Per la rubrica "Visti da lontano", un messinese che vive a Torino ma non dimentica le radici. "Nella Messina della mia infanzia, il quartiere era la mamma di tutti noi bambini"
VISTI DA LONTANO di Rosario Lucà – Per la rubrica, il parrucchiere Rosario Greco, il bambino “in bianco e nero” diventato maestro di stile. Nato in casa a Messina, cresciuto tra due città e nove fratelli, Rosario ha fatto della bellezza un mestiere e delle sue radici una bussola. Ha 62 anni, nato a Messina, ci tiene a specificare che è nato in casa, “quindi sono fatto bene”, aggiunge ridendo.





Lo incontro nel suo salone da parrucchiere per donna a Torino. Rosario è un uomo elegante, mi è chiaro fin da subito che è una persona di gusto, che ama prendersi cura di sé e delle sue cose: il suo salone lo rispecchia perfettamente, è ampio, luminoso, arredato con eleganza sobria. Ha la passione della pittura, e il suo pittore preferito è Guttuso di cui adora il realismo e i colori pieni.
La storia di Rosario è davvero particolare.A quattro anni e mezzo si trasferisce a Torino con la sua famiglia, che allora era composta da mamma, papà e sette figli. A Torino ne nasceranno altri due: Rosario è il sesto di nove fratelli, una sola femmina, “che ci ha fatto da mamma”, dice sorridendo. Quelle erano le famiglie di una volta, penso, semplici, numerose, unite, i figli come vero , e spesso unico, patrimonio.
Ma il vero protagonista della sua infanzia è il padre, che amava Messina più di ogni cosa e soffriva per aver dovuto emigrare per lavorare, voleva tornare a tutti i costi. Lavorava duro, ma teneva i contatti con la città, pronto a rientrare non appena si fosse presentata un’opportunità. E ogni volta che sembrava arrivare qualcosa, vendeva tutto, prendeva la famiglia e tornava a Messina. Poi, puntualmente, le promesse evaporavano… e “i Greco” risalivano al Nord.



Così Rosario comincia la scuola a Torino, la continua a Messina, ritorna a Torino fino a stabilizzarsi definitivamente a nove anni. Ama prendersi cura di sé, e si vede, ma ama anche occuparsi degli altri, e forse è così che nasce la sua professione.A 12 anni si pettinava già il ciuffo, acconciava gli amici e tagliava loro i capelli, con risultati che oggi lo fanno ridere.Erano gli anni in cui si vestiva “da discoteca”, e lì, dice, “è nato il mio estro”.
Per scelta non termina la scuola: vuole portare soldi a casa, unisce necessità e passione e comincia il suo percorso. Apre il suo primo salone a Bra a 24 anni, in piena “Provincia Granda” (e ricca sottolinea !).Dopo quattro anni vende tutto e torna a Torino: non si divertiva più, troppa routine.Aveva bisogno di esprimersi, e in quella provincia piemontese dove tutti erano uguali non c’era spazio per creare.
Da lì comincia la sua vera formazione: Una scuola a Parigi, poi Brescia, poi ancora Ucraina, Repubblica Ceca, Polonia, Vietnam, Israele, Spagna.Gli chiedo se quell’istinto “nomade” non sia eredità di suo padre, accenna un sorriso, come se un po’ lo ammettesse.Oggi collabora con un importante gruppo commerciale dell’Hair Style, ha sviluppato tecniche che insegna e continua a formarsi e formare in tutta Italia.
“I miei ricordi in bianco e nero sulla Messina di un tempo”
Gli chiedo dei ricordi di Messina, si apre senza riserve. Mi parla delle radici, di come non ci si debba mai dimenticare da dove si viene. Poi mi dice “I miei ricordi sono in bianco e nero”, e questo, aggiunge, “è un segno di verità” questa affermazione tocca le mie corde di fotografo. Anche io penso che il bianco e nero sia verità ed emozione diretta, sono le cose che cerco sempre di catturare nelle mie foto che non riesco a scattare a colori.
Poi mi dice un’altra frase che mi colpisce profondamente:“Nella Messina della mia infanzia, il quartiere era la mamma di tutti noi bambini. Si cresceva in strada, ma mai allo sbaraglio: c’era sempre un adulto che ti guardava, una porta aperta, qualcuno che sapeva chi eri e di chi eri figlio”.
È un’immagine potente e bellissima. Una sorta di genitorialità collettiva, spontanea e naturale, che univa le famiglie come fili della stessa trama. La città come madre che ti cresce, ti protegge, ti dà identità, non come il luogo difficile e talvolta ostile a cui oggi, purtroppo, ci stiamo abituando.Ricorda i Ferragosto trascorsi a Messina, “quando i macellai esponevano i galletti sulla via per il pranzo del giorno della Vara, la parmigiana, la carne ’ngrassata che ha imparato a preparare con la ricetta di sua madre. E’ sposato con Marina, di origine veneta hanno una figlia, Sara, di 24 anni il loro orgoglio e la loro proiezione nel futuro come sono tutti i figli .
Tutti gli anni la famiglia Greco torna in Sicilia: Milazzo è diventata la loro seconda casa, ed è lì che, quando smetteranno di lavorare, immagina di tornare stabilmente.
Il tempo è volato: è passata più di un’ora ad ascoltare i suoi racconti, le sue descrizioni di quella città che lo ha visto bambino; di quelle atmosfere delle famiglie numerose, in cui la sapienza delle madri sapeva gestire le risorse disponibili; di quella vita disconnessa dalla “rete” ma connessa negli animi, una vita che oggi faremmo fatica a spiegare.
Ci salutiamo e Rosario mi accompagna in macchina alla stazione della metropolitana, in un tardo pomeriggio d’autunno torinese in cui il piumino è già tornato nel mio guardaroba.
Mi sento contento per questo nuovo incontro, per aver avuto accesso alla sua memoria, ai suoi ricordi, alle sue emozioni che in fondo, ancora una volta, sono le mie.
Fotografie e testi di Rosario Lucà

La STRADA come madre di tutti i bambini che ci giocavano,La Strada,orgoglio di crescita,da rivendicare,mai da abbrutire.La Strada simbolo di felicità che non cessa di circondarti al solo ricordo.La strada,simbolo di un posto mai abbandonato,in cui speri di tornarci.La strada che io ogni tanto ripercorro per sentire le voci di chi la abitava.La strada che tra poco abbandonerò.Senza più farci ritorno. E’ stata il sentiero della mia vita.