Le immagini girate dalla Guardia di Finanza (IN BASSO IL VIDEO) commentate con l’assessore al Waterfront Pippo Isgrò. Che traccia il bilancio di un anno di bonifiche
Oltre 25 mila metri quadri liberati, più di 30 immobili demoliti, 6 mila metri cubi di inerti, 100 mila euro già spesi, altri 200 mila impegnati. Sono i numeri che vengono messi a bilancio dall’assessore al Waterfront Pippo Isgrò un anno dopo l’inizio di quella che ormai viene identificata come “operazione Maregrosso”, ma che in realtà ha ambizioni più alte: recuperare davvero il fronte a mare “vietato” per anni alla città. Siamo ancora agli inizi, la demolizione di alcuni capannoni non può che essere considerato solo l’avvio di un processo lungo e complicato, che per proseguire ha bisogno di pazienza, ostinazione e soprattutto di soldi. Senza queste tre componenti, l’operazione si rivelerà un bluff, un buon tentantivo andato male. Isgrò c’ha scommesso tutto e ha trovato al suo fianco il sindaco Giuseppe Buzzanca. E non ha intenzione di fermarsi. «Martedì libereremo l’area dagli inerti», annuncia l’assessore “Maregrosso”. Che spiega quali sono stati gli ultimi passaggi e quali saranno i prossimi. «Abbiamo speso 100 mila euro per la caratterizzazione, il trasporto ed il conferimento in discarica degli inerti. Altri 18 mila euro li utilizzeremo per l’amianto. Il prossimo passo sarà la demolizione degli immobili dell’area ex Veterinaria, che l’Università ha passato al Comune. Dopo il dissequestro butteremo giù il grosso capannone del marmista, poi passeremo alle abitazioni. Sono nove, di cui sette hanno concessioni scadute, per una scadrà quest’anno e per un’altra nel 2012».
C’è ancora da superare il nodo artigiani. «Insieme all’assessore all’Urbanistica Corvaja abbiamo incontrato una delegazione delle cinque ditte più grosse – spiega Isgrò – e soprattutto in regola. Ci chiedono immobili per 10 mila metri quadri più altri 10 mila di pertinenza, per un consorzio che formerebbero a spese loro. Il Comune dovrebbe solo concedere il diritto di superficie dei locali. L’area che immaginiamo è quella Asi a Larderia e stiamo lavorando per questo. Per quanto riguarda gli artigiani più piccoli, l’ipotesi che abbiamo in mente è un’area a Faro Superiore». Ma ci sono i fondi per andare avanti? «Abbiamo ottenuto 200 mila euro che abbiamo già impegnato. Dobbiamo andare avanti, non ci sono storie. Proseguire, in sinergia con la Capitaneria, con i sequestri e le demolizioni. Al tempo stesso inizieremo ad illuminare e a rendere fruibili le aree liberate».
Cosa è stato fatto e cosa si potrà fare lo si “tocca” quasi con mano osservando le riprese aeree girate dal Gruppo Aeronavale della Guardia di Finanza, coordinato dal colonnello Joselito Minuto, a bordo di un elicottero il 7 gennaio scorso (IN BASSO IL VIDEO COMPLETO). Lo abbiamo visionato insieme ad Isgrò. Si parte da Contesse dove, spiega l’assessore, «si può notare che la spiaggia è perfetta, perché “salvaguardata” dalle Ferrovie. Una spiaggia integra e già fruibile, diventerebbe una gran cosa senza i binari». Proseguendo verso nord, all’altezza del viale Europa, ecco il primo cantiere navale, in coincidenza con via Don Blasco. E’ la linea di confine con l’inizio del degrado. Arriva il primo capannone sequestrato, quello «del marmista», poi la segheria, ma anche i primi spazi liberati, ben visibili perché sono ampi “varchi” in mezzo ai vari immobili che occupano l’affaccio a mare. Dall’alto notiamo, sempre proseguendo verso nord, una discarica di inerti, un enorme capannone («quello del “ferrovecchio”»), quindi l’area che fino a poche settimane fa apparteneva all’Università e alla facoltà di Veterinaria. «Qui potremmo realizzare un piccolo parco urbano», è l’idea che lancia Isgrò. Un parco urbano, però, “soffocato” da capannoni, poco più a nord ne spunta un altro molto grande, di ceramiche. A pochi passi dallo storico bastione Blasco, quasi un corpo estraneo in mezzo a tanta incuria. Si giunge al cavalcavia, nuova linea di confine, stavolta tra le aree di pertinenza del Comune e quelle dell’Autorità portuale.
«Sa cosa immagini alla fine del cavalcavia?», dice Isgrò: «Uno slargo su piloni, affacciato sul mare, con una grande piazza a forma di meridiana, dalla quale i messinesi e i turisti possano godere dello spettacolo dello Stretto». Perché pensare che debba essere irrealizzabile ciò che in un’altra città potrebbe essere messo su in pochi mesi? Certo, le riprese dall’alto ci mostrano, poco più avanti, che è ancora una realtà il Campo Rom. E ancora a nord la grande area dei cantieri Rodriquez. Qui inizia il conflitto di competenza tra Authority ed Ente Porto. Iniziamo a intravedere la Cittadella, quel “mostro”, l’inceneritore, posato lì come monumento alla vergogna, questo sì un corpo estraneo in mezzo ai bastioni della fortezza storica della zona falcata. In acqua notiamo il relitto di un vecchio barcone spiaggiato. Poi i capannoni ex Cassaro, l’area Smeb, il pontile della ex degassifica, «che potrebbe essere riconvertito», suggerisce Isgrò. Ancora cisterne, quelle dell’eurobunker, a pochi metri dalla lanterna del Montorsoli. «Mi dite cosa c’entrano delle cisterne con la lanterna?». Nulla, c’entrano nulla. Lo scenario cambia con l’area militare, un giardino che conduce alla Madonnina del Porto. Alle cui spalle c’è l’area della città che fa più rabbia di ogni altra. Per quello che potrebbe rappresentare e che invece è diventata negli anni.
