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Crack Popolare di Vicenza, due investitrici di Milazzo risarcite

Alessandra Serio

Crack Popolare di Vicenza, due investitrici di Milazzo risarcite

martedì 15 Gennaio 2019 - 05:23
Economia
Crack Popolare di Vicenza, due investitrici di Milazzo risarcite

Buone notizie per i risparmiatori del messinese coinvolti nel crack della Banca Popolare di Vicenza.

In attesa del processo penale, alcuni dei truffati hanno ottenuto il riconoscimento al risarcimento da parte del mediatore finanziario, in questo caso Banca Nuova Spa acquisita da Intesa Sanpaolo.

E’ successo per esempio a due donne di Milazzo, assistite dall’avvocato Alessandro Imbruglia, che prenderanno parte al processo principale e hanno fatto ricorso all'Autorità per le Controversie Finanziarie.

L’arbitro Consob ha dato ragione a loro e condannato Intessa San Paolo, che dovrà ora restituire loro le 103 mila euro investite. San Paolo può adempiere spontaneamente entro un mese.

La vicenda che sta dietro al crack della Popolare di Vicenza è ormai tristemente nota, soprattutto ai moltissimi risparmiatori rimasti letteralmente con un palmo di naso.

Come molti, anche le due sorelle milazzesi, 50 anni circa entrambe, impegate, tra il marzo e la fine del 2015, su consiglio dell'Intermediario Banca Nuova, hanno deciso di investire i propri risparmi in obbligazioni subordinate della Banca Popolare di Vicenza, acquistate appunto presso la filiale di Milazzo.

L’acquisto delle azioni e delle obbligazioni di Banca Popolare di Vicenza avveniva, il più delle volte, tramite l’attività di intermediari controllate dalla stessa Banca, che consigliavano i propri clienti all’acquisto, rassicurandoli sulla solidità patrimoniale della società.

Il valore delle obbligazioni si è però prestissimo ridotto drasticamente, sino ad azzerarsi. Per di più, quelle acquistate dalle due sorelle di Milazzo non erano di fatto vendibili: illiquide, non quotate, erano prodotti molto rischiosi, “roba” per grossi investitori d’azzardo, insomma.

Nel primo semestre del 2015 Banca Popolare di Vicenza registrava una perdita patrimoniale di 1 miliardo di euro e, a seguito della trasformazione in S.p.a., in attuazione della così detta riforma delle banche popolari, deliberava, in sede assembleare, una prima svalutazione delle azioni del 23% ed, a seguito dell’infruttuoso aumento di capitale nella prima metà del 2016, il valore delle azioni scendeva drasticamente a 0,1 euro a titolo.

Mentre tanti altri risparmiatori avevano investito tra il 2013 e il 2014, le due impiegate del centro mamertino avevano sottoscritto le obbligazioni addirittura nel 2015, quando la situazione della Banca era quindi ormai nota

Il processo, partito il mese scorso, ipotizza che i vertici hanno effettuato diverse operazioni finanziarie illecite in vista del fallimento, per evitare appunto i risarcimenti. Ma soprattutto viene imputato all’intermediario di non aver informato in maniera debita e trasparente gli investitori, visto che all’epoca delle sottoscrizioni la situazione della banca di Zonin era già nota.

Altri investitori del messinese sono sedute tra le parti civili insieme alle due signore, ancora una volta assistite dall’avvocato Alessandro Imbruglia, che anche per loro ha fatto ricorso all’Arbitro Consob e attende risposta.

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