L’Atm al bivio finale: i revisori dei conti non si esprimono, adesso tutto dipende dal Comune

L’Atm al bivio finale: i revisori dei conti non si esprimono, adesso tutto dipende dal Comune

L’Atm al bivio finale: i revisori dei conti non si esprimono, adesso tutto dipende dal Comune

venerdì 14 Gennaio 2011 - 01:27

I pareri della Crowe Horwath e del Collegio interno dell’azienda non chiariscono i dubbi, anzi: «Nessuna certezza sulla continuità aziendale». A rischio la trasformazione in Spa e la sopravvivenza stessa dell’Atm. E non mancano le bacchettate a Palazzo Zanca: «Non ha fornito i chiarimenti richiesti»

Se il quadro dell’Atm era già a tinte fosche, adesso, se possibile, è pure peggiorato. Né la società primaria di revisione, la Crowe Horwath, una delle più importanti in Italia, né il collegio dei revisori dei conti dell’Atm stessa, si sono ritenuti in grado di esprimere un parere sul bilancio 2009 dell’azienda trasporti di Messina e quindi, in generale, sull’intera situazione finanziaria della stessa. Di fatto hanno allargato le braccia, passando il pallino (rovente, non c’è che dire) al Comune. E dunque al consiglio comunale, che si ritroverà a dover votare, in un senso o nell’altro, la delibera con il riconoscimento delle perdite voraginose dell’Atm che la giunta Buzzanca sta elaborando. Una situazione disastrosa, messa nero su bianco dal revisore della Crowe Horwath, Fabio Sardelli, e soprattuto dal collegio dell’Atm, presieduto da Italo Abbratozzato e composto da Giuseppe Frisone e Felice Genovese. Su molte cose le due relazioni sono similari, specie nella conclusione: ossia che «a causa delle incertezze sulle continuità aziendale, non si è in grado di esprimere un parere».

Il che, seppur tradotto da una terminologia forse più “soft”, è qualcosa di molto simile ad una vera e propria bocciatura. Il collegio dei revisori, dopo aver analizzato i numeri dell’ultimo bilancio (correlati gli articoli che entrano nei dettagli), fa una serie di osservazioni. In primis, i revisori affermano che «in assenza di ulteriori documenti, non siamo stati in grado di esprimere un parere sulla rettifica del fondo rischi su crediti», fondo ridotto a 2,7 milioni. Ma soprattutto sempre i revisori ribadiscono che «nonostante i continui solleciti richiesti da questo collegio, a tutt’oggi non è stata avviata nessuna procedura di controllo per la verifica dei crediti verso controllanti (il Comune, ndr) al fine di accertare la reale consistenza ed esigibilità di tale posta di bilancio». Un credito che supera i 15 milioni, ma sul quale non si è espressa nemmeno la Crowe Horwath: «Il Comune di Messina – spiega nella sua relazione Sardelli – non ha fornito risposta alla nostra richiesta di conferma dati e informazioni. Tali circostanze non consentono di esprimerci sulla voce crediti verso controllanti iscritta in bilancio». Lecito chiedersi: perché il Comune non ha dato le risposte che i revisori cercavano?

La sintesi cui giunge il Collegio dei revisori è sconfortante: «Precisiamo che l’Atm si trova in condizioni di crisi economica e di squilibrio finanziario ed ha presentato perdite significative (18,4 milioni solo nel 2009, ndr). La relazione sulla gestione da noi esaminata per quanto attiene il bilancio di esercizio 2009 dà conto delle azioni che gli amministratori hanno intrapreso per ripristinare l’equilibrio economico e negoziare i debiti finanziari con le banche finanziatrici. Il successo di tali azioni è comunque incerto e conseguentemente allo stato attuale vi sono dei seri dubbi sulla continuità aziendale come peraltro già espresso da questo collegio nella relazione al consuntivo 2008». I revisori bacchettano severamente il Comune, sottolineando «una serie di inadempienze» dell’ente proprietario: mancata stipula del contratto di servizio; assenza di corsie preferenziali che costituisce una grave penalizzazione considerato che «svolgere il servizio su sede viaria propria significa una migliore produttività» e maggiori ricavi; «dopo due anni dall’impegno reso pubblico dall’Amminisitrazione non è stato trasferito all’Atm alcun servizio attinente la mobilità urbana (ganasce, carro attrezzi, car¬-sharing e bike-sharing), inoltre nessun contributo è arrivato a tutt’oggi dai proventi dell’ecopass»; a quasi due anni di distanza dalla delibera della giunta «non è stato ancora autorizzato l’acquisto di 30 autobus usati insistendo in un contenzioso dagli esiti incerti e che potrebbe arrecare un notevole danno alle asfittiche casse dell’Atm»; il pagamento del canone leasing dovuto a seguito della fornitura di 25 mezzi nuovi del giugno 2007 dalla Breda Menarinibus doveva essere coperto con i proventi delle multe elevate dagli ausiliari del traffico all’interno della Ztl e incassati dal Comune ma «ad oggi l’Atm ha pagato i canoni senza alcun contributo dall’ente proprietario»; l’Atm, infine, «continua a pagare il mutuo contratto per la costruzione degli edifici destinati ad uffici ed officine che rimangono di proprietà del Comune, senza che questi partecipi all’onere contrattuale, mentre gli interessi passivi e gli oneri gravano sul bilancio dell’azienda trasporti». A tutto questo va aggiunto il mancato riconoscimento, da parte della Regione, del contributo per il servizio tranviario per gli anni 2008 e 2009 e non sono stati erogati quelli relativi al periodo 2003-2007.

Il succo del discorso sembra essere: il Comune ha provocato i danni, il Comune deve risolverli. E su questo sembrano essere concordi sia il Collegio che la Crowe Horwath. «La condizione dell’incertezza e di contrasto continuo con l’ente proprietario – scrivono i revisori – che non riesce a recepire le reali esigenze dell’Atm, accompagnata dalla mancanza di chiarezza sui rapporti dare/avere, hanno aggravato ulteriormente l’azienda al limite della messa in liquidazione», creando «circostanze sfavorevoli che ad oggi costituiscono serie cause ostative all’ipotizzata trasformazione da azienda speciale in Spa». Non c’è via d’uscita: «La prosecuzione dell’attività aziendale dell’Atm – scrive Sardelli della Crowe Horwath – è subordinata alle decisioni che potranno essere assunte dal socio unico Comune e, ove non dovessero concretizzarsi le linee programmatiche attualmente in corso di concertazione e ove non si provvedesse al ripianamento delle perdite maturate, verrebbero definitivamente a mancare i presupposti per la continuazione dell’attività aziendale». Senza contare che l’indagine della Procura per presunta truffa, con avvisi di garanzia notificati nel marzo scorso, fa prefigurare sviluppi che «potrebbero compromettere l’attendibilità e la capacità informativa del bilancio considerato nel suo insieme, nel caso di sussistenza dei fatti contestati». Non c’è dubbio: il quadro è di gran lunga peggiore di quanto si potesse immaginare. E non era facile.

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