All’indomani della visita del Ministro Alfano scatta la denuncia della Uil e della Uil Penitenziari che fornisce una cronaca dei fatti diversa da quella raccontata sui giornali. “La visita del Ministro al carcere di Gazzi rappresenta per la città una ulteriore occasione persa. Invece di denunciare al rappresentante del governo le drammatiche condizioni in cui è costretto a lavorare il personale per la carenza di organico e i problemi strutturali gli abbiamo offerto una meravigliosa immagine di facciata, rinunciando a portare a casa almeno una promessa”. E’ così che il segretario generale della Uil Costantino Amato commenta quanto avvenuto al carcere di Gazzi durante la visita del Ministro.
La struttura, così come gli stessi rappresentanti della Uil Penitenziari hanno evidenziato, si presentava, infatti, come lo stesso personale in servizio l’ha mai vista, con tanto di tende e servizi interamente coperti. I posti di servizio di reparto sono infatti stati tutti coperti dalla mattina sino al momento in cui il Ministro ha messo piede fuori dalla struttura, richiamando in qualche caso persino il personale dalle ferie. Risultato: dopo la visita di Alfano si è tornati all’emergenza con il personale costretto a ricoprire più servizi insieme.
Non solo ma si è optato per mostrare al rappresentante del governo solo ciò che funziona. “In perfetto stato la sala operatoria inaugurata appena un anno fa, dove Alfano si è a lungo trattenuto – piega Amato – ma che dire del reparto camerotti, afflitto da copiose infiltrazioni d’acqua, o del reparto cellulare, all’interno del quale il Ministro ha giusto fatto capolino, senza avere il tempo di accorgersi delle condizioni strutturali in cui versa e del fatto che in una cella di 2 metri per 3 vivono, letteralmente l’uno sull’altro accatastati, tre detenuti?”
“La cosa sconcertante – denuncia Amato – è che alla visita era presente anche il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Orazio Faramo che ai tavoli di concertazione allarga le braccia davanti alle sigle sindacali lamentando una carenza di mezzi e personale contro la quale nulla può. Quale migliore occasione di questa per rappresentare la situazione di tutti gli istituti di pena siciliani e chiedere al Ministro l’adeguamento delle piante organiche? Una dimenticanza non da poco – denuncia il segretario generale della Uil – aggravata dal fatto che al personale in servizio è stato impedito di accedere alla sala teatro per incontrare Alfano”.
Un fatto gravissimo che si accompagna ad un ulteriore interrogativo. “Ci piacerebbe conoscere il motivo – conclude Amato – per cui nonostante gli uomini del nucleo scorte di Messina fossero già stati precettati per il servizio di rappresentanza, per accompagnare il ministro sono stati utilizzati gli uomini Catania. Una “mancanza di delicatezza” che ha costituito un ulteriore costo per l’Amministrazione”.
