Da Messina a Usa, Cina, Thailandia: il viaggio lungo 20 anni di Bios (e dei suoi tanti giovani)

Da Messina a Usa, Cina, Thailandia: il viaggio lungo 20 anni di Bios (e dei suoi tanti giovani)

Giuseppe Fontana

Da Messina a Usa, Cina, Thailandia: il viaggio lungo 20 anni di Bios (e dei suoi tanti giovani)

domenica 15 Marzo 2026 - 08:31

L'associazione è nata nel 2006 e dallo Stretto è cresciuta fino a vantare collaborazione internazionali. Ora punta a non fermarsi: "Bisogna far restare i ragazzi"

MESSINA – Non una semplice associazione ma “un’impresa sociale”, giunta a 20 anni di attività sul territorio e che nel tempo si è ritagliata il proprio spazio non soltanto in Sicilia ma in tutta Italia. Senza dimenticare diversi progetti che hanno portato i propri giovani professionisti a girare il mondo, dalla Cina agli Stati Uniti e alla Thailandia. Si tratta dell’associazione Bios, realtà messinese nata nel 2006 che vanta decine di interventi innovativi in diversi ambiti, dallo scambio internazionale di competenze alla sostenibilità, dalla promozione del patrimonio storico culturale attraverso tour virtuali al turismo accessibile e consapevole.

La storia di Bios parte nel 2006

Un viaggio lungo 20 anni, quello di Bios. A raccontarlo a Tempostretto è stato il presidente Carmelo Lembo, fondatore dell’associazione insieme a un gruppo di giovani amici che negli anni hanno costruito un’infrastruttura sociale a servizio della comunità. “Bios è nata il 16 novembre 2006 – ha spiegato -, con l’impegno di creare una realtà che potesse aiutare altri giovani per diventare una sorta di incubatore di idee. Negli anni Bios da un’associazione è diventata un’impresa sociale e si è evoluta sempre di più. In 20 anni abbiamo visto passare tanti giovani, soprattutto studenti universitari che hanno avviato tirocini curriculari o extracurriculari all’interno di Bios. L’associazione è diventata uno strumento in grado di mettere a terra, a livello progettuale, idee di giovani e realtà. Tutto in favore della collettività”.

Attenzione ai giovani: “Sono loro parte attiva”

“Siamo partiti da progetti in ambito ambientale – ha proseguito Lembo -. Abbiamo realizzato progetti per la valorizzazione e la tutela delle riserve naturali, come quella dei Laghetti di Marinello, delle Montagne delle Felci e dei Porri, di Capo Peloro. Sono stati progetti interconnessi tra loro, realizzando diverse attività come escursioni, visite didattiche e campus giovanili. Il nostro focus in questi 20 anni è sempre stato il mondo giovanile. Coinvolgerli nelle attività e farli diventare parte attiva, dando loro opportunità per emergere, è stato il nostro obiettivo. Siamo molto orgogliosi di vedere che tante ragazze e ragazzi cresciuti in Bios oggi ricoprono ruoli importanti a livello nazionale ed europeo. Mi vengono in mente Natasha, che oggi lavora nella Direzione generale giustizia della Commissione Europea. O Simona, oggi a Invitalia, e Arianna che ha lavorato per Unicredit”.

Un trampolino di lancio, quindi, ma non solo. Lembo ha infatti spiegato che “in questi anni c’è stata anche un’inversione di tendenza. Molti ragazzi che studiano fuori hanno deciso di intraprendere un percorso alternativo, tornando a Messina e mettendosi in gioco anche grazie all’associazione”. Una tesi, quest’ultima, facilmente dimostrabile anche dall’attuale team di Bios, con diverse ragazze impegnate in tirocini pur studiando in università del Nord Italia, come la Cattolica e il Politecnico di Milano. Ma c’è anche chi ha deciso di tornare in pianta stabile, dopo esperienze lontano dallo Stretto, e oggi ricopre ruoli importanti nella struttura dell’impresa sociale.

Nel 2016 i tour virtuali e la collaborazione con Google

Bios è nata nel 2006 ma è stato nel 2016 che ha vissuto un momento fondamentale della sua vita. Il presidente ha spiegato: “È stato allora che abbiamo deciso di sviluppare attività e competenze in un settore specifico, cioè la comunicazione immersiva e integrata. Abbiamo sviluppato i primi progetti per la valorizzazione del territorio attraverso i tour virtuali. Senza falsa modestia possiamo dire che oggi in questo tipo di comunicazione siamo dei leader. Abbiamo investito ingenti somme nell’acquisto di apparecchiature innovative. Questo ci ha portato a collaborazioni importanti, come quella con Google Italia”.

Da Messina a Cina, Usa, Thailandia e Filippine

E da qui Bios ha superato i confini nazionali: “Così siamo riusciti a farci conoscere anche fuori dal Paese e da qui è nata la collaborazione con Volleyball World. Questo ci ha portato a lavorare alla VNL, la Volleyball Nations League, e agli ultimi Mondiali nelle Filippine e in Thailandia. Alcuni nostri ragazzi sono stati così in giro per il mondo. Bios si è occupata di realizzare elementi innovativi con l’uso della realtà aumentata sui giocatori, creando dei video animati che sono stati utilizzati nelle grafiche televisive internazionali. Collaborare con la FIVB, la Federazione internazionale del volley, in pratica la FIFA della pallavolo, per noi è stato un grande motivo d’orgoglio. Sono state esperienze dirette importanti per i giovani di Bios, che sono andati poi anche negli Stati Uniti, in Canada, in Cina, oltre che in Thailandia. Sono elementi che accreditano la nostra realtà anche in chiave placement. Noi vogliamo far rimanere più giovani possibile in città, creando un effetto moltiplicatore. Perché più professionisti rimangono da noi, più questo ci permette di crescere”.

Un successo conquistato passo dopo passo. E nemmeno gli stessi fondatori si aspettavano di arrivare fino a girare il mondo, quando hanno lanciato il progetto nel 2006: “No, assolutamente no. Siamo tutti ambiziosi e bisogna esserlo, ma abbiamo sempre tenuto i piedi per terra senza mai fare il passo più lungo della gamba. Nella gestione di una realtà come la nostra bisogna guardare sempre in grande e cercare di migliorarsi sempre. Ma arrivare dove siamo arrivati in questi anni non era ipotizzabile. Prima del Covid abbiamo realizzato uno dei progetti che ci ha reso più orgogliosi, ItsTime. È stato finanziato dalla Commissione europea in chiave Erasmus. Ci ha visti capofila con la partecipazione dell’Università di Messina e di 10 Camere di commercio italiane all’estero. Ci ha permesso di far fare esperienza all’estero ai nostri giovani, ad Atene, Copenaghen, Francoforte, Helsinki, Madrid, e Sofia. Quella per noi è stata la prima volta e ci ha permesso di mostrarci all’Europa come punto di riferimento per progetti di innovazione sociale in favore dei giovani e della comunità”.

Il cambiamento in pandemia

La pandemia e il blocco ai viaggi ha poi “costretto” Bios a cambiare: “Ci siamo specializzati nel fornire alle pubbliche amministrazioni la nostra esperienza nel supporto alla gestione dei finanziamenti complessi. Ci ha consentito di acquisire nuove competenze e di fare un salto ulteriore in avanti. Ora una terza fase, con due progetti importanti. Noi vorremmo realizzare un ecosistema all’interno della città di Messina, una struttura da dare ai giovani come strumento per contribuire allo sviluppo del territorio”. Si tratta del progetto “Co.Me.”, di fatto uno spazio di lavoro collaborativo e accessibile a giovani e realtà del territorio, che non punta a essere un semplice coworking ma un punto di incontro per fare rete, scambiare idee e collaborare.

Il progetto “Go for it”

Tra i progetti principali in cui Bios ha acquisito un’enorme esperienza nel settore dei Virtual Tour, sempre durante la pandemia, c’è stato inoltre “GOforIT” capofila l’Università degli Studi di Messina. Attraverso l’analisi dei luoghi culturali e storici e l’utilizzo dei tour virtuali interattivi, l’associazione ha messo in campo una strategia per favorire l’accesso e la fruizione a persone con disabilità in chiave turistica. Con foto, video e dettagli di ogni tipo (dalle distanze tra gli elementi, dal numero delle rampe fino alla composizione dei materiali), il progetto di Bios consente all’utente di verificare le reali condizioni di accessibilità di un luogo già in fase di pianificazione di una vacanza. Dettagli non da poco per chi, magari in sedia a rotelle o con ridotta mobilità, ha la necessità di sapere a cosa andrà incontro una volta arrivato nel sito storico-turistico che vuole visitare.

Sono stati 20 anni di progetti di ogni tipo, quindi, quelli dell’associazione. Due decenni in cui Bios ha fatto da trampolino a tanti giovani, mentre ora punta a farli tornare o restare. Ma com’era Messina nel 2006 e quant’era diversa rispetto a oggi? “Quella Messina era nettamente diversa. Sicuramente in favore delle pubbliche amministrazioni c’erano anche meno opportunità di finanziamento. È innegabile che per una realtà come la nostra, a meno di avere un investitore esterno come succede a Roma, Catania o Palermo, è difficile lavorare se non ti rimbocchi le maniche e senza la capacità di intercettare i finanziamenti che ti servono per alimentare tutte queste attività. Anche perché queste attività poi ci permettono di dare un riscontro economico a questi ragazzi che mettono in campo il loro talento e le loro professionalità. Non si possono squalificare le competenze di giovani che studiano e che decidendo di restare a Messina hanno il diritto a un proprio riscontro economico. Abbiamo cercato di valorizzare i ragazzi dal punto di vista economico, oltre che con progetti stimolanti”.

Lembo: “Dobbiamo far restare i ragazzi a Messina”

Lembo ha proseguito: “Ad esempio durante la giunta Buzzanca abbiamo contribuito a scrivere il progetto Casa è/e Lavoro che servì a togliere il famoso campo rom (era all’inizio della zona falcata, ndr). Oggi se cerchi tra le best practice del governo italiano c’è anche questo progetto del Comune di Messina. Ci sono libri scritti con capitoli su quel progetto, che è stato precursore della strategia europea sull’inclusione delle comunità RSC (Rom, Sinti e Caminanti, n.d.r.). Dove lì sorgeva il campo rom oggi c’è una piazzetta per bambini. Quindi come li convinciamo i ragazzi a restare? Anche con progetti così stimolanti, ma non basta ovviamente. Il nostro compito complesso e quotidiano è quello di intercettare finanziamenti per permettere loro di restare”. Qualcosa che forse 20 anni fa sembrava impensabile.

Bios e la forza della rete

Ma Bios ha fatto anche della rete con le altre realtà la propria forza. Recentemente è stato presentato il sodalizio con il FAI, con i “luoghi del cuore” raccontati tramite i tour virtuali di Bios. Lembo ha raccontato che “uno degli elementi principali dei progetti europei è l’innovazione. Ma un altro è la rete. Bisogna prendere diversi soggetti del territorio per completare una filiera progettuale. Per noi il coinvolgimento è cruciale, fa da moltiplicatore. Abbiamo cercato in 20 anni di creare un nostro ecosistema per coprire la parte sportiva, progettuale, giovanile”.

Questo è il sogno? In parte sì: “Vogliamo coprire tutti questi ambiti facendo rete. Creare un incubatore di impresa euro-mediterraneo ad esempio. Con una banca in grado di coprire il co-finanziamento dei progetti europei. Noi a garantire seguendo la parte di monitoraggio e rendicontazione del soggetto beneficiario di un finanziamento o contributo. E poi il soggetto a svolgere l’attività che vuole svolgere. Tutto questo, messo all’interno di un hub, metterebbe a contatto imprenditori, investitori, giovani. Tutto questo semplicemente per migliorare il tessuto cittadino. Per il progetto Co.Me. abbiamo ottenuto 70mila euro, ma forse ce ne vorrebbero 700mila. A noi non importa, vogliamo intanto farla. Perché siamo sicuri che sarà una struttura innovativa e con spazi dinamici in cui saranno previsti un fab lab, delle zone espositive, sale immersive, zona di co-progettazione e una caffetteria in cui sono presenti prodotti del territorio. Questa è economia circolare: progetti, food, musica, idee. Questo ecosistema è da creare e noi ci stiamo lavorando. Ma lo vogliamo fare per la città, dare a tutti spazi per laboratorio, spettacoli, sport. E non per farci soldi, ma perché creare un punto di riferimento fisico permetterà di far crescere tutti noi”.

Il messaggio: “Rialzarsi sempre dopo le cadute”

La crescita reciproca, non solo economica, è quindi l’obiettivo alla base del sogno di Bios. L’impresa sociale dopo 20 anni è pronta a rilanciare, come ha fatto durante due decenni intensi, ricchi di idee e sicuramente non sempre facili. Lembo e il suo team alla fine hanno voluto lanciare un messaggio: “Bisogna sempre rialzarsi dopo le cadute. Non importa quante volte cadi ma quante volte ti rialzi. Troppo spesso sentiamo e vediamo persone sfiduciate che aspettano e basta. Bisogna invece saper dialogare e collaborare con tutti, con associazioni, enti e altre realtà. Però bisogna farlo mantenendo la propria identità, da parte attiva di un processo e non da parte passiva”.

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