Al centro della relazioni il ruolo svolto negli ultimi anni dalle forze dell’ordine e dall’autorità giudiziaria per smantellare la rete delle organizzazioni mafiose. Fazio: « Esiste una zona grigia in cui l'arrendevolezza di alcuni organi dello Stato consente all'antistato di insinuarsi nei gangli vitali e trafficare illecitamente». Spazio anche ai problemi della giustizia
Aggressione ai patrimoni mafiosi, lotta alla criminalità, carenze di organico e irrisolti problemi del sistema giudiziario. Tutti temi caldi quelli affrontati nel corso della cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario svoltosi questa mattina a Palazzo Piacentini. Dalla relazione del procuratore distrettuale antimafia Guido Lo Forte, emerge chiaramente, come nel distretto la criminalita’ di stampo mafioso sia rimasta avvolta per anni in un -cono d’ombra- che le ha permesso di radicarsi e d’infestare il territorio. I sodalizi criminali della fascia tirrenica hanno cosi’ potuto strutturarsi in famiglie (Barcellona, Tortorici, Mistretta), acquisendo i metodi operativi di Cosa nostra palermitana, con la quale intrattengono intensi rapporti di affari e da cui hanno mutuato i comportamenti e il linguaggio.
Lo rileva anche il presidente della Corte d’Appello Nicolò Fazio che rifacendosi alle parole di Lo Forte, aggiunge che «le associazioni criminali, per la varieta’ degli interessi espressi dal territorio in cui sono presenti, tendono a controllare in qualsiasi modo non solo l’economia illegale, cioe’ il traffico di stupefacenti, le estorsioni e l’usura, ma anche l’economia legale, manovrando le imprese direttamente o indirettamente-. Invece i gruppi criminali del capoluogo e della fascia jonica, legati alla ‘ndrangheta calabrese e a Cosa nostra di Catania, -sono passati agevolmente dalla fase primaria di incetta delle risorse, mediante il traffico di droga e il racket, a quella ulteriore del riciclaggio e della creazione di un’imprenditoria mafiosa che opera nel campo degli appalti, dell’edilizia, dei servizi e dello smaltimento dei rifiuti».
Una distinzione territoriali tra le organizzazioni criminali operanti sul territorio che conosce però un comune denominatore nel modus operandi, quello cioè delle estorsioni, praticate a tappeto: «Questa scelta tattica, di un meccanismo pulviscolare di esercizio del racket – spiega Fazio – obbedisce a due esigenze: imporre la presenza mafiosa diffusamente e in maniera larvata, senza necessita’ di ricorrere ad azioni eclatanti, ed eliminare il rischio che richieste esose possano indurre taluna delle vittime a rompere il muro dell’omerta’». Le tangenti in provincia di Messina sono piu’ elevate di quelle che, secondo uno studio della Fondazione Chinnici, sono imposte ai commercianti del resto dell’isola nella misura media mensile di circa 400 euro. «E’ da ritenere che la presenza di queste organizzazioni mafiose – afferma il presidente della Corte d’Appello – abbia alterato e alteri la dinamica istituzionale, cioe’ che qui, come altrove, si delinei una zona grigia in cui l’arrendevolezza di alcuni organi dello Stato consente all’antistato di insinuarsi nei gangli vitali e trafficare illecitamente-. Fazio sottolinea, inoltre, come i delitti di associazione per delinquere di stampo mafioso abbiano registrato un incremento del 13,89%, passando da 36 a 41. Incrementi del 20% hanno fatto registrare poi i delitti contro la pubblica amministrazione (soprattutto l’abuso d’ufficio e l’omissione di atti di ufficio).
Per quanto riguarda la situazione del Distretto della Corte d’Appello di Messina per il presidente della Corte, Nicolo’ Fazio, non c’e’ da essere ottimisti: mancano i giudici e si fa ormai fatica a comporre i collegi e ad assicurare la regolare celebrazione delle udienze senza il supporto e la supplenza della magistratura onoraria. I posti vacanti direttivi sono quelli di presidente del Tribunale per i Minorenni, di presidente del Tribunale di Sorveglianza, di presidente del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto. Al Tribunale di Sorveglianza e’ in servizio un solo magistrato su 4 in organico; sono vuoti circa 15 posti di giudici nei Tribunali del Distretto e 3 di consigliere nella Corte di Appello; nella Procura della Repubblica di Mistretta c’e’ solo di Procuratore in servizio mentre a Patti mancano 2 sostituti su 4, a Barcellona 4 su 5 ed a Messina 7 su 28. -In una situazione siffatta – sottolinea con amarezza il presidente Fazio – sarebbe insensato pretendere rendiconti positivi, cioe’ risultati di riduzione delle pendenze, a fronte peraltro di un progressivo incremento delle sopravvenienze. E’ gia’ tanto che si sia conseguito l’obiettivo di un sostanziale contenimento dell’arretrato-. Fazio ricorda come qualsiasi giudice civile del Centro-Nord Italia gestisca un ruolo che di non piu’ di 600 affari, i giudici peloritani di primo grado siano oberati da ruoli di 1800 affari. Nella sezione lavoro si e’ registrata un’inversione di tendenza che ha portato a definire 2271 controversie contro le 1422 dell’anno precedente. Fazio poi sottolinea come i delitti di associazione per delinquere di stampo mafioso abbiano registrato un incremento del 13,89%, passando da 36 a 41. I procedimenti scaturiti da omicidi volontari sono stati 14 e 4 quelli ad opera d’ignoti; 18 invece i tentativi di omicidio (23 a carico d’ignoti). Le iscrizioni si riferiscono pero’ a fatti commessi in epoca precedente, giacche’ nel periodo in esame e’ stato commesso un solo omicidio e ne sono stati tentati 9, con un rilevante decremento. Gli omicidi colposi per incidenti stradali o infortuni sul lavoro sono invece raddoppiati. Incrementi del 20% hanno fatto registrare poi i delitti contro la pubblica amministrazione. Aumentano i reati contro il patrimonio: del 7,50% i furti semplici, mentre sono diminuiti del 17,65% quelli in abitazione e con strappo; sono aumentate le rapine del 44,68%, del 12,28% le estorsioni, i danneggiamenti (+12,09%), le truffe (+9,91%), le truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche (+52,17%), le frodi informatiche (+116,67 %) e l’usura (+33,33 %); in calo il riciclaggio (-26,67%).
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