Le denunce precedenti, il braccialetto elettronico che non c'è. L'amara riflessione dell'avv. Gambadoro, sorella della vittima dell'untore di Aids
Una donna denuncia l’uomo che le infligge violenza, a carico di quest’uomo viene applicata una misura restrittiva, gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il braccialetto elettronico non c’è, le forze dell’ordine segnalano al Pubblico ministero che riferisce al Giudice per le indagini preliminari perché possa commutare la misura o in domiciliari senza braccialetto elettronico o in carcere. Che cosa non ha funzionato per Daniela?
Se la denuncia non basta
E’ la domanda che attraversa il paese, dopo il femminicidio di Daniela Zinnanti a Messina. Una domanda che fa male a qualcuno, più che ad altri. Ai familiari delle altre vittime di questi reati, per esempio. Come la sorella di Stefania Gambadoro, l’avvocata morta di Aids, diagnosticato troppo tardi perché l’ex compagno che l’aveva contagiata non le ha rivelato di avere l’Hiv, malgrado la sapesse ammalata (leggi qui: La sentenza, cronaca di una morte annunciata. L’avvocata poteva essere salvata).
Tutte abbiamo paura
“Un paio di giorni fa per la prima volta ho calcolato, al netto degli sconti di pena, quando uscirà dal carcere l’assassino di mia sorella: aprile 2036. Prima mi ero rifiutata di farlo, mi sono detta che entro quella data devo riuscire a fare tutto quello che conta nella mia vita, vedere i ragazzi sistemati, perché poi, quando la belva sarà libera non so cosa sarà di me, se vorrà vendicarsi. Tutto è possibile – scrive Silvia – Mi sento un latticino con possibile scadenza. L’ho messo in conto fin dall’inizio, lo aveva messo in conto anche Daniela quando ha denunciato e per paura poi, una volta, aveva pure ritirato la denuncia”.
Cosa non funziona?
“Cosa non ha funzionato? Cosa non funziona? – si chiede appunto Silvia Gambardoro, avvocata anche lei – Il sistema ha fallito, continua a fallire. Intanto nella testa di chi denuncia, anche quando la denuncia è la sola speranza di liberazione e di giustizia, continua a girare un verso che ipoteca le nostre vite: Siam pronte alla morte, siam pronte alla morte“.
