Il leader a Caltagirone invia messaggi agli schieramenti: "Non antepongo la mia candidatura alla presidenza allo scambio progettuale". E prende tempo sul voto anticipato a Messina
CALTAGIRONE – Nel terzo e ultimo giorno a Caltagirone Cateno De Luca prova a chiarire la sua posizione in vista delle regionali in Sicilia: “Non antepongo la mia candidatura alla presidenza della Regione a un confronto sulla progettualità per la Sicilia. Un confronto che voglio avviare con il Centro studi Ti Amo Sicilia e che intende coinvolgere giovani, corpi intermedi, forze accademiche e che non esclude nemmeno i partiti”. E guarda alla possibilità di un “governo autonomista, civico e progressista. A centrodestra e centrosinistra pongo una questione di metodo: bisogna definire un insieme valoriale. Un’idea di Sicilia. E poi chiudere l’accordo con chi ci starà e discutere sul candidato alla presidenza della Regione”, ha aggiunto.
Per De Luca, “bisogna chiudere con la stagione dei personalismi, del manuale Cencelli e delle scelte romanocentriche, calate dall’alto. Questo dico agli schieramenti: basta solisti a fondo perduto. ll 18 marzo a Palermo presenteremo gli uomini e le donne del governo di liberazione. Il primo luglio l’intergruppo Liberi e Forti con i deputati che s’impegneranno sul piano legislativo a seguire le linee programmatiche. Tra un anno a Caltagirone firmeremo il programma per la Sicilia e le regole per individuare il prossimo candidato alla presidenza della Regione siciliana”.
Sul voto a Messina, con amministrative in anticipo, prende tempo per valutare “l’agibilità politica”. E il “creatore” di “Ti Amo Sicilia” e capogruppo all’Ars di Sud chiama Nord ha chiarito che il “governo di liberazione” non avrà una composizione politica. Ma coinvolgerà “cento giovani d’acciaio”, come li ha definiti, che si formeranno con il Centro studi, figure accademiche ed esponenti del mondo produttivo.
Gli assenti e i presenti a Caltagirone
Tra gli assenti, nell’animata convention di Caltagirone (con tre sedi), gli esponenti di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega. Un segno del nuovo “grande freddo” con la Giunta Schifani. Hanno fatto eccezione tra il pubblico il deputato di Forza Italia Tommaso Calderone e il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno (Fratelli d’Italia), intervenuto per un saluto istituzionale.
Hanno partecipato a un dibattito sul palco Salvino Caputo (Udc), Massimo Dell’Utri (Noi Moderati) e Roberto Di Mauro (Mpa), il segretario regionale del Partito democratico Anthony Barbagallo, il coordinatore regionale del M5S Nuccio Di Paola, l’europarlamentare Giuseppe Antoci e il deputato Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva.
A fare discutere gli interventi ieri del capogruppo del Pd all’Assemblea regionale, Michele Catanzaro, e del deputato Cinquestelle Luigi Sunseri, con aperture a De Luca poi seguite da prese di posizione di distanza da Dem e M5S.
Galvagno: “Porte aperte dal centrodestra se si vuole scrivere un programma insieme”
Così il presidente Galvagno: “La coalizione di centrodestra c’è e ritengo che sia abbastanza competitiva. Ma non credo che ci siano preclusioni nei confronti di chi vuole scrivere un programma elettorale che possa avere come punti cardine il ritorno dei giovani e l’attenzione verso il gap infrastrutturale che è sotto gli occhi di tutti. Non c’è una preclusione, anzi ci sono le porte aperte, quantomeno da parte mia”.
“Ho rifiutato la mela avvelenata del governo e ora Schifani mi fa la guerra. Unico interlocutore del centrodestra è Galvagno”
Cateno De Luca ha però polemizzato con il centrodestra: “Ho rifiutato la mela avvelenata. Per questo Schifani adesso mi fa la guerra. L’assenza dei principali partiti del centrodestra è la prova evidente che le pressioni esercitate dal capo dei capi tribù, sua maestà Renato Schifani, hanno raggiunto l’obiettivo: tentare di fare la guerra a De Luca e di isolarlo. Colpevole di lesa maestà per aver rifiutato di “mangiare la mela del peccato”, rappresentata dall’ennesimo assessorato regionale più volte proposto. Mi risulta infatti che il presidente Renato Schifani abbia contattato personalmente tutti i leader del centrodestra in Sicilia, chiedendo loro di evitare la partecipazione alla nostra iniziativa, facendo sapere che la loro presenza non sarebbe stata gradita”.
E ha rincarato la dose: “È ormai chiaro che il centrodestra ha preso atto di un dato politico inequivocabile: qualsiasi eventuale confronto con me può avvenire solo a una condizione preliminare, ovvero la non ricandidatura di Renato Schifani. Un ulteriore elemento emerso con nettezza è che, allo stato attuale, l’unico possibile interlocutore credibile tra il centrodestra e Cateno De Luca è Gaetano Galvagno. Io non tratto poltrone, non accetto imposizioni e non mi presto a giochi di palazzo”.
“La mia battaglia contro il pizzo legalizzato in Sicilia”
Il capo politico di “Ti Amo Sicilia” ha evidenziato ancora una volta il “no al pizzo legalizzato, aggravato dal governo Schifani (“per questo il governo è da censurare”), con i pessimi servizi di pubblica utilità in capo alla Regione. Dalla sanità e il trasporto pubblico locale all’acqua, all’energia e alla sicurezza urbana Abbiamo votato la mozione di sfiducia al presidente e vogliamo combattere burocrazie e lobby. Fatte le dovute eccezioni, la burocrazia in Sicilia si ritiene al di sopra di tutto. Da decenni si fanno scappare i nostri giovani e si soffocano libertà, sviluppo e la nostra strategicità geopolitica. Lobby spregiudicate hanno in mano l’amministrazione regionale. A tutto questo noi opponiamo il nostro progetto”.
Eletto il direttivo di Ti Amo Sicilia con presidente John Bungay
Sempre oggi a Caltagirone, nel corso dell’assemblea dei soci del Centro studi Ti Amo Sicilia, è stato eletto il nuovo Consiglio direttivo dell’associazione. I soci hanno designato il giovane John Bungay come presidente del Centro Studi Ti Amo Sicilia Ets.

Contestualmente, l’Assemblea ha provveduto alla nomina del Consiglio direttivo, che risulta così composto, con Bungay: Alessia Serra – vicepresidente, Filippo Gregorio – tesoriere e nel Direttivo Giammarco Lombardo, Aurora Falcone, Antonio Tulone e Albert Finocchiaro.
“Il nuovo Direttivo guiderà il Centro studi nella prossima fase di attività, con l’obiettivo di rafforzarne il ruolo come spazio di elaborazione culturale, politica e sociale, profondamente radicato nei territori e orientato alla valorizzazione dell’identità siciliana. Il presidente John Bungay ha ringraziato l’Assemblea per la fiducia accordata, ribadendo l’impegno a sviluppare il Centro studi come luogo aperto di confronto, ricerca e proposta, in piena coerenza con le finalità statutarie dell’ente”, si legge in una nota.

No ai personalismi, detto dal personalista per antonomasia.
Una barzelletta vivente!
Messina libera!
Il livello di affidabilità di questo soggetto è pari a zero!
Sono veramente stanco e stremato. Quando riavremo un po’ di normalità? Quando?
Diciamo no alle scelte romanocentriche calate dall’alto, invece diciamo SI alle sue scelte calate di lato di Sindaci, assessori, cda e presidenti delle partecipate, di cumpari e cumpareddi, di poltrone e poltroncine…