L'epopea della "superstar del Medioevo" al Vittorio Emanuele di Messina con originali e potenti spunti
MESSINA – Al Vittorio Emanuele di Messina “Fra’ – San Francesco, la superstar del medioevo”.
Per la rassegna principale il 20 marzo in serale, con repliche il 21 e il 22, è stata inscenata la performance di e con il magistrale Giovanni Scifoni, che,abbigliato in modo appropriato, è riuscito a tenere da solo abilmente la scena sotto la direzione encomiabile di Francesco Ferdinando Brandi.
Sulla conversione di Francesco,che, proveniente da una famiglia di ricchi mercanti, divenne,con aspro disappunto del genitore Pietro di Bernardone, portatore del ben noto rinnovamento,si sono spesi fiumi di inchiostro con a corredo anche riuscite proiezioni cinematografiche e rappresentazioni teatrali.
Nel solco della Commemorazione ad 800 anni dalla Sua dipartita terrena,è giustamente tornato centrale il tema del francescanesimo in Italia,in Oltralpe e in Oltremare.
Il “focus” della odierna opera teatrale è stato infatti sulla vita
di Frate Francesco,fattasi profezia,la cui fama ha travalicato Assisi e anche in età sveva ha trovato in Sicilia e in Antonio da Padova, Suo Vescovo, esplicazione di gran valore.
Oggi la sua eredità è più che mai attuale e di immenso interesse, così come il suo sguardo sul creato.
Le musiche originali di spiccato e considerevole rilievo nello spettacolo sono state riferibili a Luciano Di Giandomenico, con uso mirabile anche dell’antica strumentazione (come nyckhelharpa, viola da gamba, ghironda) dello stesso, di Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli, un eclettico trio abbigliato peraltro in guisa medievale.
Si è trattato di una co-produzione Teatro Carcano, Mismaonda, Viola Produzioni.
Si è delineata una figura quasi da folle artista, di certo un visionario, un grande improvvisatore,capace di citare a memoria brani in francese della “chanson de geste”, ma stravolgendone il senso, facendo ricorso alla nudità e rendendo manifesta la propria malattia e il dolore. Si è fatto cenno al pauperismo quale estrema scelta di vita…eppure la “piece” non ha messo al centro tale elemento, condiviso al tempo con altri movimenti eretici, bensì le modalità del futuro Santo di approccio al mondo, quel “modus” tipico, davvero irresistibile di rivolgersi al Suo pubblico, come il più grande narratore del mistero divino. Il presepe di Greccio, nel dicembre1223 è stata la sua invenzione oggi più ricordata per celebrare, nella notte di Natale, la povertà del Cristo nascente. Il monologo, arricchito con le laudi medievali e gli strumenti musicali d’epoca, ha portato alla luce il suo potere di persuasione che, allora come ai nostri tempi, avvinse e avvince.
Sulla conversione, dicevo, tanto rilievo.
La sua immagine simil-pop ha fatto il paio con il suo sforzo nel trasmettere la parola di Dio in ogni forma, nel fondare la regola per poi distaccarsene, fino a giungere al proprio logoramento e alla morte fisica con quelle stimmate di cui era orgoglioso e che desiderava tenere celate. Tante le gesta dal sapore quasi teatrale,come la predica ai porci. Il suo”Cantico delle creature”, conosciuto come il primo componimento lirico in volgare della storia,ha celebrato la bellezza di frate Sole, mentre in realtà il suo Autore si trovava in una cella cieco e devastato dalla malattia.
Innegabile la geniale creatività con cui ha incantato le folle nei territori ove si è recato a predicare dopo il placet di Papa Innocenzo III, facendo ridere e piangere a mezzo dei suoi balli, dei canti e della sua abilità attoriale; e, ancora, la considerazione verso ogni forma vivente, il rapporto di amore carnale con la morte, (oggi concepita quale tabù estremo e invece da affrontare), che ci hanno parlato e abbiamo sentito quali coevi.
Un autentico rivoluzionario e il “primo italiano”, come è stato da taluni appellato, insomma, che la particolare “mise en scene” è riuscita a fare risplendere anche con ausilio di una scenografia suggestiva, pur se minimalista, (una pedana in legno, provvista di scalette e un telone ove l’artista ha a più riprese disegnato il volto di Francesco, che mano a mano si è andato facendo sempre più simile a quello di Gesù) messa in valore attraverso un ottimale uso della illuminazione. E il folto pubblico presente ha visibilmente apprezzato l’eclettico spettacolo, con applausi anche a scena aperta. Unico neo, a mio avviso, la troppo marcata presenza attoriale e i continui riferimenti alla contemporaneità, dei quali si è colto il senso, pur non condividendosi appieno le risultanze, poiché in scena è apparso l’interprete di Francesco e non Francesco stesso.
Degno di menzione per rievocare la Sua immensa personalità è anche l’emozionante musical “Forza Venite Gente” di Mario Castellacci, che a decorrere dal1981 ha continuato ad incantare il nostro Paese con le sue 23 scene di narrazione cantata, con intensa spiritualità, della storia senza tempo, con Francesco quale irresistibile istrione, un autentico giullare al centro di una epopea che da secoli sta coinvolgendo, e continuerà a farlo, intere generazioni.
