Con lui a giudizio anche la figlia, un progettista ed un architetto del Comune. I lavori furono bloccali nel 2008 dalla magistratura. Il palazzo sorge a pochi metri dai binari ferroviari
Si è conclusa con quattro rinvii a giudizi ed un proscioglimento l’udienza preliminare dell’inchiesta sulla costruzione di una palazzo all’interno di un’area ferroviaria prospiciente la via Maddalena. Il Gup Walter Ignazzitto ha rinviato a giudizio il costruttore Vincenzo Vinciullo, rappresentante della -Immobiliare 4V-; la figlia Tindara Vinciullo e l’ingegnere Giacomo Papale, in qualità di progettisti dell’edificio e l’architetto del Comune Salvatore Parlato. La data del processo, davanti ai giudici del Tribunale, è stata fissata al 25 febbraio prossimo. Dovranno rispondere di violazione edilizia poiché sono stati prosciolti da quella di abuso d’ufficio. Da tutti i capi d’imputazione è stato, invece, prosciolto l’architetto del Comune Carmelo Celona.
Quella della costruzione del palazzo di via Maddalena è una storia iniziata tre anni fa. L’edificio sorge in zona H2 chenel piano regolatore risulta “aree ferroviarie – zona destinata ad impianti e servizi ferroviari, soggetti a vincolo di assoluta inedificabilità”. In quell’area insisteva una palazzina, di proprietà delle FS, in cui alloggiavano i ferrovieri in transito da Messina. In poco tempo l’impresa ottenne la trasformazione in abitazione per uso civile ed iniziarono i lavori per realizzare una palazzina privata di tre piani. Furono quattro consiglieri di An ad interessarsi del caso e far scattare un’inchiesta, grazie ad una denuncia, avviata dal sostituto procuratore Giuseppe Farinella. Su richiesta del PM il gip Maria Teresa Arena nel novembre di tre anni fa sequestrò l’intero edificio. Un mese dopo il Tdl lo dissequestrò e gli operai dell’impresa Vinciullo ripresero a lavorare. Il PM Farinella presentò un ricorso che fu accolto dalla Corte di Cassazione ed il palazzo tornò sotto sequestro. Dopo un nuovo ricorso dei legali di Vinciullo la Corte Suprema decise, questa volta in via definitiva, che al palazzo, che sorge a pochissimi metri di distanza dai binari ferroviari, andavano apposti i sigilli. Da allora i lavori non sono più ripresi.
