Fatture false e peculato. Sequestrati 4 milioni ad ex vertici Tirrenoambiente - Tempostretto

Fatture false e peculato. Sequestrati 4 milioni ad ex vertici Tirrenoambiente

Fatture false e peculato. Sequestrati 4 milioni ad ex vertici Tirrenoambiente

mercoledì 05 Dicembre 2018 - 08:20
Fatture false e peculato. Sequestrati 4 milioni ad ex vertici Tirrenoambiente

Sequestro per Francesco Cannuli, Giuseppe Innocenti, Giuseppe Antonioli e Carlo Noto La Diega. Tirrenoambiente ha fatto ricorso, sistematicamente, all’affidamento diretto di lavori, servizi e forniture rivolgendosi o ad aziende che facevano parte della componente privata della società o ad imprese comunque compiacenti, le quali hanno provveduto ad emettere fatture per operazioni inesistenti

MESSINA – Dal 2011 al 2013 le casse di Tirrenoambiente sono state svuotate mediante un complesso sistema di false fatturazioni. Parte del denaro illecitamente fuoriuscito è rientrato nelle tasche degli ex vertici dell’azienda attraverso società in cui gli stessi rivestivano importanti cariche sociali. Per questo, la Guardia di Finanza di Messina ha sequestrato beni per un valore di oltre 4 milioni, su provvedimento del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina, Simona Finocchiaro, all'ex presidente del Consiglio di amministrazione della società, Francesco Cannuli, agli ex amministratori delegati, Giuseppe Innocenti e Giuseppe Antonioli, e ad un ex membro del Consiglio di amministrazione, Carlo Noto La Diega.

Le indagini sono partite da una verifica fiscale eseguita dalla polizia economico-finanziaria e sono state dirette dalla locale Procura. Le ipotesi di reato sono di emissione/utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e peculato.

Tirrenoambiente è una società per azione a partecipazione pubblica, con capitale misto, in liquidazione, incaricata della gestione della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea.

La verifica fiscale ha mostrato che Tirrenoambiente ha fatto ricorso, sistematicamente, all’affidamento diretto di lavori, servizi e forniture rivolgendosi o ad aziende che facevano parte della componente privata della società (Ederambiente società cooperativa, ora Helix Ambiente Società Cooperativa, con sede a Borgo Vercelli e Gesenu Spa in liquidazione (10%), con sede a Perugia) o ad imprese comunque compiacenti (Osmon Spa in liquidazione, con sede a Novara, Bioener Tirrenoambiente Srl con sede a Messina e Laudinia Srl con sede a Bassano del Grappa (Vicenza)), le quali hanno provveduto ad emettere fatture per operazioni inesistenti per oltre 3 milioni di euro. Tra le operazioni falsamente documentate sono stati rilevati servizi di supervisione e di controllo della gestione o attività di consulenza che non sono risultati comprovati da nessun documento che attesti l’effettuazione dell’incarico, ad esempio: corrispondenza informativa, verbali di sopralluoghi, atti di controllo e verifica, rapporti o relazioni tecniche. Con riferimento poi, ad alcuni servizi di fornitura della discarica è stato accertato l’affidamento diretto da parte della Tirrenoambiente, in violazione delle norme sull’evidenza pubblica e con l’applicazione di percentuali di ricarico sulla fornitura di materiali e la prestazione di servizi fuori da ogni logica commerciale.

Così Tirrenoambiente ha abbattuto i costi di gestione attraverso la contabilizzazione nelle dichiarazioni iva e imposte indirette delle citate fatture e, dall’altro, alle società emittenti di accaparrare illecitamente denaro pubblico.

Le persone denunciate all'Autorità giudiziaria sono 8:

– due rappresentanti legali di Tirrenoambiente, che si sono succeduti nel tempo per il reato di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti;

– sei rappresentanti legali delle società incaricate di svolgere le prestazioni per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Sono state contestate specifiche ipotesi di peculato per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro nei confronti di tre soggetti che hanno ricoperto contemporaneamente la carica di:

– membri del Consiglio di amministrazione della società a partecipazione pubblica da cui hanno distratto somme di denaro;

– rappresentanti legali delle società emittenti le fatture false attraverso le quali sono state distratte le somme.

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