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La lunga giornata del Salva Messina: 12 ore d’aula che aprono una nuova pagina

Francesca Stornante

La lunga giornata del Salva Messina: 12 ore d’aula che aprono una nuova pagina

martedì 16 Ottobre 2018 - 00:14
La lunga giornata del Salva Messina: 12 ore d’aula che aprono una nuova pagina

Una seduta fiume, una presenza massiccia di consiglieri, un dibattito scandito da botta e risposta puntuali e su ogni argomento. Il no dei 5Stelle, anche questa volta il Pd spaccato e la vittoria politica schiacciante di De Luca che incassa il sì all'azione politica tracciata con il Salva Messina

Dodici ore per dire sì al Salva Messina. Dodici ore ininterrotte in aula con pochissime pause, con un dibattito che ha visto sviscerare ogni virgola di quel piano che è la pietra miliare dell’azione politico-amministrativa che Cateno De Luca ha deciso di mettere in campo per tracciare quella che da questa notte sarà la strada per non dichiarare il dissesto. Il documento che ha scatenato polemiche e fratture con i sindacati, che ha alimentato il dibattito politico delle ultime settimane, che ha incatenato agli scranni i consiglieri comunali, il sindaco e tutta la giunta, alla fine ha ottenuto una maggioranza praticamente bulgara, come ormai tutti gli atti che De Luca porta in aula. E se all’inizio sembrava che al voto si sarebbero registrati i no di tutto il M5S (VEDI QUI) e del Pd, alla fine anche quasi tutti i consiglieri del Pd hanno capitolato di fronte al Salva Messina che non è altro che il via libera alle “500 delibere”, così come ha ripetuto all’infinito De Luca, che serviranno per rimettere Palazzo Zanca sui binari anti dissesto. Quasi tutti del Pd tranne il capogruppo Gaetano Gennaro che ha parlato quasi alla fine del lunghissimo dibattito d’aula per dire no a quello che si è rivelato un atto puramente politico che ha consegnato a De Luca una base fortissima di consiglieri che suona quasi come una maggioranza bulgara in aula in cui il sindaco sulla carta non ha neanche un consigliere.

Un’aula che ha tenuto eroicamente per dodici ore, che ha approfondito, discusso, dialogato, un’aula che è arrivata al voto contando ben 28 consiglieri presenti su 32.

Nella tribuna del pubblico tanti lavoratori, i sindacati Uil e Cgil, coloro i quali hanno voluto ascoltare per capire quali conseguenze ci saranno per i servizi sociali, le partecipate, i servizi pubblici essenziali.

De Luca ha consegnato nuovi dossier (VEDI ARTICOLI A PARTE), ha dedicato capitoli ben precisi a MessinaServizi, Atm, Amam, Servizi sociali. Una narrazione che ha passato in rassegna tutta la cornice di De Luca e che è stata solo la “premessa” ad una discussione che poi si è snodata fino a sfondare il muro delle dodici ore.

«Non sarò il sindaco del dissesto. Se dissesto dev’essere ci sarà qualcuno al mio posto che lo dichiarerà, io mi dimetterò un minuto prima. Il dissesto è una scorciatoia che mi consentirebbe di dire ogni giorno che è stata colpa degli altri. Per coscienza nei confronti della città vogliamo almeno avviare il percorso e provare di tutto per evitare il dissesto? Non ho la certezza in tasca. Vi invito a scendere dall’Aventino» ha detto De Luca in uno dei suoi interventi fiume prima di cedere la parola ai consiglieri e poi rispondere ad ognuno di loro, senza tralasciare dettagli, annotando con puntiglio ogni parola, ogni passaggio.

IL DIBATTITO

Antonella Russo (Pd): «Studieremo le carte che ci ha consegnato. Le chiedo di governare e di non essere un liquidatore societario. Sarebbe facile dire che io lo avevo detto in tempi non sospetti che il vecchio Piano di riequilibrio non funzionava. Sarebbe facile dire che abbiamo continuato sulla scia dell’indebitamento. Mi sembra una favola pensare di risparmiare 10 milioni dalla gestione delle partecipate. Non si salva Messina se non salviamo la povera gente. Capisco che non siamo nelle condizioni di creare nuovi posti di lavoro, ma non possiamo permetterci di perdere quelli che ci sono. Di chi è la colpa se tanti sono entrati nelle partecipate senza concorsi? E’ della politica. Non possiamo salvare Messina rischiando di ammazzare i messinesi».

Andrea Argento (M5S): «Noi oggi diciamo no al Salva Messina perché questo pacchetto che non è spacchettabile non si può votare. Sgomberiamo così il campo da ogni possibile dubbio. Ci siamo confrontati con esperti, sindaco di Bagheria che una volta insediato ha dichiarato il dissesto. Stessa situazione sindaco di Augusta 40 mila abitanti. I finanziamenti già ottenuti restano, nessun divieto di partecipazione a bandi regionali, nazionali, europei. Siamo in una situazione in cui i cittadini stanno già pagando le conseguenze del dissesto. I lavoratori alla fine sono le vittime o i carnefici?».

Una posizione ribadita più volte anche da altri consiglieri pentastellati a cui De Luca ha risposto chiedendo alternative e lanciando delle provocazioni: «Siete al governo? Fateci mandare 200 milioni di euro da Roma e risolviamo tutto. Se dichiaro il dissesto ora a chi faccio pagare? A quegli imbecilli che sono arrivati cinque anni fa e che forse hanno la sola colpa di non averlo dichiarato?».

Felice Calabrò (Pd): «Sono convinto di una necessità di condivisione ma questo deve riguardare tutte le forze politiche e sociali perché nell’ipotesi in cui decidessimo di andare verso il Salva Messina deve avere tutti partecipi. Noi abbiamo detto a chiare lettere che non possiamo essere per il dissesto, intanto perché è uno stato di fatto da verificare, ma se oggi devo decidere non posso che essere per la via alternativa. Oggi è una cornice che dice tutto e niente. Oggi votiamo una dichiarazione di intenti da riempire e su ogni singolo provvedimento ci misureremo. Io le sfide le accetto».

Piero La Tona (Pdr-Sicilia Futura): «Dopo aver riletto decine di volte il Salva Messina mi sono reso conto che con o senza si rimane tali e quali. Noi abbiamo comunque l’obbligo di valutare ogni singolo provvedimento che farà parte di questo piano di riequilibrio. Non sono per il dissesto, almeno fino a quando non è nei fatti. Se possiamo avere un minimo barlume di speranza perché buttare tutto a mare? Il dissesto, e questo è certo, non consente di contrarre mutui. Chiedo si riformuli la parte dei servizi sociali, non partire dai soldi ma dalla mappatura dei bisogni. Se questo è il criterio come faccio a dire in partenza che taglio il 50%?».

Alessandro Russo (LiberaMe): «Oggi noi stiamo trattando i problemi figli di scelte politiche scellerate. Qual è la macelleria sociale oggi? Difendere un sistema falsato o quella di mille giovani che sono stati esclusi da questa città perché costretti ad andare via? Credo che sia questa la gravissima colpa che la politica ha fatto pagare ai cittadini. Il tema vero è che dobbiamo guardarci in faccia con grande senso di responsabilità. Siamo chiamati a compiere scelte molto difficili, la politica ci impone grandi sacrifici. Andare al dissesto oggi sarebbe una sciocchezza. Siamo disposti a un sacrificio, ma lei deve ritirare le dimissioni e non può più giocare con la città e che con il consiglio che dimostra maturità. Se lei farà questo non ci sarà nessuna preclusione a scendere nel dettaglio di ogni provvedimento».

Libero Gioveni: «Ho votato convintamente tutte le versioni del piano di riequilibrio della passata legislatura. Potrei stare qui ad elencare tutte le storture che ho denunciato, per esempio sui servizi sociali. Ho letto attentamente i dossier che ha presentato ma ci sono ancora numeri contrastanti su cui occorre fare chiarezza, come per esempio un verbale del Cda successivo a quello inserito nel dossier che riporta scenari che appaiono diversi e considerata la delicatezza della situazione servirà approfondire ulteriormente la questione».

Salvatore Sorbello (Gruppo Misto): «Siamo all’inferno. E quindi ,i permetta di seguire la sua stella e di ignorare chi ci parlava di paradiso: sono farabutti. Non hanno fatto nemmeno una proposta. Siamo messi davanti a una scelta e io non mi sento un irresponsabile: fin quando si può evitare io sono sempre per evitare il dissesto».

Nino Interdonato: « Dovremmo prendere tutti esempio dal comune di Catania dove il sindaco di Forza Italia che si è insediato dopo 10 anni di governi Pd avrebbe potuto fare macelleria di una classe dirigente ma lui ha fatto ricorso alla decisione della Corte dei Conti che acclarava il dissesto e noi ancora discutiamo? Credo che abbiamo sbagliato tutto».

E sulla scia del sì alle misure del Salva Messina anche Benedetto Vaccarino, Giovanni Caruso, Nicoletta D’Angelo.

EMENDAMENTI

4 gli emendamenti presentati e approvati alla manovra De Luca. Tre sono arrivati dal Pd e sono stati la chiave per incassare i sì di Antonella Russo, Felice Calabrò e Libero Gioveni.

Tutela dei lavoratori, della qualità dei servizi e trasformazione di Atm e MessinaServizi nelle modifiche proposte da Antonella Russo e Calabrò: «I nostri emendamenti dimostrano che per noi questo è un documento aperto. Controllerò misura per misura, potrò essere la più grande oppositrice così come la più grande sostenitrice. Vogliamo uno studio economico finanziario su cui lavorare sia per MessinaServizi che per Atm, vogliamo la tutela dei dipendenti comunali e delle partecipate. Il sindaco ci chiede la trasformazione dell’Atm in società a capitale pubblico e noi ci siamo, ma ci sono bilanci non votati dal 2002 e questo ci porterà a non poter chiudere la partita. Quindi chiediamo la riformulazione di tutti i bilanci non esitati dal 2002 ad oggi, o comunque da quando ci chiederà il notaio per allineare i bilanci Atm a quelli comunali. Sui servizi sociali chiediamo un piano economico finanziario che certifichi quale sarà il risparmio per l’ente al fine di garantire la tutela dei posti di lavoro. La riduzione del 50% non si deve verificare a scapito del lavoro né sul livello dei servizi resi. Per il personale in esubero chiediamo che si dichiari in esubero chi non è disponibile a nessuna riqualificazione. Un altro emendamento riguarda la possibilità di privatizzare il servizio rifiuti, abbiamo appreso che prima si valuteranno alternative, noi abbiamo un principio fondamentale: la privatizzazione dev’essere l’estrema ratio legata solo all’eventuale fallimento di Messinambiente. Altrimenti noi siamo per il partenariato pubblico-privato ma dovrà essere un percorso da seguire passo dopo passo. Ci siamo con le nostre forze e il nostro impegno».

Gioveni ha invece chiesto di inserire la possibilità di chiedere ad una società terza di audit un parere sui bilanci e i numeri di Atm. La Tona e i colleghi di Sicilia Futura hanno invece voluto specificare la necessità di non tagliare incondizionatamente il 50% dei servizi sociali ma di partire da una mappatura del fabbisogno, sia dei servizi che del personale.

Tutte misure a cui De Luca ha detto sì, lasciando campo libero alle volontà dei consiglieri, cosciente che comunque questo documento rappresenta un punto di partenza è una fortissima base politica da cui partire ma che è tutto in divenire.

LE ULTIME BATTUTE PRIMA DEL VOTO

Cristina Cannistrà ha preso alla fine la parola a nome dei 5Stelle, ribadendo che il no è stato al pacchetto completo, ma che questo non significa che il M5S non discuterà nel merito ogni singola delibera. «Non precludiamo nulla con il nostro no, daremo il nostro contributo laddove ci troveremo d’accordo. Non abbiamo pregiudizi» ha detto alla fine, mantenendo però la posizione della contrarietà al Salva Messina.

Posizione attaccata però da diversi consiglieri, in testa Antonella Russo che ha parlato anche in dissenso nei confronti del suo capogruppo Gennaro, palesando ancora una volta una fratura politica che ormai appare insanabile nel Pd: «Chi vota no e chi si astiene è per il dissesto, non c’è una terza via. Le chiedo di ritirare però le dimissioni. Se non lo farà significa che le aveva solo minacciate per motivi suoi personali».

E alla fine De Luca ha chiuso il patto annunciando il ritiro delle dimissioni. «Oggi si mette un punto. Io non mi tiro indietro».

Francesca Stornante

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