L'inchiesta punta a chiarire se vi siano stati ritardi nei soccorsi. E l'assessore regionale alla Sanità invia a Messina gli ispettori
La morte del piccolo Mirko, come lo conoscevano tutti, travolto da un’auto domenica mattina all’incrocio tra via Santa Cecilia e via Natoli, ha acceso i riflettori sulla carenza di posti nei reparti di terapia intensiva nella provincia di Messina. E anche il sostituto procuratore Francesco Chillemi vuole vederci chiaro ed è in attesa delle relazioni sui vari spostamenti del piccolo Mirko prima del trasferimento in elisoccorso a Catania dove è morto poco dopo. La corsa all’ospedale Cannizzaro si sarebbe resa necessaria proprio perché in nessun ospedale messinese vi erano posti disponibili in rianimazione. In città complessivamente i posti di terapia intensiva sono 24. E per i bambini ce ne sono ancora meno. Solo 2 in pronto soccorso pediatrico al Policlinico, che dovrebbero diventare sei con il nuovo piano di riassetto al vaglio dell’assessorato regionale alla Sanità. Una carenza di strutture che rende arduo ai medici fare il loro lavoro: salvare vite umane. E adesso i genitori di Mirko, ai quali è stato riconsegnato il corpo per i funerali, vogliono sapere la verità. Cioè se il bambino poteva salvarsi in qualche modo. Difficile dare una risposta perchè le condizioni del piccolo rumeno dopo l’incidente sono apparse molto gravi. Forse Mirko sarebbe morto ugualmente ma ci sono alcuni interrogativi ai quali bisogna dare una risposta. Se il piccolo fosse subito stato sottoposto ad intervento neurochirurgico si sarebbe potuto salvare? Perchè, per trasportarlo al Cannizzaro, è stato disposto il trasporto dal Piemonte all’elipista del Papardo? Non sarebbe stato più logico raggiungere il vicino Policlinico dove c’è disponibile un’elipista? Domande alle quali anche l’assessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, intende dare una risposta. Infatti ha già disposto una ispezione a Messina per far luce su questo caso che con il trascorrere delle ora si tinge sempre più di giallo.
L’inchiesta aperta a Messina dal procuratore Franco Chillemi vede invece iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo la donna che si trovava alla guida della Renault Twingo che ha investito il bambino mentre stava attraversando la strada con i genitori. Il magistrato conferirà domani l’incarico al medico legale per eseguire l’autopsia sul corpo dle bambino. Prosegueno poi le indagini gli agenti della sezione infortunistica che continuano a cercare testimoni che posso fornire qualche dato in più sulla dinamica dell’incidente. Si vuol capire se accanto alle possibili responsabilità dell’automobilista ve ne possano essere anche dei genitori che non avrebbero accudito a dovere il bambino facendoselo sfuggire dal controllo.
