Le apparecchiature non sono state immediatamente sequestrate dai Carabinieri, ai quali verranno consegnate dalla Polizia Municipale. Sinatra oggi è tornato nel suo ufficio
Vengono trovate delle cimici e delle microtelecamere nella stanza del sindaco (o commissario, in questo caso fa poca differenza). Vengono chiamati i carabinieri. Cosa succede? Viene sigillata la stanza? Viene sequestrata tutta l’apparecchiatura? Macché, tutto viene lasciato lì. Telecamere smontate, disattivate, certo, ma comunque non vengono sequestrate. Dopo il ritrovamento, avvenuto giovedì, tutto è rimasto nella stanza di Gaspare Sinatra per l’intera giornata di venerdì e almeno fino a sabato mattina. Poi, a quanto si apprende oggi, la Polizia municipale (o come li chiama Sinatra «i miei pretoriani»), responsabile della sorveglianza di Palazzo Zanca, avrebbe provveduto a rimuovere tutto per consegnarlo ai Carabinieri, anche perché nel frattempo la Procura ha aperto un’inchiesta, avendo lo stesso Sinatra sporto denuncia contro ignoti.
Il commissario, tranquillo e serafico come sempre, ha fatto ritorno stamattina in città, e quando è entrato nel suo ufficio insieme a Cateno De Luca, ricevuto per il pasticcio del comizio di ieri, ha illustrato le varie “postazioni- dalle quali veniva spiato. Perché una semi-certezza la si è avuta: lo spiato era proprio Sinatra, quelle apparecchiature, alla luce delle posizioni in cui si trovavano (dietro le tende, nelle griglie dei termosifoni, tra i fili della rete elettrica), quasi certamente non erano lì quando il sindaco era Genovese o il commissario era Sbordone.
Resta da capire chi e perché spiava Sinatra. Una delle ipotesi è che ci potesse essere un’inchiesta della magistratura, e che il commissario fosse “regolarmente- intercettato dagli eventuali inquirenti, ma per cosa? L’altra via è quella “amatoriale-, ovvero che qualcuno, non si sa bene come, abbia piazzato queste apparecchiature per spiare Sinatra, ma anche qui non se ne scorgerebbe il motivo. Poco indicative le incisioni ritrovate su uno dei dispositivi, “vengo da Reggio- e “2004-, se non condite da ulteriori indagini.
Più utile capire come funziona la sorveglianza a Palazzo Zanca. Come qualunque visitatore potrebbe constatare, nei pressi dell’ingresso ci sono telecamere che riprendono ventiquattrore su ventiquattro i cancelli del Comune, ma il sistema è solo esterno. All’interno, sulla sinistra, c’è la postazione del corpo di guardia di Palazzo Zanca, della Polizia Municipale. Nessuna telecamera all’interno, fatta eccezione per quella che inquadra la porta d’ingresso al gabinetto del sindaco, che però riprende in tempo reale e non effettua registrazioni. Per giungere alla stanza attualmente occupata da Sinatra bisogna salire le scale, giungere al primo piano, superare una prima porta, apribile o dall’interno tramite interruttore o con la chiave, una seconda porta, quella sorvegliata che introduce nel gabinetto, appunto, e un ultimo ingresso, la porta della stanza “incriminata-, anch’essa chiusa a chiave la sera. L’altro ingresso all’ufficio del sindaco è quello dalla sala giunta, anch’esso chiuso regolarmente a chiave. Chiavi che vanno tutte a finire nell’apposito “quadro- nella guardiola della Polizia municipale, che dopo aver chiuso tutti i cancelli, la sera, rimane a sorvegliare il palazzo, effettuando saltuarie “ronde- all’interno dei corridoi.
Come si può notare, in condizioni normali, appare molto complicato entrare “indisturbati- nell’ufficio di Sinatra e piazzare tutto quell’armamentario venuto fuori lo scorso weekend. Ma di normale, in questa vicenda, non c’è proprio nulla.
