Una pièce dal cuore pulsante a Messina sotto la direzione di Angelo Di Mattia e Stefano Cutrupi
MESSINA – Tratta da “Lettera di bambola e lettera del soldato “di Barbara Nativi”, Nicola Alberto Orofino ha diretto la magnetica rappresentazione messa in scena al Teatro dei 3 Tremestieri il 7 febbraio,in serale,con replica pomeridiana dell’8, per la stagione 2026, nel solco della Rassegna titolata”10″,con rimando all’intercorso decennio di attività in questo magico spazio performativo, sotto la sapiente direzione di Angelo Di Mattia e Stefano Cutrupi.
Gli interpreti, Francesco Bernava e Alice Sgroi, hanno ancora una volta dato prova di estrema versatilità,con una impeccabile resa del complesso script.
I costumi di Pierito Giuffrida,con ripetuti cambi a scena aperta, hanno saputo infondere Il tocco aggiuntivo consono, così come l’illuminazione scenica ben dosata, del light designer Marco Napoli Organizzazione, che ha conferito il giusto rilievo agli essenziali oggetti in scena, strettamente funzionali alla resa “tout court”,come uno sgabello e un tavolino quale punto d’appoggio .Una pregiata produzione FilippoTrepepi Produzione: Associazione Culturale Mezzaria di Bernava/Sgroi.
E Il soldatino di stagno, privo di una gamba e la bambola di carta in grado di stare su un piede in una perdurante fissità, non possono che riconoscersi,e far scatenare una folle passione che non ha senso alcuno ma incendia i loro cuori fino a produrre davvero fiamme e cenere.
Un ardente amore non consumato, frutto di un incontro che genera un’attesa e che, pur se i due protagonisti sono immobili, dà vita ad un incessante sommovimento interiore: i due giocattoli sono infatti provvisti di un’anima
“troppo” umana e i loro moti del cuore costituiscono balsamo per le nostre ferite.
Musica, parole, danza e poesia, tutti i linguaggi sono stati in grado di fondersi sapientemente e laddove le espressioni verbali sono parse difettare nella resa del sentimento amoroso, ecco che le altre forme sono giunte a supplire e integrare a dovere per restituire le pulsioni in ogni loro gamma.
Il loro sentimento “tutto move” e il suo spessore è tale da essere consegnato attraverso la metafora del fuoco, quale potente allegoria. E, pur essendo un amore che ha dato la vita ,non potrà silenziare allora la morte.
I registri attraverso cui è passata la potente “performance” sono stati poliedrici e tali da indurre insieme al pianto e riso, riuscendo a raggiungere fin nei gagli più sotterranei il nostro essere.
La regia di Orofino può a buon diritto appellarsi magistrale,essendo stata in grado di governare con leggerezza la favola bella ed il suo materiale incandescente e dirigere con maestria due attori di superba magmaticita’,sempre in parte,le cui espressioni,la mimica,in uno alla loro gestualità,i balli e le sonorità canore,hanno vieppiù impreziosito la parte drammaturgica.Non si può che lodare,dunque,un duo oramai tanto coeso e magistralmente rodato,talchè riesce ogni volta a realizzare “mise en scene” assolutamente convincenti.
La chiusa ha aperto uno spiraglio romantico al prosieguo della storia affettiva, che dai giocattoli è stata trasfusa in due esseri viventi,significando che quell’incanto troverà sbocco nel loro incontro foriero di un ardente e umano amore.
E gli spettatori hanno davvero gradito ed espresso ripetuto plauso, premiando le fatiche di una rappresentazione felice ,pur se di innegabile complessità.
