Disavanzo spalmato in 30 anni incostituzionale. Il caso Messina e i 100 milioni da ripianare fino al 2045 - Tempo Stretto

Disavanzo spalmato in 30 anni incostituzionale. Il caso Messina e i 100 milioni da ripianare fino al 2045

Danila La Torre

Disavanzo spalmato in 30 anni incostituzionale. Il caso Messina e i 100 milioni da ripianare fino al 2045

domenica 17 Febbraio 2019 - 08:17
Disavanzo spalmato in 30 anni incostituzionale.  Il caso Messina e i 100 milioni da ripianare fino al 2045

La sentenza della Consulta che dichiara incostituzionale la norma sulla rateizzazione trentennale delle passività emerse dal riaccertamento straordinario degli enti locali potrebbe avere conseguenze anche a Messina.

Nel 2016 la giunta Accorinti prima ed il Consiglio comunale dopo approvarono la delibera che diluiva in 30 anni i circa cento milioni di euro di disavanzo quantificati nel corso del riaccertamento straordinario dei residui attivi e passivi. La cifra complessiva ammontava esattamente a 96.462.611,08 euro.

Gli ex amministratori di Palazzo Zanca, con l’avallo del Civico Consesso, decisero di ripianare quelle passività attraverso 30 quote costanti annuali a partire dall’esercizio 2015, per un importo di ciascuna rata pari a 3.215.420,37 euro. Anche il Comune di Messina decise infatti di aggrapparsi all’ art. 1, comma 714, della legge n. 208 del 2015, successivamente sostituito dall’art. 1, comma 434, della legge n. 232 del 2016. La norma in questione, inserita nella legge di Stabilità 2016 (Governo Renzi) e poi modificata dalla Legge di Bilancio 2017 (Governo Gentiloni), consentiva agli enti locali di rimodulare o riformulare il piano di riequilibrio pluriennale (che ai tempi aveva ancora una durata massima decennale e non ventennale come oggi), entro il 31 maggio 2017, scorporando la quota di disavanzo risultante dalla revisione straordinaria dei residui e ripianando la stessa in 30 anni. L’obiettivo del Governo era quello di alleggerire i piani di riequilibrio degli enti in pre-dissesto allontanando ilrischio default e liberando risorse per le spese correnti, ma solo apparentemente. Con l’applicazione di quella disposizione normativa venivano infatti vincolati i bilanci futuri degli enti locali, in un arco temporale lungo ben 30 anni.

E proprio sul piano di ripianamento trentennale è arrivata la bocciatura della Corte Costituzionale, secondo cui «il perpetuarsi di sanatorie e situazioni interlocutorie, oltre che entrare in contrasto con i precetti finanziari della Costituzione, disincentiva il buon andamento dei servizi e non incoraggia le buone pratiche di quelle amministrazioni che si ispirano a un’oculata e proficua spendita delle risorse della collettività».

Per la Consulta quella norma viola inoltre l’equità intergenerazionale, principio che sancisce la necessità di non gravare in modo sproporzionato sulle opportunità di crescita delle generazioni future, garantendo loro risorse sufficienti per un equilibrato sviluppo.

Dopo la dichiarazione di incostituzionalità da parte della Consulta (LEGGI QUI SENTENZA), bisognerà capire cosa succederà adesso a Palazzo Zanca. Anche nel primo bilancio targato De Luca, approvato nei giorni scorsi dalla giunta, sono stati inseriti gli oltre 3 milioni della quota annuale relativa al piano trentennale varato nel 2016, che va ad aggiungersi al piano di riequilibrio (oggi esteso a 20 anni), che resta in attesa del responso da parte della Commissione ministeriale.

IL PRIMO BILANCIO DELL’ERA DE LUCA

A proposito del bilancio previsionale 2019 approvato in tempi record dall’esecutivo di Palazzo Zanca (un bilancio di previsione approvato a inizio anno è un fatto del tutto eccezionale rispetto al trend degli ultimi 10 anni) , vediamo alcuni dei numeri più significativi.

Gli investimenti per i servizi sociali scendono da 55 milioni di euro del 2018 a 39,5 milioni di euro. La “sforbiciata” è la conseguenza naturale della strategia messa in campo dall’amministrazione De Luca, che ha deciso di far risparmiare le casse comunali avvalendosi per questo settore di fondi extra bilancio.

Nel primo bilancio dell’era De Luca, crescono invece le somme destinate al trasporto pubblico – Atm, che passano dai quasi 18 milioni di euro del 2018 a 23,8 milioni di euro del 2019.

Si ingrossa rispetto all’anno precedente il capitolo delle manutenzioni strade, che dai 600mila euro arriva a circa 750; così come quello della manutenzione immobili comunali, che da 870 mila sale a più di un milione di euro.

La giunta De Luca punta sulla manutenzione ordinaria degli immobili e degli impianti delle scuole, incrementando gli investimenti da 80 mila euro a 480mila euro.

Quasi dimezzate le spese per l’energia e gas, che da 862mila del 2018 euro si riducono a 482 mila euro.

Le spese per iniziative e manifestazioni con ricadute turistiche passano da 527 mila euro a 361mila euro.

Taglio di 300 mila euro nel capitolo dedicato a spese scuola refezione / trasporto / riscaldamento / cultura. I 2,3 milioni di euro del 2018 scendono a poco più di 2 milioni di euro.

Danila La Torre

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Un commento

  1. Sarà difficile centrare l’obiettivo del risanamento se le entrate non si realizzeranno, cosi come già in passato, e si continuerà a spendere somme che in realtà non si riescono ad incassare per vari motivi, si potranno annotare residui attivi ma nella realtà ciò determina disfunzioni ed anche altri debiti…!

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