Giuseppe Restifo (nella foto), portavoce della Rete di ecologia sociale-Verdi interviene su alcune dichiarazioni rese dal sovrintendente ai Beni culturali, Gianfilippo Villari parlando del sito archeologico scoperto in via La Farina. La Rete di ecologia sociale-Verdi osserva che non compete al sovrintendente porsi il problema: -è necessario coniugare le ragioni della tutela con le ragioni dello sviluppo, cioè di chi deve realizzare un complesso edilizio-.
“Non tocca a chi ha il compito istituzionale di difendere i Beni culturali preoccuparsi di -trovare un punto d’incontro con l’interesse del privato- – spiega Restifo – Perché se pure il sovrintendente parte già con l’intenzione di mediare su ciò che non è mediabile, in quanto bene di prevalente interesse collettivo, il destino dell’area archeologica di via La Farina appare segnato: finire in un sottoscala del costruendo Palazzo Colapesce. D’altronde è questa la sorte toccata già a un tratto delle mura greche in prossimità di piazza Trombetta ed è la sorte prefigurata per l’area dell’agorà greca fra piazza Duomo e il palazzo dei Leoni. Per non parlare dei resti di abitazioni dell’ottavo secolo avanti Cristo, spostati dalla sede dell’hotel Royal alla villetta antistante, dove sono diventati -quattro pietre- fuori posto e assolutamente anonime-.
“Al cittadino Villari la Rete di ecologia sociale-Verdi inoltre contesta l’idea di sviluppo, che consisterebbe nel -realizzare un complesso edilizio-. Niente di originale: la stessa pervicace idea che ha portato a un calo degli addetti dello stesso settore edilizio, a una devastazione del territorio senza pari e all’emigrazione proprio di quelle risorse umane più adatte alla valorizzazione dei Beni culturali-.
“Il cittadino e sovrintendente Villari invece traccia a se stesso e a tutta la società civile un percorso: -Peccato che in Sicilia non è ancora applicata la legge sul cosiddetto ‘Impatto archeologico’, che risolve parecchi problemi e prevede indennizzi ai proprietari e snellisce le procedure burocratiche-. L’attivazione di questa legge non dovrebbe essere difficile a tutti gli onorevoli che in questi anni hanno -visitato- la Soprintendenza, spesso – ma sarà stato un caso – in periodo elettorale, e che sempre hanno dichiarato di avere a cuore i Beni culturali messinesi-.
“L’attivazione di quella legge consentirebbe la salvaguardia dell’intera area interna al Palazzo Colapesce, la sua protezione e la sua fruizione, lasciando all’arch. Geraci l’attraente compito di misurarsi con la ricostruzione dei beni edilizi già esistenti-.
(nella foto di Dino Sturiale)
