Omicidio Francesco D'Amico: condannato a 30 anni Placido Cariolo ma con la -continuazione- ne sconterà solo 8

Omicidio Francesco D’Amico: condannato a 30 anni Placido Cariolo ma con la -continuazione- ne sconterà solo 8

Omicidio Francesco D’Amico: condannato a 30 anni Placido Cariolo ma con la -continuazione- ne sconterà solo 8

giovedì 17 Febbraio 2011 - 19:28

La Corte d’Assise ha condannato a 30 anni di reclusione a Placido Cariolo ritenuto il mandante dell’omicidio del panettiere Francesco D’Amico, ucciso lungo la salita Montesanto, alle spalle dell’ospedale Piemonte, all’alba del 21 febbraio 1981. I giudici hanno inflitto la condanna in continuazione con la sentenza per l’omicidio di Melchiorre Zagarella per il quale Cariolo sta scontando una pena a 22 anni di reclusione. La continuazione giuridicamente significa che ai 30 inflitti oggi dalla Corte d’Assise vanno sottratti i 22 dell’omicidio Zagarella. Cariolo dovrà, dunque, scontare otto anni di reclusione anche se in realtà dovrebbe subentrare la prescrizione. La Corte d’Assise oggi ha concesso a Placido Cariolo le attenuanti generiche equivalenti alla premeditazione.

Il PM Fabio D’Anna aveva chiesto la condanna all’ergastolo. Quello per l’omicidio D’Amico è un processo che ha avuto un iter piuttosto tortuoso. Il procedimento è ripreso dalle fase delle indagini preliminari dopo che la Cassazione aveva azzerato più di una volta il processo.

Non a caso, per questo delitto, Placido Cariolo nel luglio del 2000 era già stato condannato a ventidue anni di reclusione. La Corte d’Assise d’Appello confermò la sentenza che però la Cassazione azzerò e si dovette ricominciare dall’inizio.

Per questo omicidio sono già stati condannati definitivamente Iano Ferrara, Rosario Rizzo e Salvatore Pimpo, quest’ultimo ucciso diversi anni fa.

Secondo i pentiti d’Amico fu eliminato perché si rifiutò di rivelare, agli uomini che lo prelevarono sotto casa, il luogo in cui trascorreva la latitanza Domenico Di Blasi. Quest’ultimo , noto come -Occhi i’ bozza-, doveva essere ucciso nella guerra di mafia esplosa in quegli anni fra clan rivali. D’Amico era considerato vicino a Di Blasi, anzi addirittura sarebbe stato il suo vivandiere. Così i sicari lo prelevarono sotto casa alle 4 del mattino mentre si recava al lavoro nel panificio di via Tommaso Cannizzaro. Quando capirono che il panettiere non avrebbe mai parlato lo uccisero a colpi di pistola.

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