La denuncia proviene dal sindacato Snaos. Gli incontri avuti nelle ultime settimane con la direzione dell’azienda, che pur condivide le posizioni dei rappresentanti sindacali, non hanno sortito alcun effetto. “Rimane la necessità di una riorganizzazione complessiva”
All’ospedale Papardo necessita una riorganizzazione interna. A discuterne nel corso di numerosi incontri avuti in questi giorni, il direttore generale Caruso e il direttore sanitario Ceratti e i rappresentanti del sindacato Snaos Renato Crescenti e Salvatore Miano. Una situazione complessa sia sotto il punto di vista dell’organizzazione dei reparti, che della disponibilità di personale. Le richieste avanzate dai due esponenti sindacali, pur se condivise dalla dirigenza, non hanno trovato alcun riscontro nei fatti.
Le segnalazioni dello Snaos. Tanti gli “appunti” che il sindacato muove sotto il profilo dell’organizzazione del nosocomio, soprattutto in relazione al reparto di Medicina Interna (ad intensità assistenziale di tipo subintensivo), dove vi sono sei medici turnisti più un medico giornaliero, ma la legge prevede la presenza di almeno dodici medici turnisti per garantire un’adeguata assistenza ai malati, ivi compresa la guardia medica interna divisionale e non interdivisionale, come invece succede da diversi anni.
Sempre nello stesso reparto, spiega il sindacato, vi sono per ogni turno di servizio solo due infermieri e, talvolta, un Oss. Anche in questo caso però si va dunque contro quanto previsto dalla legislazione, data la necessità di dover avere a disposizione almeno cinque-sei unità per ogni turno lavorativo, con conseguente notevole aggravio di lavoro, anche improprio, per gli infermieri.
Ma i paradossi non finiscono qui, perché sempre a Medicina Interna, vengono spesso ricoverati dal Pronto Soccorso pazienti affetti da patologie non inerenti suddetto settore, ma anche in gravi condizioni, anche fuori reparto su altri piani dello stabile. Tutto ciò avviene anche e soprattutto per la mancata effettiva attivazione della Attività di Osservazione Breve presso il Pronto Soccorso come la legge prevede e come proprio per tale motivo da anni presso il Pronto Soccorso esistono, ma incomprensibilmente inutilizzati, sia i relativi locali sia le relative attrezzature molto costose.
La posizione dell’azienda.
La direzione dell’azienda ospedaliera, così come specificato dai rappresentanti Crescenti e Miano, ha illustrato, punto per punto, gli ostacoli che rendono complicata la risoluzione dei problemi all’interno del reparto di Medicina Interna: rispetto alla carenza di medici, la spiegazione è una mancanza di fondi economici che invece lo Snaos non ravvede, perché in altri reparti, come quello di endocrinologia “da anni vi sono quattro medici più un primario per soli quattro ricoverati”. Disfunzioni che riguardano anche il settore infermieristico, dove all’iniziale garanzia di una copertura semestrale, si sta invece sopperendo con un servizio straordinario che porta però ad avere il medesimo numero di infermieri per turno (due e non tre) che lavorando però un carico aggiunto di lavoro non riescono a garantire ai malati la necessaria assistenza.
Per quanto invece la carenza di Operatori socio sanitari, l’azienda ha informato che il non impiego di tali figure è legato al fatto che non è stato richiesto dall’assessorato alla sanità. Immediata però l’osservazione mossa dalla Snaos: “Perché allora l’Ospedale Papardo ha preparato come Oss decine di figure professionali interne, organizzando per loro negli ultimi anni diversi Corsi di studio teorico-pratico per la formazione degli Oss, senza però passarli poi al livello professionale superiore”? E ancora: “Mancando istituzionalmente tali figure professionali degli Oss, chi deve svolgere le loro mansioni (tra cui igiene del malato e dei letti, somministrazione del vitto, dei farmaci per os e per via intramuscolare, esecuzione di clisteri evacuativi,ecc)? Devono continuare a farlo gli infermieri professionali, i quali da dieci anni la legge aveva esonerato da tali compiti?”
Interrogativi al momento senza risposta. Un’attesa che continua ad avere come uniche “vittime” i pazienti.
