Sensibilizzare i cittadini sul tema della sicurezza, riuscendo a coltivare le professionalità presenti sul nostro territorio. L’ing. capo incalza: «Non si deve avere paura a parlare di terremoto, è un argomento da affrontare, la gente deve sapere». Una causa comune che deve mettere all’angolo interessi settoriali
Il rischio di perdere di vista il nodo cruciale della questione, “Prevenzione del rischio sismico, crisi del settore edilizio nella provincia di Messina”, è stato sfiorato più volte, ma fortunatamente si è riusciti a rientrare nei binari. Quelli che nell’intenzione del ing.Capo del Genio Civile Gaetano Sciacca, portino alla firma di un protocollo d’intesa fra ordini professionali (ingegneri, architetti, geometri), sindacati di categoria, associazioni di settore, finalizzato alla redazione di un manifesto che sensibilizzi l’opinione pubblica sul tema sismicità e permetta al tempo stesso di sfruttare le potenzialità di tanti “liberi”, di nome e di fatto, professionisti, a causa della crisi che interessa il settore.
Diversi gli argomenti, come detto forse anche troppi, affrontati nell’incontro svoltosi nell’Ufficio dell’ing. Sciacca, figli di interessi settoriali e non della collettività. E d’altra parte, come obiettivamente affermato dagli stessi presenti, «ognuno in questa sala è portatore di interessi» che però, aggiungiamo, ed è questo l’obiettivo, devono veramente riuscire a sposarsi con la causa in questione. Perché la paura ancestrale di un nuovo grande “big-one”, è tale da spingerci spesso a volerlo ignorare, o ancora peggio, a far finta che non esista: «Quando si parla di terremoti – afferma Sciacca utilizzando una pertinente metafora medica – si assume lo stesso atteggiamento che si ha di fronte alla medicina oncologica, si fa di tutto per evitare l’argomento. Questo la città non se lo può permettere, perché di fronte al peggio dobbiamo trovarci pronti. La gente deve sapere dell’esistenza di strumenti normativi che impongono la necessità di investigare sulle condizioni strutturali dell’edificio in cui si abita, capire se sussistono requisiti di sicurezza o se al contrario è necessario intervenire». Va affermata, insomma, una cultura della prevenzione di fronte alla quale Messina, pur non potendoselo permettere, non è certo la prima della classe.
Da qui la necessità di informare la popolazione e fissare delle linee guida entro cui potersi muovere, acquisendo un vero e proprio diritto alla sicurezza. Ed è a questo punto che entrano in gioco gli “addetti ai lavori”, che sembrano, almeno a parole, aver sposato la causa dell’ing. Sciacca. Tra di loro c’è chi ritiene, su tutti l’architetto Dario La Fauci, sostenuto anche da alcuni rappresentanti dell’ordine degli Ingegneri, che senza nessuna misura coercitiva di supporto, sarà difficile catturare l’interesse di cittadini ed amministratori, che nonostante gli avvertimenti lanciati tenderebbero comunque a non prendere seriamente in considerazione il problema. Di diverso avviso Sciacca, che replica: «L’iniziativa deve partire da noi, siamo noi a dover essere propositivi, la gente ci seguirà, perché si renderà conto dell’importanza del tema. Ma se non forniamo loro gli strumenti non si andrà avanti». Il primo passo sarà quello di avviare dei corsi di formazione, in collaborazione con tutti gli enti oggi presenti, per preparare professionisti seri che, una volta contattati, saranno in grado di effettuare un’attenta ed approfondita indagine investigativa sulle condizioni dell’edificio. Da stabilire anche un tariffario comune. L’obiettivo è quello di realizzare, così come previsto dalla normativa per conoscere la “storia” di ciascun edifico, un fascicolo del fabbricato in relazione alla sua vulnerabilità e capire così se sono necessari interventi di adeguamento sismico. Un meccanismo che, se correttamente attivato, permetterebbe da un lato di tutelare il cittadino, e dall’altro aiuterebbe professionisti, operai ed imprese.
Proprio in relazione all’attuale stato di crisi che interessa il settore edile, gli “ospiti” non hanno mancato di muovere qualche critica anche all’Ing. Capo e all’amministrazione comunale (presente l’assessore al ramo Pippo Corvaja), rispetto a quello che in più occasione è stato definito “blocco dell’edilizia”. Chiare a questo proposito le parole del presidente dell’Ordine degli architetti Falzea e dell’ing. Triolo, in sostituzione del presidente dell’ordine degli ingegneri Trovato «momentaneamente fuori sede». L’accusa è quella di aver messo in atto dei meccanismi che ostacolano il lavoro di architetti ed ingegneri costretti ad «elemosinare concessioni da un ufficio all’altro». Non cambia la replica dell’ing.Sciaccia: «Questo Ufficio non ha mai voluto effettuare alcun blocco, ma invitare ad una maggiore responsabilità nel rispetto di un territorio martoriato. Condivido a pieno la linea del sindaco di Firenze: 60 mila nuovi alloggi, volume zero». Gli fa eco l’assessore Corvaja: «Si parla di volere salvaguardare il territorio ma quando vengono adottati provvedimenti in questa direzione, come fatto dal Genio Civile e dal Comune, si crea il cortocircuito. Detto questo ribadisco che l’unico vero strumento che potrà portare ad una soluzione, è la redazione del nuovo Prg, anzi spero che siate pronti a fornirci dei consigli anche in materia di accorgimenti sismici. Infine – conclude Corvaja mettendo i puntini sulle “I” – vorrei precisare che quella di Renzi (sindaco Firenze ndr) è una delibera, bisognerà vedere cosa deciderà il consiglio comunale». A buon inteditor…
Una mattinata di confronto al termine della quale facciamo il punto con l’ing. Sciacca, che da noi “stuzzicato” riconosce: «E’ vero, si è rischiato di perdere di vista l’obiettivo, ma sono deciso a portare avanti la mia idea. Già da oggi preparerò un documento sull’incontro che invierò a tutti gli interessati invitandoli a sottoscriverlo. La prossima volta firmeremo il protocollo e si partirà subito con i primi corsi di formazione. Si sbaglia chi crede che la mia sia un’iniziativa solo per “fare fumo”, la questione è troppo delicata, bisogna essere celeri, concreti e soprattutto pronti ad ogni evenienza». Perché la natura, e Messina lo ha ben imparato a proprie spese, oggi come ieri, lancia segnali ma non dà preavviso. (foto Sturiale)
