FuturDem. Dieci domande ai giovani "renziani" per conoscere sogni e proposte

FuturDem. Dieci domande ai giovani “renziani” per conoscere sogni e proposte

Eleonora Corace

FuturDem. Dieci domande ai giovani “renziani” per conoscere sogni e proposte

giovedì 12 Settembre 2013 - 10:51

Viaggio nel mondo dei circoli giovanili dei partiti, per conoscere e capire cosa chiedono alla politica i giovani e cosa si aspettano dai loro rispettivi partiti. Abbiamo indagato quali concezioni politiche e quali aspettative per il territorio locale e nazionale coltivano i giovani renziani che hanno fondato il circolo cittadino "FuturDem".

Si allarga il fronte dei renziani a Messina. Tre dei sei circoli cittadini dei Giovani Democratici hanno deciso di entrare nel progetto di matrice renziana “FuturDem”, ovvero una vera e propria nuova rete di circoli che fanno capo direttamente al rottamatore e che stanno sorgendo in tutta Italia. La nascita di FuturDem è stata annunciata nel corso di una conferenza stampa martedì scorso, nella sede del circolo renziano “Libertà” sul Viale Boccetta. La prima iniziativa ufficiale è prevista per questa domenica, alle 18:00, presso i locali dell’ex Guernica, dove, oltre a musica e proiezioni video, verranno presentate proposte per il territorio che riguardano i temi del lavoro, cultura, diritti civili, ambiente e legalità. Ospite il coordinatore regionale di FuturDem, Giulio Seminara, insieme al coordinatore locale Valerio Morabito e al segretario provinciale dei Giovani Democratici, Gabriele Lo Re. Pronta anche la collaborazione con il giornale online Ateniesi, voce dei renziani d’Italia. Quali sono progetti, aspirazioni e modelli dei renziani? C’è lo spiegano Guglielmo Sidoti e Valerio Morabito:

Cosa vuol dire essere “renziani”? perché Renzi e non qualcun altro? Non ci piace essere “etichettati” come renziani, ma se proprio è necessario, vuol dire essere democratici e basta. Vuol dire guardare i problemi della gente senza zavorre ideologiche del Novecento. Sappiamo bene che un albero ha bisogno di radici e per questo motivo non vogliamo cancellare il passato. Vogliamo, invece, porre le basi per una sinistra che non conservi. ma crei. Che sappia dire di si. In questi ultimi anni gran parte della sinistra italiana si è nascosta dietro dei no. Noi, invece, crediamo nell’affermazione, perché dietro può nascere un programma e non una semplice ed ideologica opposizione. Matteo Renzi è una grande opportunità per creare, finalmente, un partito democratico e progressista di stampo europeo ed occidentale. Lo abbiamo scelto già dalle primarie nazionali. Siamo stati colpiti dal suo porsi come “rottamatore”, nel senso di una rottamazione del partito per farlo diventare più moderno e libero, non schiavo delle varie correnti che ne paralizzano l’incidenza politica e sociale. Vogliamo un partito che parli a tutti gli italiani, moderati, non solo all'elettorato di sinistra. La questione non è perché Renzi, il problema è: perché solo Renzi? Perché la maggior parte della classe dirigente del Pd è divisa tra post-comunisti e post-democristiani? Noi vogliamo essere solo democratici.

Cosa vi è mancato maggiormente in questi anni? Credere ad un progetto di partito progressista. Ci rivolgiamo a una politica successiva alla caduta del muro di Berlino, post ideologica. Noi non abbiamo vissuto quelle esperienza. Per il vecchio partito, i giovani dovevano occuparsi solo di tematiche che riguardano i giovani. Noi riteniamo che l'essere giovani significa discutere di come vediamo i mondo. Non abbiamo avuto ascolto, c’è mancata la legittimità. Vogliamo portare avanti battaglie di ampio respiro, come l'impegno per la depenalizzazione delle droghe leggere, ad esempio. Finora abbiamo sentito la mancanza, soprattutto, della voglia di guardare al futuro, di andare oltre la linea del berlusconismo e dei soliti steccati imposti dalla sinistra ortodossa.

Differenze rispetto ai Giovani Democratici? Noi siamo giovani democratici. La maggior parte di noi è tesserato nella giovanile del Pd e per questo motivo sappiamo che è necessario un rinnovamento non solo dell’establishment, ma anche delle idee. La differenza maggiore è nella volontà di fare rete, di lavorare sul territorio. I giovani democratici sono rimasti immobili, impegnandosi solo nelle discussioni e divisioni tra le varie correnti. Spesso sono diventati il modo per qualcuno di avere un incarico politico. Noi siamo realmente post- ideologici. Ci apriamo a temi che loro considerano dei tabù.

Cosa vuol dire essere “di centro sinistra”? Vuol dire riconoscersi nei valori e nei principi del Pd. Rifarsi a principi come l’equità sociale, l’Europa, i diritti civili, il rispetto dell’ambiente, la lotta contro il razzismo, il diritto al lavoro. Creare una società multiculturale e multi solidale, fatta di cittadini e non consumatori. “Centro sinistra” significa guardare ad un progetto progressista, con la massima attenzione verso le piccole imprese ed aziende. Vogliamo provare dei modelli nuovi. Renzi ha avuto il coraggio di guardare agli altri paesi,dovrebbero essere presi come esempio, ma questo non è mai stato fatto per paura dell'opinione pubblica.

Se vi chiedo, parafrasando Moretti, di dire qualcosa di sinistra, come rispondete? Soprattutto, però, cos’è la Sinistra? La sinistra è guardare alle reali necessità degli ultimi, che in Italia aumentano. Il ceto medio, infatti, sta scomparendo. Noi vogliamo pari dignità e opportunità per tutti. La sinistra, per noi, è l’opportunità di rendere meno invasivo ed ingiusto il sistema capitalista.

Riferimenti culturali? L’Italia ha avuto un unico liberale, Piero Gobetti. In lui si racchiudono quell’antifascismo e quell’idea di sinistra moderna che non sono mai diventate realtà in questo paese. In generale, ci rifacciamo alla dottrina del riformismo liberale. Modelli che, pur non essendo italiani, rappresentano per noi un punto di forza sono: Tony Blair, Kennedy, Martin Luther King e Nelson Mandela.

Cos’è per voi l’Unione Europea? Albert Camus diceva: “la civiltà europea è in primo luogo una civiltà pluralista”. Le generazioni precedenti hanno posto le basi dell’Unione Europea, le nostre e quelle future dovranno realizzare la sua unità politica. Il sogno è vedere un giorno la nascita degli Stati Uniti d’Europa. In questo momento l’UE non è un esperienza positiva. Per ora è solo un’ agglomerato di Stati, uniti in senso economico, vogliamo unirli in senso culturale.

Posizione sulla Siria? Assad per noi è un criminale. Noi siamo solitamente filo-americani, però, l’uso di armi chimiche deve essere accertato. Serve cautela, in questo momento, anche perché si rischia di consegnare il paese in mano ai ribelli, di matrice fondamentalista islamica. In più non facilitano la situazione delicata sia la Cina che la Russia, le quali coprono Assad solo per interessi economici e geopolitici. Al momento, forse, è necessario temporeggiare.

Come considerate la politica Regionale e Nazionale, con particolare riferimento alle larghe intese? Nazionale:le larghe intese non hanno portato ai risultati sperati. Subiamo un continuo ricatto da parte del Pdl, gli elettori hanno la sensazione che il governo non li rappresenta. In linea di principio siamo contrari alle larghe intese che sono il frutto di sconfitte politiche. Non le condividiamo, ma sappiamo che fino ad oggi sono state una necessità per l’Italia. Il paese, infatti, ha bisogno di un governo. L’alternativa sarebbe stata l’alleanza con Grillo? Regionale: Crocetta all'inizio ci ha rappresentato abbastanza bene. Ultimamente ci sono tante cose da rivedere. I siciliani hanno bisogno di altro. Ad esempio di un piano regionale del lavoro per dare respiro soprattutto a città come Messina che da questo punto di vista soffrono ormai da anni un handicap cronico.

La politica locale? A livello locale, abbiamo accolto con favore la vittoria di Accorinti, espressione di una città che nonostante le grandi coalizioni ha scelto di votare qualcosa di nuovo. Si sta indubbiamente impegnando. Grande voglia di fare, avrà altrettante capacità di amministrare? Speriamo di si, altrimenti è un problema, perché viviamo in una città che passa il suo periodo peggiore.

3 commenti

  1. bla bla

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  2. paolo saglimbeni 12 Settembre 2013 15:34

    Complimenti. La vostra preparazione, ma non smettete mai di avere la predispozizione ad imparare e a curiosare, lascia ben sperare in un mondo in cui la cultura politica è sempre più carente e si alimenta un mediocre dilettantismo

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  3. Solo belle parole per convincere che siete in buona , i fatti però credo siano diversi. Oggi fare politica significa cercare una strada breve per garantirsi uno stipendio e contributi vari, chi vive in politica mangia a otto mani non a due. Come si fa ancora a dire sono di destra o sinistra, tutti sono uguali poichè non esisste più l’ideologia esiste il profitto e basta, dunque non state a blaterare schiocchezze e andare a cercarvi un buon lavoro nei campi, la zappa e la vanga sono li che vi aspettano.

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