Oltre seicento i nuclei familiari che a vario titolo occupano abusivamente alloggi di proprietà del comune: un’emergenza che il dipartimento risanamento non può più affrontare “in solitaria”. Necessario un impegno congiunto e sottoscritto tra istituzioni e forze dell’ordine
Recarsi sul luogo di lavoro, eccezion fatta per qualche “isola felice”, non è mai cosa piacevole. E nel caso degli uffici comunali di via Trento, Dipartimento Politiche della casa – Risanamento – Edilizia residenziale pubblica, lo è ancora meno. Ad “appesantire” l’aria nei corridoi e nelle stanze stracolme di incartamenti che racchiudono date, nomi e numeri di quanti ancora attendono un alloggio o di chi invece una casa la occupa senza diritto, la notizia del nuovo atto intidimidatorio ai danni di Vincenzo Palana, ex-funzionario dell’ufficio Servizio Fitti attivi del dipartimento Patrimonio e da poco dirigente dell’area-amministrativa dell’Ato Idrico (vedi correlato).
Non passa giorno senza che una delegazione di abitanti di una delle zone ricadenti in ambito di risanamento, decida di far visita in via Trento chiedendo “aggiornamenti” sull’assegnazione della casa. Un’assegnazione che tutti, ovviamente, considerano legittima e sacrosanta, ma che molto spesso non lo è. Per non parlare poi di chi, magari a seguito di un’ordinanza di sgombero ancora da eseguire o sul punto di essere seguita, fa di tutto per non abbandonare la baracca o l’alloggio indebitamente occupato (anche fingendosi malato/a) . E ciò a spese di chi, invece, quella casa la deve avere di diritto e nell’attesa si trova costretta a vivere in condizioni di assoluto degrado. Ed ecco quindi che all’emergenza risanamento si somma l’emergenza sociale, ma questa è un’altra storia…
Dagli uffici del risanamento parte dunque un vero e proprio grido d’allarme con destinazione Piazza Municipio: un sos che nei prossimi giorni verrà messo nero su bianco con una lettera inviata direttamente al primo cittadino Giuseppe Buzzanca, per discutere in modo organico del “fenomeno morosità”, che comprende diverse casistiche.
Primo caso. 380 nuclei familiari occupano legittimamente alloggi comunali ma sono sprovvisti di contratto di locazione: si tratta cioè di molte delle famiglie a cui, nel corso degli anni’90, è stato dato diretto possesso delle abitazioni, senza un regolare contratto, ma che successivamente non hanno più regolarizzato la propria posizione diventano dunque morosi. Il primo passo è la decadenza di assegnazione.
Secondo caso. 106 nuclei familiari occupano abusivamente (quindi senza alcun diritto) alloggi comunali
Terzo caso. Un’ottantina le famiglie da sgomberare negli alloggi temporaneamente messi a disposizione (24 mesi) dal Comune mediante il bando emergenza abitativa, ma per le quali il beneficio è già ampiamente scaduto
Quarto caso. 25 famiglie occupano abusivamente baracche da demolire perché ricadenti in ambito di risanamento
Quinto caso. Un trentina i nuclei familiari che occupano baracche inagibili e che sono stati raggiunti da ordinanze sindacali di sgombero per questioni di pubblica incolumità.
Un puzzle estremamente complesso in cui i tasselli riescono con difficoltà a trovare il giusto incastro: oltre infatti a profilarsi un danno erariale di notevole entità a discapito delle casse comunali, l’elevato numero di interventi che prima o dopo si renderanno necessari, pone il dipartimento risanamento in posizione di netto “svantaggio”, sia in termini di uomini che di organizzazione. L’esecuzione di una procedura di sgombero (ed è già un’impresa riuscirci al primo tentativo) diventa infatti in molti casi, a torto o ragione, una sorta di “teatrino” che vede attori protagonisti non solo i diritti interessati – istituzioni e forze dell’ordine da un lato, occupanti abusivi dall’altro – ma un intero quartiere: si tenta una mediazione spesso inutile, gli animi si surriscaldano, l’intervento viene fermato per ritrovarsi punto e a capo il giorno successivo. Ultimissimo caso quello di due giorni fa a Santa Lucia Sopra Contesse, contrada Fornace, nel corso del quale il commissario Scarcella, sempre in prima linea nella lotta all’abusivismo degli alloggi, è stato colto da malore e ricoverato d’urgenza al Policlinico.
A questo punto però corre obbligo di fare un salto indietro nel tempo. Che la “pratica degli sgomberi” non sia una faccenda da poter sbrigare nel giro di qualche ora, sembrano averlo ben chiaro, almeno a parole, tutti gli enti interessati: Comune, Iacp, Forze dell’Ordine. A dimostrarlo il “patto di ferro” (vedi articolo correlato in basso) stretto verbalmente il 25 maggio del 2009 tra gli enti sopra citati, che proposero la creazione di una task force “anti-abusivismo” per il recupero degli alloggi indebitamente occupati. Non solo, tra i buoni propositi anche la costituzione di nuclei di accertamento misti composti da Funzionari Comunali, dell’IACP ed agenti di Polizia Municipale, per accertare e verificare sul campo la regolarità delle occupazioni, ed infine la creazione di una banca dati comune tra Comune (Risanamento, Patrimonio ed Anagrafe) ed Istituto Autonomo al fine di operare dei riscontri incrociati ed in tempo reale.
Tante intenzioni, ma per il momento niente di più. Resta però da capire quale siano gli strumenti che l’amministrazione, ancor di più dopo l’appello lanciato dal dipartimento risanamento, intenda mettere in campo per arginare il problema dell’occupazione abusiva degli alloggi comunali, sgomberati di giorno e rioccupati di notte. Palazzo Zanca, come la Penelope di Omero, intesse la tela per poi disfarla.(Elena De Pasquale)
