La crociata di De Luca contro l’inefficienza della macchina amministrativa

«Ridurremo a 5 il numero dei dirigenti comunali». Per tutta la campagna elettorale è stato questo il mantra di Cateno De Luca, che una volta dentro Palazzo Zanca non ha potuto mantenere la promessa elettorale (la legge non consente di fare tagli  ‘discrezionali’) ma ha comunque  iniziato la sua crociata contro l’inefficienza della macchina amministrativa, dando filo da torcere ai super burocrati dell’ente. La lettera che denuncia l’irreperibilità dei dirigenti nei week-end, con conseguente messa in mora degli stessi (vedi articolo a parte) , è solo l’ultimo avvertimento lanciato dal primo cittadino alla dirigenza dell’ente.

Tra l’altro,  a proposito di orario di lavoro dei  dirigenti c’è un orientamento dell’Aran  che corre in aiuto del sindaco De Luca. L’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni   svolge ogni attività relativa alla negoziazione e definizione dei contratti collettivi del personale dei vari comparti del pubblico impiego, compresa l’interpretazione autentica delle clausole contrattuali e la disciplina delle relazioni sindacali nelle amministrazioni pubbliche –

COSA DICE L’ORIENTAMENTO DELL’ARAN

In relazione alle previsioni dell’art.7, comma 4, lett.a) del CCNL del 22.2.2010, quali sono i provvedimenti che l’ente può adottare per la disciplina della presenza in servizio dei dirigenti? Tale disposizione non si pone in contrasto con le regole contrattuali previste in materia di orario di lavoro dei dirigenti?

La materia dell’orario di lavoro dei dirigenti trova la sua fondamentale regolamentazione nell’art.16 del CCNL della dirigenza del Comparto Regioni-Autonomie Locali del 10.4.1996.

Tale clausola contrattuale ha introdotto, come è noto, un sistema basato sulla autoresponsabilizzazione del dirigente. In tale ambito, non è prevista alcuna quantificazione complessiva dell’orario di lavoro del dirigente, neppure attraverso la sola definizione di un limite massimo di durata delle prestazioni lavorative dovute (non ha, pertanto, alcun significato per i dirigenti il riferimento alle 36 ore come orario di lavoro settimanale, dato che tale indicazione vale solo per il personale non dirigente).

Spetta, invece, al dirigente la organizzazione complessiva del proprio tempo di lavoro in modo da assicurare il completo soddisfacimento dei compiti affidati e degli obiettivi assegnati. Sotto il profilo organizzativo, il dirigente può determinare, in piena autonomia e responsabilità, il proprio orario di lavoro, ma sempre nel rispetto del preciso vincolo delle esigenze operative e funzionali della struttura cui è preposto.  E’, infatti, evidente che l’orario di lavoro del dirigente deve essere necessariamente funzionale all’orario di servizio della struttura di preposizione ed essere rapportato anche a quello del restante personale in servizio presso la stessa. Pertanto, ad esempio, se l’orario di servizio adottato dall’ente per tutte le strutture in cui si articola il suo assetto organizzativo, quale risulta dal Regolamento degli Uffici e dei Servizi, è distribuito su sei giorni settimanali non sembra ipotizzabile una situazione in cui un dirigente fissi il proprio orario di lavoro su soli 5 giorni, in quanto ciò contrasterebbe con quel vincolo di funzionalità di cui sopra si è detto.

Come già evidenziato nell’orientamento applicativo AII4 del 4.12.2000 (consultabile sul sito istituzionale: www.aranagenzia.it, Orientamenti Applicativi, Aree Dirigenziali, Area II (Regioni ed autonomie locali), Orario di lavoro), la circostanza per cui è il dirigente a determinare autonomamente il proprio orario di lavoro non preclude all’ente la possibilità di assumere iniziative per l’adozione di sistemi di rilevazione ed accertamento delle presenze e delle assenze del personale con qualifica  dirigenziale, anche ai fini della valutazione annuale dello stesso e dell’erogazione della retribuzione di risultato nonché per la gestione degli altri istituti connessi al rapporto di lavoro (ferie, malattia, ecc.).

LA RIVOLUZIONE DELLA MACCHINA AMMINISTRATIVA

Nei giorni scorsi, la giunta  De Luca ha approvato un atto di indirizzo che ridisegna la struttura organizzativa del Comune di Messina . La  proposta mira a ridurre i Dipartimenti, a partire da gennaio 2019,   dagli attuali 23 a 13, sfruttando anche la “naturale” riduzione dei dirigenti di Palazzo Zanca. Attualmente, infatti l’ente conta 19 dirigenti in servizio  ma entro dicembre 4 andranno in pensione e per due di loro (Loredana Carrara, dirigente all’Ufficio di gabinetto , e Domenico Zaccone, dirigente ai servizi sociali) scadrà il contratto triennale sottoscritto dall’Amministrazione Accorinti. Da gennaio resteranno operativi in quel di Palazzo Zanca 13 dirigenti, a cui De Luca intende affidare la responsabilità di un unico Dipartimento, eliminando gli interim, che compartano non solo più competenze ma anche  un guadagno ‘extra’ per il singolo burocrate.

La proposta targata De Luca dovrà prima essere sottoposta all’attenzione delle parti sociali prima di diventare un provvedimento esecutivo,  ma  -dai primi passi compiti in questi 30 giorni da sindaco – per De Luca la razionalizzazione delle risorse, umane ed economiche,  sembra essere un obiettivo primario da perseguire con tenacia del corso del suo mandato.

Danila La Torre