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Esiste in mezzo al tempo la possibilità di un’isola: Houellebecq visionario

Giacomo Maria Arrigo

Esiste in mezzo al tempo la possibilità di un’isola: Houellebecq visionario

sabato 18 Aprile 2020 - 08:33

Pubblicato nel 2005, "La possibilità di un'isola" è un romanzo sbalorditivo, emozionante e singolare, un raro distillato di cinismo e lucidità, che unisce sapientemente l’analisi sociologica e le riflessioni filosofiche a un contesto a tratti fantascientifico.

Romanzo del 2005, La possibilità di un’isola è una bellissima opera di Michel Houellebecq in cui l’autore, con sguardo impietoso e spietatamente lucido, descrive la nostra decadente società occidentale. Testo limpido e disincantato, unisce sapientemente l’analisi sociologica e le riflessioni filosofiche a un contesto a tratti fantascientifico.

La fine del dominio della specie umana vede l’affermarsi di una razza “neoumana” costruita artificialmente per il tramite della tecnica della clonazione. I passaggi che conducono alla fine dell’umanità, sostiene Houellebecq, sono già inscritti nel nostro presente, nella nostra vita, e non devono quindi essere cercati al di fuori di essa, come ad esempio nell’invasione di una razza aliena o in una guerra nucleare – cliché, questi, del genere fantascientifico maggiormente collaudato ma che non si addicono allo stile houellebecquiano. Quel che oggi la cultura di massa vuole attuare è, scrive Houellebecq, la creazione di «un’umanità artificiosa, frivola, che non sarà mai più toccata dalle cose serie né dall’umorismo, che vivrà fino alla morte in una ricerca sempre più disperata del fun e del sesso; una generazione di eterni kids». Va da sé che i prodotti culturali, nella realtà come nel romanzo, «rimettevano gravemente in discussione i valori morali definiti “tradizionali” per convenzione di linguaggio. […] La condanna a morte della morale era diventata insomma una sorta di sacrificio rituale generatore di una riaffermazione dei valori dominanti del gruppo – imperniati da alcuni decenni sulla competizione, sull’innovazione, sull’energia, assai più che sulla fedeltà, sulla bontà e sul dovere».

Una delle conseguenze di una società simile – che è, lo ripetiamo, quella nella quale noi tutti ci troviamo a vivere oggi, cosa sulla quale Houellebecq insiste con grande enfasi – era la diffusione delle prime childfree zones, complessi abitativi destinati a chi non ha figli, accuratamente descritti nel testo. «E gli animali domestici […] sostituivano a poco a poco i bambini nella famiglie», insieme alla diffusione dell’alimentazione vegetariana «con le sue stupidaggini New Age». La frase “ci separiamo ma restiamo buoni amici” al termine di una relazione amorosa, sempre più diffusa e considerata buona prassi ed etichetta dabbene, «cioè il passaggio dall’amore all’amicizia […], era ovviamente il preludio alla scomparsa di ogni sentimento sul piano storico», scrive Houellebecq.

Il curare solo approssimativamente gli anziani durante periodi di crisi («solo un paese autenticamente moderno era capace di trattare i vecchi come meri rifiuti»), la scomparsa della poesia («inadatta a trasportare informazioni più precise di semplici vibrazioni corporee ed emozionali, intrinsecamente legate all’età magica dello spirito umano») e l’aumento delle eutanasie volontarie («il tasso di morti volontarie era vicino al 100% e l’età media della partenza, stimata a sessant’anni sull’insieme del globo, si avvicinava piuttosto ai cinquanta nei paesi più progrediti») erano corollari inevitabili di un simile stato di cose.

I dibattiti sulla disparità fra ricchi e poveri sparivano nei discorsi fra le nuove generazioni, e per una giovane donna di cui si innamora il protagonista «il capitalismo era un ambiente naturale, in cui si muoveva con disinvoltura e naturalezza […]; una manifestazione contro un piano di licenziamenti le sarebbe parsa assurda quanto una manifestazione contro l’abbassamento della temperatura. […] Ogni idea di rivendicazione collettiva le era più generalmente estranea». L’emersione dell’ecologismo, «ideologia di un masochismo strano», aveva contraddistinto gli ultimi secoli della civiltà umana, e rappresentava solo «una ideologia terminale […] uno degli indizi del desiderio dell’umanità di rivoltarsi contro se stessa, di porre fine a un’esistenza che sentiva inadeguata».

Ma la conseguenza peggiore era la scomparsa dell’amore. «Esther non amava l’amore, non voleva essere innamorata, rifiutava quel sentimento di esclusività, di dipendenza, ed era tutta la sua generazione a rifiutarlo con lei». La separazione della sessualità dal campo amoroso e la sua riconduzione nel campo del divertimento puro aveva rotto qualcosa di essenziale, sicché quei giovani «in nessun momento della loro vita avrebbero conosciuto l’amore. Erano liberi». Così facendo piano piano si spengono, e la ragazza co-protagonista della storia del romanzo appare agli occhi del protagonista come «un animaletto innocente, amorale, né buono né cattivo, semplicemente in cerca della sua razione di eccitamento e di piacere».

Ancora più interessante, oltre alla descrizione sociologica del mondo contemporaneo, è lo svolgimento della trama narrativa. Michel Houellebecq narra il declino delle religioni tradizionali e l’avanzata di una nuova religione interamente basata sulla fede nell’immortalità (fisica, s’intende) raggiunta scientificamente. La grande promessa dell’immortalità, insomma, si spostava dal piano spirituale a quello materiale. Houellebecq descrive questo cambiamento in modo sorprendente: «nello spazio di alcuni anni, in meno di una generazione, in un tempo incredibilmente breve, […] nessuno credeva in Dio, non se ne curava affatto, non si ricordava di aver creduto». Il nuovo culto si basava sui piaceri fisici e sull’assenza di alcuna costrizione morale, «facendo sua la promessa fondamentale che era stata quella di tutte le religioni monoteistiche: la vittoria sulla morte». Nel frattempo, reclutava la maggioranza dei suoi adepti «in ambienti atei, agiati e moderni – delle categorie socio-professionali+ e socio-professionali++», provocando presto una rapida emulazione in tutti gli strati della popolazione.

La socialità era destinata a dileguarsi, a evaporare; «era stata indispensabile nei primi tempi dell’apparizione dell’intelligenza umana, ma oggi non era altro che un resto inutile e ingombrante». E per via della clonazione la sessualità perdeva il suo significato, fino a scomparire del tutto. La possibilità di un’isola è un romanzo sbalorditivo, emozionante e singolare, un raro distillato di cinismo e lucidità, dove il grado di analisi sociologica ben si sposa con la narrazione fantastica. Da non perdere per chi volesse comprendere più da vicino la nostra società contemporanea e post-moderna.

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