Da Diana alla Madonna della Grotta: l'8 i festeggiamenti - Tempo Stretto

Da Diana alla Madonna della Grotta: l’8 i festeggiamenti

Daniele Ferrara

Da Diana alla Madonna della Grotta: l’8 i festeggiamenti

venerdì 06 Settembre 2019 - 08:48
Da Diana alla Madonna della Grotta: l’8 i festeggiamenti

Messina- Il 7 e l'8 si terranno i festeggiamenti per la Madonna della Grotta, che in origine era un tempio

L’ 8 Settembre, nel calendario cattolico ricorre la Natività di Maria, che in molti luoghi è celebrata come Festa della Madonna delle Grazie. Questa, nel nostro territorio ha una peculiare e sentitissima declinazione a Grotte, dov’è situata la Chiesa di Santa Maria della Grotta: essa è la ricorrenza patronale di Pace, che avviene di regola la seconda Domenica di Settembre. Questa manifestazione, ci teniamo a dirlo, è un’autentica perla del nostro calendario liturgico peloritano (che purtroppo pochi conoscono!).

In origine

Il tempio di Grotte è antichissimo. Esisteva, ed era dedicato ad Artemide Diana, già in tempi remoti: sappiamo che i cacciatori vi lasciavano parte delle proprie prede in offerta alla dea quando tornavano dalla battuta. Alcuni storici dei secoli passati erano persuasi che le due statue di Canefore (portatrici di canestri con offerte votive) tenute da Gaio Eio nel proprio sacello e viste da Cicerone, ritraessero nobili fanciulle messinesi che nel nostro sacrario prestavano servizio quali vergini sacerdotesse. Sebbene la parte più sacra fosse una grotta naturale (da cui Grotte?), c’era probabilmente un santuario esterno, che forse fu convertito durante il periodo cristiano e dedicato alla Madonna delle Grazie; fra l’altro si racconta – cosa comune a molti santuarî cristianizzati – che fu portato dal mare un quadro miracoloso della Vergine che trovò posto nel tempio rupestre. Infine, nel Seicento fu tutto restaurato per volontà del viceré Emanuele Filiberto di Savoia; prima dell’ultima ristrutturazione, le mura dell’edificio erano d’un bel rosa antico con cupola turchese.

La Madonna

Il nome più diffuso della figura ivi venerata era ed è Madonna della Grotta; anch’ora in effetti, significando semplicemente “mea domina della Grotta”, esso potrebbe essere tranquillamente un appellativo di Diana, antica patrona.

La festa

La festa di Grotte si svolge come tutte le ricorrenze patronali, preceduta da novene, con messa solenne, processione del simulacro e giochi di fuoco; ma c’è una rilevante particolarità! Ad aprire le manifestazioni devozionali alla vigilia della solennità, al calare della notte, entrano in scena il Cavalluccio e l’Uomo Selvaggio.

Trattasi di due macchine pirotecniche, rappresentazioni l’una d’un cavallo e l’altra d’un guerriero attraverso robuste imbracature preparate con fiaccole e mortaretti indossate da una persona ciascuna: il Cavalluccio è una sola ossatura compatta d’enorme forma equina, mentre l’Uomo Selvaggio è una struttura in più parti, ossia gonnello, grosse mani o armi, testa coperta d’elmo o folta di capigliatura. I due oscuri e lucenti personaggi sono al centro d’una pantomima che si sviluppa davanti come un combattimento ballato: davanti all’edificio parrocchiale i due portatori danzano le loro macchine facendole volteggiare e scontrare mentre queste si accendono di fiamme e scintille, illuminando la notte, e così duellano a ritmo della musica incalzante prodotta dalla banda fino a quando il Cavalluccio o l’Uomo Selvaggio (mai è certo l’esito della tenzone) crolla a terra sconfitto, avendo esaurita la propria carica pirica.

Riti perfettamente analoghi, se non identici, si perpetuano ogni anno in tutta la regione peloritana, tanto che si può ritenerla una tipicità “mamertina”.

Il fatto che nel villaggio di Pace la manifestazione sia legata a un luogo che fu santuario dianico, dice molto sul possibile significato della stessa. Se da un lato può essere celebrazione del cambio di stagione, dall’altro (qua) si mostra chiaramente come rituale per propiziare la caccia: l’uomo combatte la belva per soggiogarla e disporne, mentre essa lotta per abbattere questo bipede sbruffone. Così come in generale la pantomima può rappresentare il rapporto fra civiltà e natura, che non sempre si risolve con la vittoria dell’umanità. Onorare con questo rito Artemide, la signora della natura selvaggia, nell’antica mentalità è un pio modo per mostrarle che i suoi fedeli accettano con dignità il loro posto all’interno del suo disegno.

V’invitiamo ad assistere a questo spettacolare rito e vi auguriamo una gioiosa festa!

Il programma

La pantomima del Cavalluccio e dell’Uomo Selvaggio si svolgerà Sabato 7 Settembree nel tratto della Via Consolare Pompea antistante il tempio subito dopo il concerto bandistico fissato alle 21.30. L’8 Settembre, dal programma ufficiale della Parrocchia di Santa Maria delle Grazie: 10:30 messa pontificale presieduta dal cardinal Paolo Romeo, 18:00 messa e a seguire alle 19:00 processione, 23:30 spettacolo di fuochi d’artificio.

Daniele Ferrara

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