Conversazioni al Museo Regionale di Messina
Ghiotta occasione, oggi, per gli amanti dell’arte pittorica ed in particolare per coloro che apprezzano Antonello da Messina e tutti i “misteri” che ancora aleggiano sulla sua figura e sulla sua produzione artistica.
Si è tenuta, infatti, presso i locali del Museo Regionale di Messina la prima delle tre Conversazioni su Antonello.
La dottoressa Alessandra Migliorato, funzionario dell’Ente museale e storica dell’arte, ha intrattenuto i numerosi presenti sui tre capolavori oggetto della chiacchierata domenicale, e cioè la Tavoletta “bifronte”, il Polittico di San Gregorio e l’ Annunciata.
Prima, però, di addentrarsi nell’analisi dei dipinti, la Dr.ssa Migliorato ha proceduto ad un excursus biografico dell’artista, mettendo in evidenza gli studi, le influenze e i cambiamenti stilistici intervenuti durante la vita del grande Maestro.
La Tavoletta “double-face”, raffigurante sul recto la Madonna con Bambino benedicente e un francescano in adorazione mentre sul verso Cristo in pietà, fa parte di quella produzione tipica dell’epoca che veniva adoperata per la devozione privata; questo tipo di oggetto sacro era ripetutamente sottoposto all’usanza del baciare l’immagine per devozione, creando notevoli danni all’ opera.
La Tavoletta è stata acquisita nel 2003 grazie alla vendita effettuata presso la Casa d’aste Christie’s di Londra.
La critica non è ancora del tutto unanime nell’attribuire questo dipinto ad Antonello.
Il secondo lavoro illustrato dal funzionario museale, invece, il Polittico di S. Gregorio, porta ben leggibile la firma del grande Maestro.
L’opera del 1473 è forse quella più “certa” fra quelle di Antonello; le figure in essa rappresentate mostrano una notevole maestosità e grandi volumi; qui la dott.ssa Migliorato ha focalizzato l’attenzione dei presenti sulla bellezza dei volti (sia del Bambino che della Madonna) e sulla ricerca dei minimi dettagli (perline, vestiti e lucentezza degli abiti, cartellino con la firma, etc.).
Insomma, da un’attenta analisi dell’opera si può affermare che Antonello avesse un’ottima conoscenza della pittura fiamminga e di quella provenzale.
L’ultimo dipinto preso in considerazione è stato quello dell’Annunciata: opera matura che ha “consacrato” Antonello da Messina come grande pittore del 400.
L’Annunciata esprime, infatti, il culmine di una parabola artistica che merita un posto di rilievo nell’arte rinascimentale.
Purtroppo, il dipinto subì nell’ottocento un restauro “cattivo” per poi essere nuovamente ripreso nel 1940/1941 dall’Istituto Centrale del Restauro.
L’Annunciata è un’opera innovativa per il tempo in cui fu concepita e realizzata (ad esempio l’artista ci presenta l’Annunciata senza un angelo, mentre la tradizione esistente da secoli proponeva una visione ben diversa); l’uso dei colori a base di lapislazzuli impreziosisce ancor di più l’opera, la quale è ritenuta unanimemente un capolavoro assoluto di sintesi e analisi.
La Conversazione di oggi ha reso davvero piacevole questa domenica al Museo Regionale, nell’attesa dei prossimi appuntamenti fissati per il 13 ed il 20 Settembre.
