Cifra esorbitante quella dichiarata oggi da un portavoce della Comunità Europea ad Apcom. Nemmeno un euro arriverà in città dal Fondo Europeo di solidarietà: -Non sembra che ci siano i criteri adeguati per attingervi-
La cifra va spalmata in un arco temporale di 13 anni che parte dal 2000 e terminerà nel 2013. Per il periodo 2000-2006 sono stati destinati alla Sicilia 142,636.475 euro per la -protezione e consolidamento dei versanti, centri abitati e infrastrutture-, a cui si sommano 40,95 milioni per la -tutela integrata delle aree costiere-. Per il periodo compreso tra il 2007 e il 2013 sono 120,165 i milioni di euro indirizzati alla -prevenzione dei rischi- naturali e tecnologici. A questi vanno ancora aggiunti 14,387 milioni per la categoria -altri provvedimenti intesi a preservare l’ambiente e a prevenire i rischi-. Come si vede, non si parla di bruscolini, ma di somme ingenti che spetta, spettava, spetterà alla Regione Sicilia decidere come spendere e specificare, se ad essa sono giunti, come e dove sono stati spesi. La Commissione fa sapere che potrà vederci chiaro solo tra un anno, quando avverrà la valutazione del periodo 2000-2006, come e dove la prima trance è stata spesa. -E’ chiaro che i soldi ci sono, a volerli spendere bene-, ha spiegato una fonte comunitaria ad Apcom – da cui traiamo questi dati – osservando come l’esecutivo comunitario presti una particolare attenzione al problema dei rischi idrogeologici dovuti anche al cambiamento climatico. -Il grosso dei fondi strutturali è pensato per la strategia di Lisbona sulla competitività e questo tipo di interventi non ha lo stesso peso, ma viene comunque tenuto in considerazione-. Tra i finanziamenti concessi alla Sicilia per il 2000-2006 ci sono anche 4,575 milioni di euro destinati alla -diffusione delle competenze per la gestione e la salvaguardia del territorio-, oltre a 88,35 milioni per il -Mantenimento dell’originario uso del suolo-. La fonte sottolinea anche che -noi non seguiamo quello che viene fatto con i fondi-. -Che ci fossero i fondi è vero-, ma -che fossero immediatamente disponibili e destinati a questo scopo è tutt’altra cosa-, spiega un’altra fonte sempre a Apcom, confermando: -Per noi l’attenzione ai rischi del territorio è sempre più importante-.
Bruxelles è scettica sulla possibilità che l’Italia faccia appello al Fondo europeo di solidarietà per l’apocalisse di Messina. -Non mi sembra che vengano rispettati i criteri-, spiega all’agenzia di stampa un tecnico comunitario, aggiungendo: -Il danno o la calamità naturale dovrebbe essere pari allo 0,6% del pil nazionale oppure superiore a 3 miliardi di euro oppure colpire il 50% della popolazione della regione, con danni permanenti e irreversibili-. Ad esempio, per l’eruzione dell’Etna del 2003, la Sicilia ricevette dalla Ue 16,8 milioni di euro. -Non credo che le condizioni ci siano questa volta, ma potrebbe esserci una deroga per via del fatto che si tratta di un’isola-, prosegue la fonte, aggiungendo che -la soluzione più semplice e rapida sarebbe uno spostamento di fondi all’interno del Programma Operativo Regionale-(POR). Resta il fatto che a Messina questi soldi, veri o presunti che siano, non sono serviti per evitare quello che già è avvenuto. Speriamo che quel faro col suo raggio di luce illumini la nostra terra martoriata.
