Sono otto gli avvisi di conclusione indagini per altrettanti indagati nell’indagine che ha preso le mosse dall’attività dell’ex procuratore aggiunto Pino Siciliano. Dodici invece i capi d’imputazione che vanno dalla tentata concussione alla rivelazione di segreto d’ufficio, dal favoreggiamento alla concussione, dall’abuso d’ufficio alla corruzione, dal falso ideologico alla truffa. Ma nel fascicolo sul tavolo della Procura reggina c’è anche una lunga lista di atti d’indagine, dichiarazioni di persone informate sui fatti, intercettazioni ambientali e telefoniche e un elenco di due pagine di informative della Squadra Mobile di Messina. L’inchiesta coordinata dal procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e dal suo sostituto Beatrice Ronchi portò nel 2009 all’arresto dell’ex procuratore aggiunto di Messina Pino Siciliano, che fu ristretto ai domiciliari. Ma dall’attività del magistrato si arrivò ad all’Università, al Policlinico e persino l’Ufficio urbanistica del Comune.
Questi i nomi degli indagati: l’ex procuratore aggiunto di Messina Pino Siciliano; l’ex segretario provinciale dell’Udc di Messina Michele Caudo; il liquidatore della Spa Impregilo Domenico Occhipinti; il rettore dell’Università di Messina Francesco Tomasello; il prof. Aldo Tigano, docente di Diritto amministrativo alla facoltà di Giurisprudenza di Messina; il medico Adolfo De Meo; il figlio dell’ex procuratore aggiunto, il ricercatore universitario Francesco Siciliano e l’avvocato Fabrizio Maimone Ansaldo Patti.
