Dalla prima pietra di Cannitello alla trivella di Torre Faro: il Ponte degli annunci, aspettando il progetto definitivo

Dalla prima pietra di Cannitello alla trivella di Torre Faro: il Ponte degli annunci, aspettando il progetto definitivo

Dalla prima pietra di Cannitello alla trivella di Torre Faro: il Ponte degli annunci, aspettando il progetto definitivo

giovedì 10 Giugno 2010 - 08:07

Ieri Ciucci e Fiammenghi della Stretto di Messina hanno fatto tappa “in incognito” in città, studiando la loro “base” di Papardo con vista Ponte e definendo il macchinario per i sondaggi sotterranei il “primo cantiere”. Ma il progetto definitivo ancora non c’è

Pochi giorni fa, in via Circuito a Torre Faro, gli ignari “faroti” hanno visto aggirarsi per la strada un macchinario curioso piuttosto alto, trasportato da alcuni operai in caschetto giallo. «Chi truvaru, u petroliu?», è arrivato qualcuno a domandarsi, per poi fare spallucce e tornare alle sue faccende di sempre. La spiegazione la darà poco dopo Pietro Ciucci, il commissario straordinario della società Stretto di Messina: «Si può dire che questi sono i primi cantieri del Ponte a Messina, dopo quelli di Cannitello». Tutto qui? Tutto qui. Almeno per il momento. Il macchinario che ha incuriosito i “faroti”, infatti, non serve a trovare il petrolio ma è la “trivella” perforatrice dell’impresa a cui Eurolink, contraente generale della Stretto di Messina Spa, ha affidato il sondaggio geognostico fino a 100 metri di profondità. Una di quelle azioni che, quasi di nascosto, il “monitore ambientale”, termine che, lo ammettiamo, incute un certo timore, da settimane sta svolgendo in città per “studiarla” e limitare l’impatto che i veri cantieri potranno provocare.

«Dopo Cannitello, nel 2010 partiranno anche a Messina i primi cantieri del Ponte», aveva annunciato Ciucci nel Palacultura tirato a lucido tutto per lui e per il Ponte qualche mese fa. Già allora chi era stato a Cannitello si era reso conto che in realtà era un bluff o quasi: la famosa “prima pietra” l’abbiamo potuta documentare anche noi (vedi articolo correlato), in ogni caso si trattava di un cantiere nato “svincolato” dal Ponte e solo in seguito divenuto parte integrante del progetto. Allo stesso modo possiamo definire un bluff o quantomeno una forzatura la definizione di “primo cantiere” a proposito del trivellone di Torre Faro. Un passaggio propedeutico, certo, uno studio che va fatto, non c’è dubbio, ma non è certo il primo cantiere, suvvia. Anche perché, forse qualcuno lo dimentica e nel qual caso è giusto ricordarlo, il Ponte sullo Stretto e i suoi “cantieri” non hanno ancora un progetto definitivo. E lo abbiamo potuto constatare qualche settimana fa, quando è scoppiato il caso della variante della cittadella universitaria Annunziata e della galleria degli svincoli (vedi articolo correlato).

Insomma, siamo ancora agli annunci e ai “preliminari”, poche storie. Ieri Ciucci, in compagnia del direttore tecnico della Stretto Giuseppe Fiammenghi e di uno stuolo impressionante di uomini in abito scuro, occhiali da sole e immancabile auricolare, ha visitato quello che sarà il quartier generale della società, di Eurolink e di annessi e connessi, a Papardo. Una sede con vista Ponte, anche se il Ponte non c’è. Dunque una tappa dal prefetto Alecci, per discutere di “patto di legalità”. Come quello stipulato in Calabria per i lavori di Cannitello. Dove, però, una trivella è già stata data alle fiamme, pare per mano della ‘ndrangheta. A loro non interessa se la prima pietra sia davvero un bluff o no. Hanno sentito nell’aria i primi odori di “denaro”. E vi ci sono fiondati, come un lupo sulla preda. Mandando in fiamme la trivella. E aggiungendo fumo ad un già fumoso cantiere.

(foto Sturiale)

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