Storie di mare. La sfida degli abissi - Tempo Stretto

Storie di mare. La sfida degli abissi

Giovanni Franciò

Storie di mare. La sfida degli abissi

venerdì 12 Maggio 2017 - 07:35
Storie di mare. La sfida degli abissi

Il felice connubio con il Conservatorio Corelli conclude la stagione concertistica della Filarmonica Laudamo

In un gremito Palacultura, domenica scorsa l’Orchestra di Fiati del Conservatorio Corelli, diretta da Lorenzo Della Fonte e integrata da percussioni, un’arpa, un contrabbasso e il pianoforte, nel solco di una positiva collaborazione con la Filarmonica Laudamo, ha concluso la stagione concertistica allestita da questa associazione musicale. Il filo conduttore che ha unito tutti i brani eseguiti è il mare; Storie di mare si intitola infatti il programma offerto, che ha spaziato da brani classici, trascritti per fiati, a brani di autori del novecento o contemporanei composti appositamente per banda.

Nella prima parte Della Fonte ha proposto il Preludio da Il corsaro di Giuseppe Verdi, nella trascrizione per fiati da lui stesso composta, in prima esecuzione assoluta. Si tratta di un’opera relativamente minore del grande operista italiano, poco eseguita, per cui abbiamo potuto apprezzare l’ascolto del bel preludio, altrimenti difficilmente di scena nei nostri teatri. Ha fatto seguito il primo dei quattro brani di Shahrazad, la Suite sinfonica di Nikolaj Rimskij-Korsakov, Il mare e la nave di Sinbad, nella trascrizione di Hindsley. Il pezzo sinfonico più celebre del musicista russo si ispira alla novella tratta da Le mille e una notte, che narra la storia di Sherazade, destinata alla morte dopo la prima notte d’amore ad opera del Sultano, il quale, a seguito del tradimento della sua donna, decide di avere un rapporto ogni notte con una schiava diversa, per farla giustiziare all’alba successiva. Sherazade, adottando un geniale stratagemma, racconta al Sultano una storia, per interromperla prima dell’alba, costringendo il Sultano, incuriosito, a perpetuare le notti per ascoltare il seguito della storia. Come ha brillantemente sottolineato lo scrittore Giovanni Ricciardi, intervenuto per introdurre i brani in programma, Sherazade è il simbolo della vita, della rinascita quotidiana. La splendida musica di Korsakov, che al primo brano enuncia subito i due leit motiv dominanti (il tema del Sultano, impetuoso e drammatico, e quello dolcissimo di Sherazade) risente poco, incredibilmente, della mancanza degli archi, nella efficacissima trascrizione di Hindsley, ottimamente eseguita dall’orchestra del Corelli. Dopo Hands across the sea di John Philip Sousa, un tipico pezzo da banda militare, è stata la volta di Of sailors and Whales, cinque scene da Melville: Ishmael (Ismaele), Queequeg, Father Mapple (Padre Mapple), Ahab (Achab), The White Whale (La Balena Bianca), di Francis McBeth. Si tratta di cinque brani ispirati al famosissimo romanzo dello scrittore americano Moby Dick. La balena bianca, ha osservato sempre Ricciardi, rappresenta il Leviatano biblico, il mostro che ogni uomo è chiamato ad affrontare. Da segnalare “Father Mapple”, un brano dal carattere liturgico nel quale gli stessi orchestrali intonano un coro a cappella, e “The White Whale”, finale travolgente e fragoroso ove gli strumenti a percussione sono grandi protagonisti.

Nella seconda parte dopo il breve Sea Songs di Raphael Vaughan Williams, l’orchestra ha eseguito Wine-Dark Sea: Sinfonia per Banda di John Mackey, composto da tre brani ispirati all’Odissea omerica: Hubris (Hybris: alterigia, arroganza, superbia), Immortal Thread, So Weak (Filo immortale, così debole) e The Attention of Souls (L’attenzione delle anime), in prima esecuzione italiana. Il titolo è tratto dal libro primo dell’Odissea “navigando sul mare color del vino verso genti straniere…” e, in particolare nel primo e terzo episodio, vede ancora una volta protagoniste le percussioni, in una notevole performance, crescendo quasi ossessivi, in fortissimo, che hanno comportato un notevole dispendio di energia nei musicisti. Ottima la prova dell’orchestra, che è oltremodo limitato definire di fiati, visto l’enorme apporto delle percussioni (ben nove musicisti), prova che ha coronato felicemente la stagione concertistica, esaltando il connubio Conservatorio Corelli–Filamonica Laudamo.

Giovanni Franciò

Tag:

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta
Tempostretto.it - Quotidiano on line della Città Metropolitana di Messina

Via Francesco Crispi 4 98121 - Messina

Rosaria Brancato direttore responsabile-coordinatrice di redazione.

Danila La Torrevice coordinatrice di redazione.

info@tempostretto.it

Telefono 090.9018992

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007