Il creator messinese, oggi 26enne, ha lasciato la città nel 2018: sui social i suoi video virali con le storie di italiani all'estero, tra case "minuscole" e tante emozioni
MESSINA – Si chiama Fabrizio Villari Moroni, ha 26 anni ed è un content creator messinese che con tanti sacrifici è riuscito a girare il mondo. Ora è diventato “virale” per i suoi contenuti con altri italiani all’estero, di cui racconta le storie mostrandone innanzitutto gli appartamenti. I suoi profili social sono seguiti da centinaia di migliaia di persone, ma alla base ci sono stati (e ci sono ancora) sacrifici, studio e caparbietà. Attraverso i suoi video, Fabrizio racconta la vita lontano da casa e negli anni ha anche dato consigli e informazioni utili a chi, come lui, ha deciso di cercare opportunità altrove, pur mantenendo vivo l’amore con la propria città.
Il viaggio da Messina a Milano, Parigi, Copenaghen e NY
Andando con ordine, Fabrizio ha salutato lo Stretto ormai 8 anni fa (qui il video in cui ha ripercorso il suo viaggio raccontandolo su Instagram). Seguire il percorso che lo ha portato oggi a fare di Parigi la sua casa può sembrare complicato, ma non lo è. A raccontarlo a Tempostretto è lo stesso creator: “Sono partito nel 2018, dopo essermi diplomato al liceo classico La Farina. Sono andato a Milano per fare una laurea triennale in Comunicazione d’impresa e Relazioni pubbliche alla Iulm. Il primo anno ho presentato una richiesta per l’Erasmus a Parigi e ci sono andato al secondo anno. Poi sono rientrato al terzo anno, mi sono laureato e ho fatto l’application per la magistrale alla Copenaghen Business School. Così sono partito per la Danimarca. Lì ho fatto richiesta per l’Exchange e sono stato a New York, a Manhattan, per studiare comunicazione al Baruch College. È stato bellissimo. Poi sono tornato nella primavera del 2023 e mi sono laureato a Copenhagen”.
Tra borse di studio, stage e tirocini
Un percorso che il 26enne ha portato avanti con grande caparbietà e rimboccandosi le maniche: “Io ho fatto tutto tramite borse di studio. Ho fatto molti video a riguardo perché le persone hanno dimostrato grande interesse in tal senso. A Milano ho vinto la borsa di studio Dsu Lombardia (Diritto allo studio universitario), erogata sia per il bisogno sia per il merito. Questo mi ha permesso di accedere agli alloggi a una cifra simbolica, veramente bassa. La Danimarca, invece, garantisce la possibilità di studi interamente gratuiti a tutti gli studenti provenienti dall’Unione Europea. E in più se lavori 40 ore al mese, quindi due turni a settimana ad esempio, ti garantiscono 800 euro mensili. A questi si aggiungono quelli dello stipendio del lavoro che fai. Io a Copenaghen ho guadagnato per studiare, non spendevo nulla per gli studi”. Anche questo lo ha raccontato sui social (qui il link).
Il ritorno in Francia e l’avventura social
È al ritorno da New York, e dopo la laurea magistrale conseguita in Danimarca, che Fabrizio ha deciso di trasferirsi a Parigi: “Sono tornato in Francia, perché Parigi mi era rimasta nel cuore. Lì ho iniziato uno stage in un’azienda di moda. Poi, però, non l’ho completato. Sono andato via prima. Avevo già iniziato a raccontare la mia vita sui social media. I video hanno iniziato ad andare molto bene e tutto ha preso, molto velocemente, una piega ampia. Mi sono detto: ci provo, perché no! Ho lasciato il tirocinio e mi sono dedicato alla creazione di video. Era il 2023 e sono ormai tre anni che faccio questo lavoro. Dallo scorso settembre ho iniziato questo format in cui racconto le vite degli italiani all’estero. Raccontando le loro vite è come se raccontassi la mia, perché mi rivedo in moltissimi di loro”.
“Io sono stato questi ragazzi – ha proseguito -. Alcuni dei video più visti mostrano ragazze che vivono in 12 mq a Parigi, con il bagno condiviso nel corridoio. Io ho fatto la stessa vita, mi rivedo in queste storie. Chi non fa questo passo e vede che tu vivi a Parigi magari pensa che sia tutto bello. Ma non è così, né a Parigi né in altre città. Chi si sposta viene visto spesso da chi rimane come uno che vive la vita dei sogni. Io voglio mettere in luce anche i loro sacrifici, i loro sforzi. Molte di queste ragazze sono ragazze alla pari, baby sitter o fanno altri lavori. Sono mille modi diversi per vivere un sogno. Ora sono a Parigi da tre anni – ha proseguito Fabrizio -, ma l’anno scorso sono stato anche un semestre in Australia”.
I motivi dell’addio
Ma perché Fabrizio ha lasciato la città ormai 8 anni fa? “Anche se avessi voluto il mio corso di laurea non esisteva né a Messina né in Sicilia. Forse ora che sono passati quasi 10 anni potrebbe esserci più vicino. Ma il 2018 nel mondo digitale è un’altra era. La Iulm era l’unica ad averlo. Io volevo comunque fare questo corso specifico, che è Comunicazione d’impresa e relazioni pubbliche. È specificatamente aziendale e si basa pure sulle relazioni pubbliche, considerate una materia a sé. La Iulm mi offriva questa opportunità. Ma aggiungo che la mia generazione, e quella attuale ancora di più, era quasi obbligata ad andare via. In classe al liceo tutti avevamo questa idea del partire. Non c’ho nemmeno dovuto pensare molto: prendi il diploma e parti. C’è chi è andato a Milano, chi a Bologna, chi a Venezia. Delle mie amiche, su 12, soltanto una oggi vive a Messina. E per le generazioni successive alla mia è ancora peggio, la situazione secondo me non è migliorata, anzi il contrario. A Messina siamo fortunati nel recuperare un po’ di giovani grazie agli studenti stranieri, quindi forse le cose si bilanciano. Ma ci sono ancora troppi ragazzi che vanno via. Nel mio caso è stato un mix tra la mancanza di questo corso di laurea, una città che mi stava stretta e un fenomeno sociale ormai radicato, quello della partenza”.
“A Messina serve una mentalità imprenditoriale”
E quindi, cosa manca a Messina rispetto ad altre realtà? Fabrizio ha spiegato: “Ne parlo spesso nei miei video, ma per me non è un problema di Messina in sé, città che io amo e a cui sono molto legato. Il problema è di un’Italia che non premia il successo ma la mediocrità. Un contesto sociale in cui nessuno deve eccellere ma tutti dobbiamo essere uguali. Chi ha successo non viene visto come un esempio da seguire ma come qualcuno da abbattere. Siamo sempre pronti a vedere la prossima star, attrice, influencer, cantante fare il passo falso per svuotare su di loro il proprio odio. Per me è una società che non ti spinge alla migliore versione di te. Nel caso di Messina, nello specifico, manca un tessuto, una mentalità imprenditoriale, fatta di aziende piccole e grandi in grado di fare investimenti anche nel sociale che potrebbe fare la differenza. È una città molto individualistica”.
La storia di Allegra la più “emozionante”
Parlando invece delle storie raccontate, ce n’è stata una che ha colpito di più non soltanto il pubblico ma anche lo stesso creator. Si tratta “della storia di Allegra. Il suo video (qui il link) ha fatto 14 milioni di visualizzazioni, è il più visto tra quelli di questo format. È una ragazza di 19 anni presa da un’Accademia di danza a New York. Vive in 7mq a Manhattan. Sono andato a incontrarla a dicembre quando sono andato lì. Lei si è commossa nel raccontare la sua storia e ha commosso anche me e milioni di persone. È piccola, è bella e soprattutto è coraggiosa. Mi sono rivisto molto in lei, perché a 19 anni ero a Parigi dove non conoscevo nessuno e non parlavo la lingua. Mi sentivo grandissimo, ma riguardando indietro penso di aver avuto tanto coraggio. Lei ancora di più, perché è oltreoceano. La sua è una storia davvero bella e commovente”.
Fabrizio: “C’è chi fa le cose lontano perché lo Stato non li guarda”
Il giovane messinese ha poi guardato al futuro: “Non voglio essere legato a questo format per sempre ma molti mi hanno detto che volentieri guarderebbero queste storie su formati più grandi. Pensano alla tv, a canali come Real Time. Mi piacerebbe molto, avendo un taglio molto documentaristico, ma intanto sto lavorando da solo e sto passando anche ai contenuti lunghi in orizzontale per YouTube. Mi piace essere un punto di riferimento per gli italiani, non soltanto all’estero ma di quelli che vogliono esplorare. Voglio dare voce a chi non è chiuso nel proprio giardino. Ce ne sono tanti in realtà. Ma c’è anche uno stereotipo da combattere, quello dei giovani che vogliono la pappa pronta e non fanno nulla. C’è chi invece le cose le fa, nel silenzio di uno Stato che non guarda. Molti lo fanno fuori Italia per questo. Ne ho incontrati tantissimi che mi hanno detto di essere stati costretti e che tornerebbero a casa alla prima occasione”.
Il ritorno a Messina? “Ci penso spesso, ma…”
Quindi il sogno “è dare voce a queste ragazze e questi ragazzi. Fare un po’ da portavoce mi fa stare bene”. Fabrizio ha poi parlato di un eventuale ritorno a Messina: “Ci penso spessissimo, ma la vedo più come una cosa futura. Sarei felice di farlo a cinquant’anni: prendere una casa a Torre Faro, vivere a pochi passi dal mare. A Messina torno spessissimo, sempre volentieri, anche se è molto scomodo farlo. Ma non tornerei stabilmente adesso, perché ho una vita troppo frenetica. Per me oggi tornare è rilassarmi, fermarmi, prendere qualche chilo”. Ma il tema della “scomodità” di Messina, a livello di raggiungibilità, è fondamentale: “Il mio compagno è di Dublino e con un aereo arriva a casa facilmente. Per lui il viaggio è semplice. Io da Parigi arrivo ovunque in maniera semplice, ma per arrivare a Messina servono pullman, autobus, treni, traghetto. Se fosse collegata meglio forse sarebbe più facile anche spostarsi. Mi auguro che prima o poi facciano davvero l’aeroporto”.
Il messaggio al sé più giovane
Infine un messaggio: cosa direbbe Fabrizio a un ipotetico sé diciottenne intenzionato a partire oggi? “Io ho avuto la fortuna di essere amico di Davide Riccardo, messinese e unico ballerino italiano mai entrato nella New York City Ballet. Sono cresciuto con lui e da bambini sognavamo la vita fuori. Lui già a 13 anni è stato preso a Roma e a 16 anni a New York. Ringrazio Dio di averlo mandato nella mia vita, perché il suo successo mi ha dimostrato che tutto era possibile anche per un ragazzo di Messina che non ha alcun tipo di contatto nel mondo. Si può fare anche solo con il proprio talento. Avendo lui come punto di riferimento sono stato già allora ottimista. Molte persone usano come scusa il fattore economico. Le possibilità aiutano e i soldi ti portano fino a un certo punto, ma è sbagliato quando uno dice che non si può fare nulla senza. Io stesso in molti video ho spiegato che ci sono mille modi per fare le cose“.
E ancora: “Faccio un esempio. Quando mi sono laureato a Milano avrei voluto fare la magistrale a Londra. Costava 20mila sterline l’anno questo corso che mi piaceva moltissimo. Era impossibile però potercelo permettere. Ma non mi sono arreso. Ho cercato online, perché le ricerche sono fondamentali. Così ho trovato una situazione all’estero che non mi avrebbe penalizzato. Da qui sono partito per Copenaghen dove letteralmente mi pagavano per studiare, tra lo stipendio del bar e i sussidi. In più sono riuscito a entrare nei dormitori statali. Sono partito senza avere una lira, ma si poteva fare. Chi ha i soldi e li usa bene fa bene. Ma chi non li ha non per forza si deve fermare. Un modo per fare ciò che si vuole fare si può trovare”.
A Messina “l’adolescenza migliore per me”
Contestualmente, però, Fabrizio ha voluto lanciare un messaggio positivo su Messina: “L’adolescenza che ho vissuto a Messina non sarei riuscito a viverla in nessun altro posto. Ho visto com’è la vita all’estero o fuori dalla città. Il paradosso è che pur essendo un posto chiuso e magari limitante, al contempo è una città sicura, una bolla sicura. Messina ci ha garantito una vita felice e spensierata, senza alcuna percezione di pericolo perché pericoli non ce n’erano. Dico sempre che se dovessi avere figli mi piacerebbe farli crescere a Messina. Per me oggi il posto più sicuro in cui ho vissuto resta Messina e la mia adolescenza è stata la migliore possibile”.
