-Mani in alto o sparo- era la classica minaccia che facevano un tempo i rapinatori quando si apprestavano a compiere il colpo. Pistola in pugno, imbracciando un fucile a canne mozze o al massimo con una pistola giocattolo privata opportunamente del tappo rosso il bandito terrorizzava le sue vittime e si faceva consegnare denaro, gioielli o quant’altro. Oggi sta prendendo piede una nuova incredibile tendenza: la rapina a mano disarmata. Strano a dirsi ed a pensarci ma vero. Sono sempre più numerosi i casi di malviventi che si presentano al cospetto delle vittime con la sola forza minacciosa della propria voce e niente di più. E, naturalmente, portano a segno il colpo. L’ultimo ieri mattina nell’agenzia 4 della Banca Intesa in via Pietro Longo. L’istituto si trova in pieno centro, praticamente sul viale Boccetta, ma il rapinatore non si è certo curato di scegliere una banca più isolata. Vi ha fatto irruzione a volto rigorosamente scoperto. Con un balzo ha saltato il bancone e si è presentato a tu per tu con uno dei cassieri. Senza armi ma urlando e gesticolando come un ossesso non ci ha messo molto a convincere il bancario a versargli 2000 euro in contanti. Poi, ricomponendosi e recuperando il suo self control, ha guadagnato l’uscita e si è allontanato a piedi. Una rapina semplice, semplice e senza intoppi. Certamente meglio che un conflitto a fuoco con spargimento di sangue. Ma gli interrogativi rimangono. Ma davvero basta così poco per rapinare una banca in questa città? E i sistemi d’allarme, le banconote civetta, i metronotte che fine hanno fatto? L’unica risposta plausibile è questa: alle banche costa meno una tranquilla rapina che attivare costosi sistemi d’allarme o rischiare il minimo incidente all’interno dell’istituto. Con buona pace di chi predica più impegno nella lotta al crimine.
