Aggiudicati gli appalti per assistenza domiciliare anziani, Casa Serena, trasporto portatori di handicap, assistenza domiciliare famiglie dei portatori di handicap e assistenza nelle scuole. Nei prossimi giorni Cag e asili nido
In un clima non proprio sereno, caratterizzato da denunce, esposti e quant’altro, si sono concluse stamani cinque d
elle nove gare per i servizi sociali. Appalti aggiudicati, in sostanza, a chi già svolgeva i singoli servizi prima dei nuovi bandi (attesi da tre anni, periodo in cui si è andato avanti a suon di proroghe). Ecco il dettaglio di come si sono svolte le procedure stamani a Palazzo Satellite, sede del dipartimento Servizi sociali del Comune. L’assistenza domiciliare alle famiglie dei portatori di handicap è andata, col massimo del punteggio, all’Ati composta da Azione Sociale, Nuove Solidarietà e Faro 85, solo secondo posto per la catanese Solco. Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare agli anziani, a vincere è stata anche qui un’Ati, composta da Azione Sociale, Nuova Presenza e Faro 85. Secondo posto per la cooperativa Genesi, che però preannuncia battaglia su questo e altri fronti, dopo aver richiesto, nelle scorse settimane, una verifica delle posizioni fiscali delle altre cooperative. Casa Serena ha avuto un solo concorrente, di fatto: Azione Sociale, che vince col massimo del punteggio, rimasta sola perché l’altra cooperativa che aveva presentato offerta, la Maresol, era stata esclusa dalla commissione di gara. Il servizio di assistenza e il trasporto dei portatori di handicap nelle scuole va a Progetto Vita, la cooperativa subentrata alla Futura nell’estate scorsa. Completano il “podio” Genesi e Nuova Presenza. Ed è proprio Nuova Presenza, invece, ad aggiudicarsi il servizio di trasporto dei portatori di handicap nei centri occupazionali riabilitativi, ultimo appalto assegnato oggi. Nei prossimi giorni, a partire dal 25 marzo, si procederà con i Cag (Centri di aggregazione giovanile) e gli asili nido. Una corsa contro il tempo, perché i nuovi servizi dovrebbero partire il 1. aprile.
IL CASO COOPERATIVA FUTURA: LA LETTERA
Intanto Natalina Liotta, presidente della cooperativa Futura, al centro di infinite polemiche da mesi, ha inviato una lettera aperta ad autorità, istituzioni, media, lavoratori e al Comune in testa. Lettera che pubblichiamo integralmente:
«La vicenda della Cooperativa Futura, assai più complessa e articolata di quanto sembri a prima vista merita doverose precisazioni e argomentazioni a beneficio delle autorità, delle istituzioni, della cittadinanza, della pubblica opinione. Questa è la strada chiara e trasparente che si intende percorrere. Accanto alle ragioni dei lavoratori bisogna parimenti conoscere quelle della cooperativa stessa. Conoscere i fatti reali, la loro cronologia, l’oggetto del contendere, le parti in causa, le diverse responsabilità,gli scenari,le opportunità, i limiti, le conseguenze di esito possibile sui diversi piani sociale, giuridico, economico, lavorativo. I protagonisti fondamentalmente sono tre: i Lavoratori, la Cooperativa, il Comune. Quest’ultimo, com’e’ noto nel tempo ha affidato, in virtù di una gara e di successive proroghe, l’erogazione di alcuni servizi sociali ( assistenza e trasporto ai portatori di handicap secolarizzati, trasporto ai centri occupazionali riabilitativi, assistenza domiciliare anziani, centro di aggregazione giovanile di Bordonaro, ecc.) alla Cooperativa Futura. La Cooperativa Futura, in virtù del servizio di cui era concessionaria, ha potuto nell’arco di più di vent’anni offrire lavoro stabile a tempo indeterminato a più di 170 persone, in organico fino all’Agosto scorso, quando si è stati ingiustamente esclusi dal rinnovo delle concessioni, causa questa scatenante dei problemi economico – finanziari della Cooperativa all’origine delle proteste dei lavoratori. E’ questo il punto da cui partire per comprendere le recriminazioni, in parte fondate, dei lavoratori».
La grande bagarre delle ultime settimane i presidi dei lavoratori, l’occupazione anche notturna di sedi pubbliche, le lettere alle autorità, gli esposti, vertono sostanzialmente su quattro o a seconda dei casi, cinque mesi di retribuzione arretrata. Si badi bene che dal mese di Agosto, i lavoratori sono stati, quasi tutti, assorbiti da altre cooperative e quindi da allora ad adesso da queste vengono pagati,si spera con maggiore regolarità. I lavoratori dalle Cooperativa Futura, quindi rivendicano, peraltro giustamente, sebbene attraverso proteste fuori misura, nei modi e nelle forme, di essere pagati. Pochi però sanno che difficilmente la Cooperativa Futura ha mai potuto pagare con regolarità i suoi lavoratori, visto che i ritardi con cui il Comune a sua volta la pagava erano di parecchi mesi, e, conseguentemente in più occasioni, ha anticipato le retribuzioni. La Cooperativa, si ribadisce, era in grado di pagare le retribuzioni, soltanto quando era pagata dal Comune. Se si blocca il meccanismo tutto si inceppa,com’è infatti puntualmente accaduto. Purtroppo è l’ente Comune ad avere avuto, grandi responsabilità per l’evolversi negativo della vicenda. La cooperativa non è una azienda , è mutualità sociale. I bilanci, nel caso della Futura, sono chiari, trasparenti, sottoposti per legge a vigilanza, mai sarebbero stati possibili raggiri, truffe, interessi privati, sottrazione di denaro. Tutto è verificato e verificabile, per legge. La Cooperativa Futura, è dunque ad oggi, creditrice del Comune. Il mancato pagamento tempestivo da parte del Comune, delle sue spettanze, ha determinato quindi il blocco del pagamento delle retribuzioni e degli oneri previdenziali e assicurativi. Il Comune infatti eseguiva l’ultimo pagamento alla Cooperativa nel mese di Aprile 2010, pur continuando la stessa i servizi fino al mese di agosto. In questi ultimi mesi la Cooperativa non pagava le retribuzioni e gli oneri connessi.
Sbagliano i lavoratori però a ritenere di loro completa pertinenza i crediti vantati dalla Cooperativa Futura con il Comune: quelle somme devono anche servire a pagare tutte le altre voci dovute per legge allo Stato.
Ripercorriamo brevemente l’accaduto. Intanto il mancato pagamento da parte del Comune del corrispettivo per il servizio ha comportato la cessazione dell’attività della Cooperativa. I lavoratori, per ottenere attenzione, si appellano alla Procura con una denuncia che inviano anche al Prefetto, al Presidente della Repubblica e ai media; chiamano in giudizio il Comune quale debitore della Cooperativa e la Cooperativa stessa per ottenere il pagamento del credito. Ma non basta; i lavoratori promuovono anche azioni giudiziarie davanti al Giudice del lavoro.Tuttavia, nell’ambito dei singoli giudizi sorgono, ovviamente, contestazioni sollevate dal Comune e dalla Cooperativa. Sostanzialmente il credito preteso dai lavoratori è sproporzionato rispetto a quello dovuto. Esiste, quindi, una contestazione sul quantum. Tale conflittualità comporta tempi necessari per l’accertamento delle pretese dei lavoratori.
A questo punto si scontrano tre tesi diverse e tre scenari:
L’Assessore al Lavoro del Comune, Carmelo Capone, ha convocato i legali della Cooperativa; Il Comune dichiara, per voce sua, di volere procedere al pagamento dei singoli lavoratori sulla scorta delle buste paga emesse dalla Cooperativa.
A sua volta, invece, la Cooperativa Futura sostiene che sussistendo contrasto sul quantum da corrispondere ai lavoratori bisogna attendere l’esito dei giudizi e poi provvedere al pagamento delle loro spettanze. In alternativa, la Cooperativa sottoscriverebbe una transazione, cioè un accordo bonario tra Cooperativa, lavoratori e Comune in cui si quantifichi la corretta pretesa creditoria dei lavoratori; l’accordo dovrebbe, comunque, essere sottoscritto innanzi all’autorità giudiziaria che garantisce la chiusura della lite.
Chiaramente in mancanza dell’accordo transattivo l’unica strada proponibile al Comune, anche a sua tutela, secondo i legali della Cooperativa, sarebbe quella del “sequestro liberatorio” ( art.687 c.p.c. ); uno strumento processuale, questo, finalizzato a “ liberare il Comune dal proprio debito nei confronti della Cooperativa. La liberazione del debito si perfezionerebbe attraverso il versamento delle somme di circa €. 550.000,00 direttamente al Giudice del lavoro, il quale provvederà, successivamente alla verifica dei singoli crediti, a liquidare il dovuto ai lavoratori. Naturalmente bisogn
