Un lungo elenco di responsabilità che le sigle sindacali attribuiscono all'amministrazione comunale nel mancato piano di rilancio dell'azienda
Consentire all’Atm di assolvere ai propri compiti, oppure lasciarla spegnere in queste condizioni. Queste le uniche due alternative che le sigle sindacali di Cgil, Cisl e Uil prospettano per il futuro dell’azienda di trasporto pubblico della città. In documento sottoscritto congiuntamente e inviato al prefetto Alecci, i rappresentanti Testa, Foti e Lasagni scendono in difesa dei lavoratori, giunti al sessantottesimo giorno senza percepire salario ma al tempo stesso addidati di essere gli unici responsabili dello sfacio aziendale.
“Si tratta di una crisi che si ripete ciclicamente da anni ma che l’amministrazione comunale proprietaria dell’ente – scrivono i sindacati – pare ormai ritenere una normale abitudine e non un fondamentale problema da risolvere”. Lungo l’elenco delle responsabilità che i rappresentanti dei lavoratori imputano alla gestione complessiva dell’azienda a causa delle -mancanze- di Palazzo Zanca: “La somma che il Comune di Messina destina a questo servizio è rimasta inalterata da dieci anni, e con quegli stessi soldi l’Atm ha dovuto gestire la tranvia, riparare i mezzi sempre più obsoleti, applicare i normali adeguamenti contrattuali, e financo pagare per intero la costruzione della sede di via La Farina, che però, quasi per beffa, figura ancora tra gli immobili di proprietà comunale. Nessun trasferimento di mezzi nuovi, come fatto per Catania e Palermo, ed entrate che poggiano per buona parte solo sui contributi regionale e comunale che, al netto dei debiti verso i creditori e delle rate per l’esposizione bancaria, riescono appena a coprire gli stipendi”.
I sindacati rimangono convinti del fatto che Messina potrebbe continuare ad avere una sua azienda di trasporto pubblico a condizione che il Comune e la dirigenza, di concerto, attuino un piano di rilancio che non rappresenterebbe un aggravio per le case dell’amministrazione perchè eviterebbe di continuare a mantenere in vita un’azienda sempre più piccola, che macina debiti ed inutile alle esigenze dei cittadini. “Risulterà dunque difficile tentare di governare una protesta che ha responsabilità ben precise” concludono i sindacati che chiedono la mediazione del prefetto per attivare un urgente tavolo di confronto con azienda, amministrazione comunale e sindacati.
