Vicino il “verdetto” sul Piano regolatore del Porto. Ma Messina rimane ai margini delle strategie regionali

Vicino il “verdetto” sul Piano regolatore del Porto. Ma Messina rimane ai margini delle strategie regionali

Vicino il “verdetto” sul Piano regolatore del Porto. Ma Messina rimane ai margini delle strategie regionali

giovedì 05 Novembre 2009 - 09:35

Il 21 novembre si pronuncerà il Consiglio superiore dei Lavori pubblici. Ecco la mappa delle strategie portuali oggi in atto: Termini Imerese e l’interporto di Catania sembrano attirare tutte le attenzioni. “Limitato” il potenziale della piattaforma di Tremestieri

Messina è da sempre considerata la porta della Sicilia. Ma proprio nei giorni in cui si torna insistentemente a parlare di Ponte sullo Stretto, rischiamo di diventare “la porta di servizio” della Sicilia. Fuori dalle grandi strategie in atto nella regione sulle politiche del mare e dei sistemi portuali, fuori dalla società che più di altre sta disegnando il futuro dei trasporti siciliani, la Società Interporti Siciliani. Fuori, o comunque in “periferia”. E meno male che abbiamo due mari. Facciamo queste considerazioni proprio nei giorni in cui si avvia a conclusione l’iter amministrativo del Piano regolatore del Porto. Dopo essersi riempito di polvere per mesi nei cassetti di Palazzo Zanca (fu il commissario Sinatra ad approvarlo), il piano redatto durante l’era Garofalo dell’Autorità portuale e completato nella prima fase della gestione Lo Bosco è vicino ad ottenere un “verdetto” dal Consiglio superiore dei Lavori pubblici. Venerdì scorso è stato illustrato ai membri del Consiglio dal direttore tecnico dell’Authority Francesco Di Sarcina e dall’assessore allo Sviluppo Economico del Comune Gianfranco Scoglio, il parere definitivo è atteso per la seduta prevista per il 21 novembre. Nessuno si sbilancia sull’esito, anche se è legittimo pensare che il Piano verrà approvato, seppur con alcune prescrizioni (sulle quali, oggi, è impossibile azzardare previsioni).

Sembra proprio questo, allora, il momento giusto per chiedersi come il sistema portuale di Messina e del suo “circondario” (nell’alveo delle competenze dell’Authority rientrano anche Milazzo e Giammoro) si innesta nel più ampio contesto delle strategie che a livello regionale si stanno seguendo in questo campo. E la risposta che ne viene fuori non è delle più ottimistiche, tutt’altro. L’impressione che si ricava da un rapido giro d’orizzonte su quanto sta avvenendo in Sicilia nel campo portuale è che ancora una volta il destino di Messina è quello di trovarsi ai margini. Il primo punto di riferimento, in questo ragionamento, non può che essere la Società Interporti Siciliani: è una società ad azionariato totalmente pubblico che, si legge nel suo sito, «ha adottato una strategia complessiva di rilancio della multi modalità e integrazione della logistica per lo sviluppo unitario del territorio siciliano». Può Messina essere fuori da una strategia del genere? Sì, può.

GRANDI PROGETTI A TERMINI IMERESE

Tra gli azionisti della S.I.S. troviamo: le camere di commercio di Catania, Palermo e Siracusa; i comuni di Catania e Termini Imerese; l’Autorità portuale di Palermo; i consorzi Asi di Catania, Palermo e del Calatino; l’Autorità portuale di Palermo; le Province di Catania e Palermo; l’Ast (Azienda Siciliana Trasporti). Cercate Messina? Non la troverete. Ci si potrebbe chiedere perché Termini Imerese sì e Messina no. Basta indagare su cosa si sta progettando nel comune della provincia di Palermo. E’ uno dei due progetti principali della S.I.S.: l’Interporto di Termini Imerese. Un complesso intermodale che ha, tra i suoi obiettivi, «realizzare un’infrastruttura a servizio delle aree di produzione e di consumo della Sicilia occidentale, servita dalle principali infrastrutture stradali, ferroviarie e portuali e strettamente integrata con l’Asi di Palermo; garantire la combinazione dei carichi per successive operazioni di trasporto e di inoltre ad altre aree di scambio, come ad esempio il Nord Europa e verso i porti del Mediterraneo; supportare lo sviluppo del trasporto Ro-Ro», e molto altro ancora. Insomma, un progetto di vastissime proporzioni, che si sposa perfettamente con l’ultima grossa novità nel campo delle autostrade del mare: la nascita della T-Link navigazione Spa, la società con sede a Palermo che da metà aprile opererà sulla rotta Termini Imerese – Genova Voltri. Tra i soci della T-Link figura, con una quota del 15%, la Caronte&Tourist dei Franza.

L’INTERPORTO DI CATANIA

L’altro grande progetto al quale lavora la S.I.S. è l’Interporto di Catania. E’ in fase di costruzione nella zona sud di Catania, tra la stazione Bicocca e la zona industriale del centro etneo. Parliamo di un’area di 212 mila metri quadrati, divisi in un Polo logistico e un’Area di sosta, interamente collegata sia con la linea ferroviaria che, ovviamente, con la rete stradale e autostradale. La nascita dell’Interporto, che avrà in Catania e Siracusa le città maggiormente coinvolte, potrebbe far accantonare definitivamente il progetto del Polo portuale di Augusta, emerso negli anni scorsi. I numeri sono più che importanti: si prevede che nel 2010 transiteranno da Bicocca almeno due milioni di tonnellate di merci. A realizzarlo la Network Terminali Siciliani Spa, società costituita da S.I.S. insieme a Rfi. Si ricorderanno, infatti, le polemiche sollevate nel consiglio comunale di Messina quando si ricordò che proprio il presidente dell’Autorità portuale peloritana, Dario Lo Bosco, è consigliere d’amministrazione di Rfi: fu agitata l’ombra del conflitto d’interessi, addirittura fu votato un ordine del giorno al riguardo, ma come spesso accade a Palazzo Zanca non ci fu un seguito.

E MESSINA?

Il “pensare in grande” che, come abbiamo potuto constatare, caratterizza i progetti di Termini Imerese e Catania, non sembra riscontrabile a Messina. Si fa un gran parlare della piattaforma logistica di Tremestieri, ma i quesiti che bisogna porsi sono due: quanto vasto può essere l’indotto del cosiddetto “secondo approdo”? E’ stata fatta una scelta giusta quando si è deciso di realizzare lì la cosiddetta piattaforma? Il porto di Tremestieri assolverà (e in parte già assolve) prima di tutto ad un grande, nobile scopo: liberare il centro della città dalla “schiavitù” dei Tir che per anni hanno attraversato Messina per raggiungere la Rada San Francesco. Ma poi? Lo stesso Piano regolatore del Porto, a questo proposito, ci dice che saranno essenzialmente tre le attività che si svolgeranno nell’approdo a sud: traghettamento, autostrade del mare e cantieristica, quest’ultima «al servizio prevalentemente della manutenzione dei traghetti dello Stretto». Altro è, ad esempio, la gestione del cosiddetto traffico “non accompagnato”, come ci spiega Sebastiano Pino del Sasmant: «E’ il tipo di traffico che ormai si predilige: i camionisti fanno viaggiare sulle navi solo i carichi, andandoli a ritirare direttamente ai porti. Per consentire questo, considerando che una Cartour imbarca mezzi per più di 2 chilometri di capienza, ci vogliono enormi aree di stoccaggio che, al momento, non sono previste». Gli spazi, dunque, penalizzano fortemente Tremestieri (lo stesso Piano regolatore del Porto definisce «non certo particolarmente favorevoli» le caratteristiche del sito), ma anche un traffico che va sempre diminuendo (da qui la decisione del più importante gruppo armatoriale messinese di investire a Termini).

Ecco perché è lecito, rispondendo con una domanda al secondo nostro quesito, chiedersi se non fosse Giammoro la localizzazione più adatta ad una piattaforma logistica. Qui il cosiddetto “retroterra” offre spazi molto più vasti e il collegamento dell’autostrada, vero punto di forza di Tremestieri, troverebbe analoga soluzione. Nel Piano regolatore del Porto si parla del nuovo pontile di Giammoro: «La quasi totalità dei traffici commerciali con navi tradizionali e modalità LoLo che fanno attualmente capo al porto di Messina – si legge – è costituita da prodotti siderurgici, destinati nel prossimo futuro ad essere movimentati sul nuovo pontile di Giammoro, in prossimità di Milazzo». Punto. Un ragionamento più complesso, dunque, con il quale considerare Messina, Giammoro e Milazzo elementi di un “distretto” portuale davvero logistico, sembra lontano dalla realtà dai fatti. Basta fare il paragone con una città che spesso, per caratteristiche, viene accostata a Messina: Genova. Qui il porto, sul quale Rfi ha investito parecchio, è suddiviso in più aree specializzate: una zona petroli, una passeggeri, una container, una traghetti. Ma è il sistema portuale che è diverso, coinvolgendo e facendo convergere interessi e progettualità di più centri (su tutti Genova stessa, La Spezia e Savona). Gli interessi, parola magica. Sono quelli, in fondo, a regolare tutto e a far girare il mondo. Vi proponiamo allora una scommessa. Ipotizziamo di avere una bilancia: su un piatto l’interesse a fare di Messina un centro portuale avanzato, più vasto di quello attuale e dunque attrattore di diversi investimenti “esterni”; sull’altro, invece, l’interesse a mantenere lo “status quo”, cioè il sistema oggi vigente, semplicemente “trasferito” dal centro a sud. Secondo voi, da che lato penderebbe la bilancia?

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