Artisti emergenti: Andrea Speranza, 19 anni, talento e voglia di scommettersi - Tempostretto

Artisti emergenti: Andrea Speranza, 19 anni, talento e voglia di scommettersi

Vittorio Tumeo

Artisti emergenti: Andrea Speranza, 19 anni, talento e voglia di scommettersi

venerdì 12 Ottobre 2018 - 05:12

Le sue prime esposizioni hanno già riscosso successo di critica. Andrea Speranza, in arte "Hope" si sta facendo apprezzare per il suo personalissimo stile

Andrea Speranza, in arte “Hope” , messinese classe ‘99 coltiva da sempre grande passione per l’arte e in particolare per la pittura. Diplomatosi al liceo Maurolico, il giovanissimo artista ha riscosso un apprezzabile successo di critica sin dalle sue prime esposizioni. Due di queste si inseriscono nel circuito di esposizioni del progetto Be Art, nato da un’idea di Silvia Russo, di cui si richiama un’interessante iniziativa del 3 aprile scorso, una mostra realizzata in un appartamento disabitato del centro città, nell’ambito della quale Speranza ha avuto la possibilità, per la prima volta, di esporre i suoi bozzetti. A questo evento ha fatto seguito un secondo appuntamento culturale, stavolta a Mortelle. Di carattere più specifico è stata invece l’ultima esposizione, “Studio Aperto”, allestita a Contemplazione dal pittore Simone Caliò, dove oltre alle tele di Speranza erano presenti anche quelle di Carla Siracusano e le fotografie di Davide Caliò.

Non si è in errore ad affermare che Andrea ha trovato nell’espressione artistica la sua strada. E sul suo talento artistico ha scommesso il suo futuro, decidendo di frequentare la prestigiosa NABA di Milano. Acronimo di Nuova Accademia di Belle Arti, si colloca in vetta alle classifiche degli istituti universitari dell’alta formazione artistica.

Andrea Speranza non si ispira a nessuna corrente artistica o artista specifico del passato e anche del presente; il suo stile è dunque personale Diciamo che si può parlare di “Hope-art”, per coniare una forma di espressione artistica del tutto nuova.

Sia quando viene esercitata en plein air (esperienza che tra l’altro ha svolto nel corso di un evento nella suggestiva cornice di Villa Roberto, Ganzirri), assimilando le vibrazioni atmosferiche del paesaggio, sia nella prossimità emotiva di una riflessione umana, la pittura di Andrea Speranza si presenta come un insieme equilibrato di sollecitazioni, alcune provenienti dalla dimensione personale e altre derivate da fattori esterni. La sensibilità visiva di Speranza si aggiorna ad ogni situazione e subisce gli influssi delle figure che incontra e che costituiscono parte del suo vissuto. Già, perché “il suo forte” sono i ritratti.

Ciò che è comunemente inteso come “ritratto” consiste, come è noto, nella riproduzione delle fattezze di una persona. Tuttavia, l’idea di base non concepisce il ritratto come una fotografia, e ammette la possibilità che la riproduzione non sia meccanicamente fedele alla realtà. Un ritratto integra le sembianze del soggetto con quelli che sono i tratti della sua anima, intercettati dal pittore. Così la magia dei ritratti si esprime proprio in una triangolazione di sguardi, che possono essere sbiechi, indiscreti o clementi, concessi o negati.

La “Hope-art” si fonda su un dialogo serratissimo quanto carico di preziosi contenuti, tra le immagini desunte dal vissuto dell’artista e la sua dimensione psicologica. Al limite tra il surreale e il realissimo, essa si articola secondo una concezione personalissima dello stesso Andrea a proposito del modo di interpretare e contestualizzare i soggetti che lui dipinge. Soggetti evanescenti che al posto del capo presentano le nuvole di un temporale, o mezzi busti i cui indumenti si estinguono in gocce d’acqua sono i tipi più caratteristici di questo linguaggio espressivo quasi metafisico.

È un’arte intelligente, che fa riflettere, stimola l’osservatore all’indagine psicologica e maneggia con assoluta padronanza dei materiali che non sono quasi mai trasferibili sulla tela in maniera totalmente fedele: noi possiamo chiamarle, se vogliamo, per usare le parole di Lucio Battisti, emozioni. Non mancano comunque soggetti di forte legame con la realtà: persone, volti e storie contenute in un viso che “chissà cosa ha dietro”. Gente comune, che si incontra casualmente per la strada e che comunica qualcosa, senza effettivamente proferire parola alcuna.

Così è l’arte di Andrea: ha qualcosa da dire, da comunicare. Non è la rappresentazione sterile e morta di un paesaggio o di una natura, di soggetti che non hanno vita. È l’esatto opposto: i personaggi in questione, non solo hanno, ma sono vita.

La scintilla per una nuova opera, come appunto spiega l’artista stesso, scaturisce sempre da un sentimento di attenzione per una persona reale e per ciò che essa po’ comunicare, pretesto per «rendere visibile l’invisibile» attraverso la pittura.

Dal punto di vista della tecnica, il registro è di carattere differente: si è parlato poc’anzi di bozzetti. Già. Perché è proprio attraverso il disegno che Speranza si è avvicinato poi al mondo della pittura; per quanto concerne quest’ultima, la tecnica prevalentemente usata fa riferimento ai colori ad olio, che Andrea utilizza in maniera analoga, ma non ripetitiva, nella maggior parte dei suoi quadri. I ritratti sono il suo forte, si è detto, e rappresentano, si può dire, la sua cifra stilistica.

I protagonisti di questa carrellata di “fotografie” di umanità sembrano focalizzarsi su un pensiero univoco. Come legati tra loro da un comune filo conduttore, sono tutti assorti in espressioni di riflessione e analisi. La banale quanto azzeccata interrogazione personale: “chissà cosa gli starà passando per la testa…” nasce spontanea dinanzi alla visione del soggetto ritratto. Ma l’artista, con il suo personalissimo tocco, risponde alla domanda che si pone colui che in quel momento sta osservando il quadro e lo fa apponendo minute didascalie a fianco del soggetto ritratto, una novità importante, soprattutto in considerazione del fatto che esse derivano direttamente da ciò che attiene alla dimensione emozionale e introspettiva in relazione alle impressioni che il ritratto stesso suggerisce: “Sarà la nostalgia”, “…Perché punto alle stelle, che i lampioni non bastano!…”, “…Tornerò” o “Bon voyage”, per richiamarne alcune.

Osservare un dipinto di Andrea Speranza è ogni volta un’esperienza unica e sorprendente e a questo stupore concorrono anche due dettagli apparentemente marginali e trascurabili, ma invero importanti: le dimensioni della tela e la potenza cromatica.

In conclusione, proprio come, rifacendoci a Pirandello, noi siamo uno, nessuno e centomila, nessuno e tanti sono i messaggi che l’artista intende comunicare. Ma come dalla sua creatività nascono spontanei più soggetti, ciascuno dei quali è foriero di un messaggio unico e personale, ogni suo quadro può essere inteso e interpretato diversamente da osservatore a osservatore. Possono dunque rappresentare qualunque emozione e anche, contestualmente, ciò che invero il soggetto vuol lasciare immaginare.

Vittorio Tumeo

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