I carabinieri del Comando provinciale hanno messo sotto chiave a Capo d’Orlando il villaggio turistico “La mia valle-, dell’imprenditore agrumicolo ed ex consigliere comunale, Lucio Milio. Il complesso sorge sulle colline Antinori e si affaccia sul borgo San Gregorio. 16 le persone interessate dal provvedimento, tra i familiari dell’imprenditore. Gli indagati complessivi sono invece qualcuno in più, compresi responsabili di uffici comunali e tecnici regionale. L’indagine riguarda i finanziamenti ex legge 488/92, ottenuti dall’impresa per la realizzazione della struttura alberghiera. I militari hanno posto i sigilli alla piscina, il plesso centrale, definito -ecomostro-, un bar cantinato annesso alle ville ed un deposito di legname. Il provvedimento è stato firmato, lo scorso 11 settembre, dai giudici del tribunale di Patti su richiesta della procura della Repubblica, per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe, falsità in atti pubblici e malversazione in danno dello Stato. La procura aveva chiesto il sequestro di beni per un valore complessivo di 3 milioni 546 mila euro, cioè l’ammontare del finanziamento erogato. Il Gip ha però accolto la richiesta solo per una parte della struttura, quella messa sotto chiave stamane. Intanto, nei giorni scorsi, la Procura ha fatto appello al Tribunale del Riesame di Messina contro il rigetto parziale delle proprie richieste. Il Collegio si è riservato la decisione, che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni. La realizzazione del complesso -La mia valle- è al centro di diversi filoni di indagine. A lavoro ci sono sia gli inquirenti di Patti che le Fiamme gialle di Palermo. I primi dubbi sulla struttura sorsero nel 2004, dopo la denuncia di Legambiente, che portò alla luce l’iter drlla realizzazione. I terreni su cui sorge il complesso erano infatti originariamente destinati ad uso agricolo, e l’originario progetto, presentato al Comune di Capo d’Orlando, aveva caratteristiche ben diverse rispetto alla struttura alberghiera che poi sorse. Acquisiti i terreni, sulla scorta di quel progetto, fu effettuata la variazione di destinazione d’uso. La pratica passò quindi agli uffici della Regione, a Palermo, dove fu presentato un altro elaborato progettuale, per la richiesta dei finanziamenti.
