La stessa battaglia fatta con bandiere diverse. Mentre le istituzioni stanno a guardare
I sindacati confederali non sono invitati. Ci saranno solo Sfida e Gilda alla conferenza stampa del Cip (Comitato insegnanti precari) di oggi pomeriggio a Palazzo dei Leoni. Il Comitato ha scelto di seguire una strada alternativa, nonostante le rivendicazioni siano le stesse, e nonostante Sfida e Gilda abbiano, con i confederali, manifestato e condiviso dichiarazioni nel corso di questa stessa vicenda.
Nella campagna di opposizione ai tagli dei finanziamenti per la scuola troppi sembrano essere i fronti, per giunta indistinguibili nei temi e persino nelle parole usate (senza contare che la base è sempre la stessa, sono molti gli insegnanti che partecipano a tutte le manifestazioni, a prescindere dagli organizzatori). Quest’estate ha cominciato lo Sfida, aprendo la battaglia sulla diminuzione drastica dei posti di sostegno nelle scuole di grado inferiore. I sindacati confederali hanno seguito, allargando il discorso al taglio dei fondi per tutta la scuola, e alle iniziative del ministro Gelmini, giudicate vantaggiose per il bilancio dello Stato ma deleterie per il diritto allo studio.
Poi sono venuti i politici a dare manforte ai sindacati, con i Gruppi Pd alla Provincia e alla Regione che si sono esposti in favore dei manifestanti, e il PdCI, che ha intrapreso una personale strada giudiziaria contro le istituzioni che hanno messo in pratica – forse troppo diligentemente, senza badare alle esigenze reali – le nuove direttive ministeriali sulla scuola.
E quindi il Cip, che vuole mantenere salva la sua natura spontanea e evitare strumentalizzazioni politiche, che sono sempre in agguato, soprattutto in una simile selva di bandiere.
Le istituzioni, intanto, sollecitate da più parti, non hanno prodotto atti politici degni di nota. Sindaco e presidente della Provincia, invitati dal prefetto Francesco Alecci a convocare le parti intorno ad un tavolo, non hanno mai risposto, nonostante che si siano impegnati ufficialmente a prendere in carico il problema. Il presidente della Regione Raffaele Lombardo ha promesso qualche centinaia di posti in più per tutta la Sicilia, una prospettiva che appariva insufficiente, ma che neanche si è trasformata in realtà.
Nel frattempo la scuola è iniziata nonostante tutto, con centinaia di precari rimasti senza quel poco di lavoro che avevano fino all’anno scorso. E con i bambini, e i presidi, che stanno soffrendo la carenza di personale. È di questi giorni la notizia che l’Usp ha richiesto ai presidi la disponibilità di docenti di sostegno per mobilità interna alla provincia. Ciò significa che effettivamente nella provincia il bisogno di figure di supporto agli studenti disabili supera il numero disponibile, checché ne dica lo stesso Usp.
Un dato incoraggiante, comunque, nell’intrico di sigle che avanzano rivendicazioni per la scuola, è che non c’è aria di guerra intestina. I fronti saranno scoordinati, sospettosi, ma almeno sono solidali e leali. Unica eccezione l’accusa, di qualche settimana fa, del PdCI alla Flc Cgil di contrattare sottobanco con l’Usp. Accusa rivelatasi subito infondata. Nel senso della collaborazione Grazia Maria Pistorino, segretario provinciale Flc Cgil, ha dichiarato, a proposito dell’iniziativa di oggi pomeriggio del Cip: «Qualunque intervento in difesa dell’integrazione e del diritto allo studio è benvenuto, da chiunque venga. La battaglia dei precari è legittima, simili iniziative sono il sale della democrazia».
Stesso tono ha il comunicato del PdCI in sostegno alla manifestazione -Accendi una luce per la scuola-, in programma a Messina, sabato 18 ottobre 2008, per iniziativa dei sindacati Sfida e Gilda e del Cip.
Il PdCI invita il sindacato delle famiglie a continuare, nelle sedi istituzionali e legali opportune, la lotta «affinché, a norma della legge n. 104/1992 e dei relativi decreti applicativi, a tutti i disabili, che hanno fatto regolare richiesta attraverso le scuole, venga riconosciuto il diritto all’insegnamento di sostegno, senza alcuna riduzione di orario e di personale. Invita, altresì, gli insegnanti di sostegno a rifiutare e a denunciare eventuali accorpamenti di alunni disabili appartenenti a più classi in una stessa classe, in quanto le -classi differenziali-, che, in tal caso, si formerebbero di fatto, sono escluse dalla legge n. 118/1971».
Sostiene, inoltre, lo sciopero generale della scuola, organizzato, per il 17 ottobre dai sindacati di base, e appoggia lo sciopero generale del 30 ottobre, indetto dai sindacati confederali.
A proposito dell’idea delle -classi ponte- infine, che dovrebbero accorpare gli alunni stranieri che non parlano bene l’italiano, il PdCI sostiene che costituirebbero solo dei ghetti ed esprime tutta la propria contrarietà.
