Più di un miliardo di euro già spesi in 3 mesi al sud. Ma il cambiamento climatico è ormai realtà e la prevenzione resta al palo
Nel 2026 in soli 3 mesi oltre 1 miliardo e 200 milioni di euro sono stati già previsti per affrontare le emergenze derivanti dagli eventi alluvionali nel Centro-Sud Italia, tra cui il ciclone Harry e le frane a Niscemi e in Molise. Il dato emerge dal rapporto realizzato da Cresme per Ance, la sigla nazionale dei costruttori, che fotografa lo stato di rischio del territorio nazionale.
Il costo delle emergenze
“Una cifra ingente che supera i 933 milioni stanziati con la Legge di bilancio per affrontare le emergenze in tutto il 2026”, spiega chiaramente il rapporto presentato pochi giorni fa. “Dobbiamo concentrarci su quella che è diventata non più un’emergenza ma di diciamo un’emergenza cronica alla quale bisogna dare una risposta in Italia, un paese fragile perché è un paese giovane, e quindi serve un grande piano strutturale” contro il dissesto idrogeologico, ha detto la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio “non possiamo più intervenire a catastrofe avvenuta, non solo perché costa di più che prevenire, ma anche perché il costo della perdita di territorio di abitazione di memoria dei luoghi è un costo non stimabile”.
Ciclone Harry, via libera ai ristori
In Sicilia i più recenti eventi catastrofici, legati sia alla fragilità del territorio che al maltempo estremo generato dai cambiamenti climatici, sono i danni dovuti al ciclone Harry e la frana di Niscemi, entrambi citati nel rapporto Ance-Cresme, Proprio in relazione ai fondi per superare i danni c’è stato di recente un intervento alla Camera dei Deputati che ha sbloccato la legge per il riconoscimento dei contributi regionali alle attività economiche.
Shock economy quanto ti amo
Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci ha rilanciato subito il Piano proposto dai costruttori dopo la presentazione del rapporto Cresme, parlando di un disegno di legge che prevede interventi per 15 anni. Intanto però gli investimenti per la prevenzione e contro il dissesto sono fermi al palo. Eppure l’effetto catastrofico del “nuovo clima” è ormai dato acquisito. La shock economy, però, resta ad oggi la via preferita dalle istituzioni, in primis. Intervenire in emergenza consente alle autorità di operare senza lacciuoli burocratici. Il costo per la collettività si fa però ogni giorno più salato. E non può essere l’unica via praticabile per gli interventi. Perché a furia di aspettare che qualcosa si rompa, prima o poi non resterà più nulla da aggiustare.
