’erogazione del restante 40%.

Evidente il rammarico del direttore generale quando afferma che «con quella somma mai concessa dal Ministero, l’Atm avrebbe potuto assumere personale specializzato: oltre alle 8 unità a contratto a tempo determinato già coinvolto nella fase di collaudo era, infatti, prevista l’assunzione di altre 20 persone». Conte ricorda, infine, che il progetto Set è stato premiato all’RFID ITALIA 2010”, classificandosi al 2. posto, dietro soltanto al progetto che ha istituito la tessera del tifoso.

Monco ma non del tutto naufragato, il progetto Set potrebbe ancora costituire una risorsa per l’Atm e sebbene, oggi, risulti quasi fantascientifico parlare di high tech ed innovazione tecnologica per un’azienda sempre più vicina al fallimento, c’è chi ancora ci crede. E’ l’assessore comunale all’e-government Carmelo Santalco, che, intuendo le enormi potenzialità del sistema progettato, vorrebbe (sindacati permettendo) trasferire all’Atm quattro o cinque dipendenti del Ced (Centro elaborazione dati) in possesso di adeguate competenze per consentirne la gestione. Messo definitivamente in funzione il sistema, servirebbero comunque mezzi efficienti e all’ ‘altezza’ di rispondere alle esigenze dei computer di bordo. Ma questa ipotesi , riferita all’Atm , sembra ancora più ‘futuristica’ del servizio high tech offerto dal prodotto realizzato anche con il contributo dei nostri ricercatori, troppo spesso bistrattati .

In fondo all’articolo il video esplicativo sul progetto Set

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