Parla l'ex calciatore Genni Esposito, protagonista insieme a 2 amici manager dell'ultima traversata
MESSINA – Da Cannitello a Torre Faro in 53 minuti. “Non abbiamo potuto completare la traversata con il ritorno per via del brutto tempo. Quindi a breve torneremo!”.
Dal calcio agli sport estremi
Gennaro Esposito commenta così la sua seconda traversata dello Stretto di Messina, compiuta col supporto di Giovanni Fiannacca, “eminenza” dello Stretto e promotore della Colapese Primo. Con lui in acqua anche il bresciano Alberto Castelli e il pescarese Pasquale Marchese, due manager conosciuti in tutto il paese.
Gennaro è un ex calciatore che ha esordito nel Napoli, ha brillato nelle massime serie, da qualche mese ha lasciato il professionismo ma continua a occuparsi di calcio. In passato ha avuto un attimo di notorietà riflessa anche per l’ex moglie Annalisa Minetti.

Oggi la sua passione sono gli sport estremi. Tanti, tutti pericolosi e ad alto tasso adrenalinico. Durante il Covid la svolta verso il nuoto. “Ero talassofobico, non nuotavo dove non vedevo chiaramente il fondo. Proprio per questo ho voluto sfidare questa mia paura. Gli sport estremi sono questo d’altronde, più che la paura, e oltre l’adrenalina, non è la performance ma la volontà di superare i propri limiti a spingerti ad andare sempre oltre”, spiega.
“Ho attraversato il Bosforo, sono andato da Malta a Gozo, ho solcato l’Oceano – racconta Gennaro – ma lo Stretto di Messina ha un fascino indiscutibile. L’acqua non è nera come in altre parti del mondo. E’ di un blu profondo, accogliente, affascinante e unico, ti lascia addosso un senso di pace ineguagliabile”.
