Cliccando su photogallery immagini che raccontano la normalità di un villaggio ora impegnato a ritrovare sé stesso, e il “volto” di una collina pronta a scivolare giù
Un graduale ritorno alla normalità. Ecco quello che si cerca di raggiungere nei “nuovi” villaggi di Messina sud colpiti dal maltempo abbattutosi in città nella notte tra il 9 e il 10 marzo. I maggiori danni a Mili San Marco, dove la piazza centrale del paese ha costituito una vera vasca di raccolta per i detriti ed il fango venuti giù dalla montagna. Pian piano si tenta di ripristinare le minime condizioni di viabilità puntando innanzitutto alla pulizia delle strade e, ovviamente della piazza, invase dal fango. A lavoro bobcat, mezzi e uomini di protezione civile e Vigili del fuoco pronti a darsi il cambio per raggiungere l’obiettivo nel più breve tempo possibile. Un obiettivo che tuttavia, per essere ottenuto nel migliore nei modi oltre che in periodi ragionevolmente brevi, necessità di ulteriori “speciali” sostegni economici.
«In giornata – ci spiega l’ing. Antonio esperto della Protezione Civile del Comune – dovrebbero essere pronte le ordinanze che includeranno anche i centri di Mili San Marco e Santa Margherita tra i paesi che necessitano degli stessi interventi previsti dall’alluvione del primo ottobre. Una decisione indispensabile per permettere che la situazione possa al più presto tornare normale. Nel frattempo continuano gli interventi di pulizia delle zone colpite». Situazione difficile anche a Ponteschiavo (immagini su photogallery) dove intorno alle 2 di notte di mercoledì scorso si sono vissuti grandi momenti di tensione, anche a causa di un black-out nella pubblica illuminazione che per diverse ora ha lasciato al buio l’intera zona. Sul vallone Canne, dove sono in corso i lavori di messa in sicurezza iniziati già a dicembre e diretti dal CAS, si è riversata una immensa quantità di fango, massi e detriti che hanno trovato sbocco per l’ennesima volta lungo la via Comunale. Diverse case sono state allagate. Anche la tratta ferroviaria è stata invasa dai detriti e si è reso necessario l’intervento di rimozione da parte dei mezzi delle FS. Ad alimentare la valanga di detriti è stato un nuovo impressionante fronte di frana che si è aperto lungo la SP 35, in località S. Placido Calonerò, nei pressi del punto già franato a gennaio scorso. Un’ abitazione, fortunatamente disabitata in quelle ore, è in parte scivolata a valle lungo il torrente Canne ed un’altra parte di abitazione resta sospesa sul fronte superiore della frana. Altri problemi sono stati creati dagli altri valloni che attraversano il villaggio, in particolare nella frazione Scoglio enormi quantità di detriri si sono riversate lungo la strada. Un’altra frana si è abbattuta lungo la SP 35 nei pressi di Contrada Bosco.
Sui gravi disagi che hanno interessato il villaggio torna anche il “Comitato Uniti per Ponte Schiavo” che ha sottolineato come, ancora una volta, il problema principale è legato alla mancata regimentazione delle acque lungo la SP 35 che attraversa il villaggio di Pezzolo, S.Placido Calonerò ed arriva a Ponte Schiavo. Il dirigente della Protezione Civile Regionale Pietro Lo Monaco ha ribadito la necessità e la vitale importanza di questo intervento, garantendo in prima persona che il ripristino dello scolo delle acque venga attuato nell’immediato attingendo dai fondi di Protezione Civile. Ed è proprio nelle zone investite dal maltempo, per la precisione nel centro più colpito Mili San Marco, che lo scorso 29 ottobre, ad un mese di distanza dalla tragedia di Giampilieri e dintorni, avevamo osservato sempre attraverso l’obiettivo di Dino Sturiale una situazione già allarmante. In quell’occasione infatti, così come mostrano le immagini-confronto in homepage e su photogallery, la collina che sovrasta Mili San Marco pur se “baciata” dal sole, destava già più di un pizzico di preoccupazione. Evidenti infatti alcune micro-frane che facevano presagire un potenziale pericolo per l’abitato sottostante. Una “tragedia annunciata” potremmo dunque affermare, pur consapevoli del rischio di cadere e scadere nella più banale retorica. Una retorica che purtroppo anche in questa occasione è diventata realtà. Quella che già da tempo, così come avvenuto nel ’74 nel ’96, gli abitanti di Mili San Marco e dintorni attendevano però da un momento all’altro, ancor di più dopo i fatti di ottobre. E continuando a girare e rigirare tra le colline della città, si è ben consapevoli che tante ancora potrebbero essere le frasi fatte ed “imbevute” proprio di quella stessa odiosa retorica che ci si augura però non diventi ancora una volta -cronaca giornalistica- .
IMMAGINI DINO STURIALE
