Pc ed altro materiale sarà inviato alla Polizia postale di Catania per essere esaminato. Si prospettano nuovi importanti sviluppi nell'inchiesta che ha portato all'arresto di quattro persone
In Procura e negli uffici della Squadra Mobile c’è la consegna del silenzio. Nessun commento, nessuna notizia sul prosieguo delle indagini dell’operazione “Seppia” che ha smascherato una rete di pedofili che da circa dieci anni operava nella zona di villa Sabin adescando decine di bambini. C’è la sensazione però che dietro quel muro di riserbo da parte degli inquirenti vi siano nuovi imminenti sviluppi.
In occasione degli arresti delle quattro persone coinvolte nell’inchieste la Polizia ha eseguito delle perquisizioni che hanno portato al sequestrato di parecchio materiale. In particolare in casa di Salvatore Raciti, il 41enne impiegato dell’Enel sono stati prelevati tre computer mentre dall’abitazione di Claudio Cisco, disoccupato di 45 anni è stato portato via parecchio materiale informatico. Il tutto adesso è stato consegnato alla sezione di i Catania della Polizia postale che cercherà di scoprire cosa sia contenuto nei pc e nel materiale sequestrati nelle due abitazioni. Il timore degli investigatori è che possano essere trovati filmati o foto che ritraggono altri minori durante rapporti sessuali con adulti. Sicuramente, invece, gli uomini della Squadra Mobile stanno cercando di identificare altre persone immortalate dalle telecamere della Polizia nei presidi villa Sabin mentre si intrattengono con dei minorenni. Presto si potrebbero conoscere i loro nomi e potrebbero scattare nuovi provvedimenti da parte della magistratura. Ecco perché la Polizia continua a rivolgere l’invito a chiunque sappia qualcosa o abbia riconosciuto dalle foto le quattro persone arrestate quali responsabili di fatti penalmente rilevanti di presentare una denuncia in Questura.
Proprio parte della denuncia di un padre coraggioso nel gennaio scorso la Polizia ha potuto smantellare la rete di pedofili. L’uomo aveva raccolto la confidenza del figlio di nove anni. Il bambino gli aveva detto che Marcantonio Russo, uno dei quattro arrestati di lunedì scorso, lo aveva avvicinato al termine di una partita di calcetto e lo aveva invitato a casa sua. Poi, dopo avergli regalato alcune figurine di calciatori, lo aveva costretto a compiere atti sessuali. Russo fu arrestato ma tornato in libertà aveva ripreso ad importunare bambini e bambine, scambiandosi anche informazioni con gli altri pedofili e utilizzando gli stessi ragazzini per adescarne altri. Grazie alle indagini della Mobile ed alle riprese delle telecamere quattro di loro sono stati arrestati e cinque indagati. Ieri, davanti al gip Arena, solo il fioraio in pensione Giuseppe Oliva, 66 anni ha
parzialmente ammesse le proprie responsabilità. Gli altri tre, Salvatore Raciti, Claudio Cisco e Marcantonio Russo si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
