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Festa Madonna. “U Giganti e a Gigantessa”, l’omaggio di Reggio a Messina

Elisabetta Marcianò

Festa Madonna. “U Giganti e a Gigantessa”, l’omaggio di Reggio a Messina

lunedì 13 Settembre 2021 - 15:16

Accompagnati da tamburi, Mata e Grifone mimano una danza d'amore. Si avvicinano e si allontanano fino sfiorarsi in una corteggiamento eterno,

Sfilano ancora, in occasione di Festa Madonna per il centro di Reggio, alti, maestosi e bellissimi. Sono “U Giganti e a Gigantissa” simbolo dell’amore eterno e fertile. La loro leggenda sembra uscita da una “favola” d’amore shakespeariana, ma nasce al di là dello Stretto, a Messina. Una donna bianca di nome Mata ed un guerriero nero di nome Grifone. Attorno a queste due figure sono nate molte leggende, la più affascinante è legata alla fondazione della città di Messina.

La leggenda della fondazione

Si racconta che il Re nero sbarcato nella città dello Stretto si innamorò follemente di Marta – Mata tanto da volerla sposare. La proposta non venne accolta bene a causa della religione del Re che per amore si convertì al cristianesimo. Le loro nozze furono celebrate solo dopo la conversione. Il suo nome da Hassan divenne Grifone. I due prosperarono ed ebbero moltissimi figli: i messinesi.

Il fatto storico

E’ il 1190 e Riccardo I Re d’Inghilterra, o per meglio intenderci Riccardo Cuor di Leone, giunge a Messina per muovere la Terza Crociata. Durante la sua permanenza in città comprende che i messinesi sono ancora succubi dei greci bizantini. Il Re decide di dimostrare la sua potenza facendo costruire sul colle di Roccaguelfonia un imponente ed inespugnabile castello. Il popolo, quindi, lo adotta battezzandolo col nome di Matagriffon unendo Mata, da Macta (ammazza) e, Griffon da Grifone (ladro, in onore dei fondatori. Il “messaggio” arrivò dritto ai greci bizantini che abbandonarono per sempre la città. Il popolo Messinese riacquistò la tanto sospirata libertà. Per festeggiare l’evento e lasciarlo alle generazioni future, il popolo portò nelle piazze il castello di Matagriffon in cartapesta per poi sdoppiarlo nel nome e con le sembianze dei fondatori. Nacquero così “A Gigantissa” e “U Giganti”, emblema di libertà.

I giganti a Reggio

La loro eco fu talmente forte da diventare importante anche nelle altre città della Calabria tirrenica. Prima fra tutte la vicina città di Reggio che “adottò” le due grandi figure tanto da farle sfilare per le vie del centro, ogni anno, in occasione delle feste patronali. Accompagnati da tamburi, Mata e Grifone mimano una danza d’amore. Si avvicinano e si allontanano fino sfiorarsi. Una corteggiamento, senza tempo, che incanta adulti e bambini e che forse in questo momento di profonda crisi assume un significato ancora più profondo legato al recupero della piena libertà.

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Un commento

  1. Innanzitutto non è un omaggio a Messina, secondo in dialetto si dice: u gilanti e a gilantissa….!!

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